Tutti contro Panzeri Tarabella e Kaili: “Si compra la libertà”

Tanti nemici, tanto onore. Eppure, fino a qualche mese fa, i litiganti erano tutti amici. A finire nell’occhio del ciclone come nemico numero uno, è Antonio Panzeri, l’ex eurodeputato del Pd poi Articolo 1 indagato nell’inchiesta Qatargate dell’europarlamento. Ora Panzeri è accerchiato: la sua colpa? Aver chiuso l’accordo di collaborazione con la procura belga e aver iniziato a parlare del sistema di mazzette che lo vede coinvolto insieme ai suoi ex “amici”. Marc Tarabella lo accusa di tradimento, Eva Kaili di “comprarsi il futuro”, la Human Rights Foundation di rivolere indietro il denaro, mentre Cozzolino si allontana e si dice pronto a parlare. Panzeri, attualmente, avrebbe altre cose a cui pensare: la figlia, arrestata su mandato di arresto europeo nell’inchiesta Qatargate, ha fatto ricorso, depositato in queste ore in Cassazione, per impedire la propria consegna alle autorità del Belgio dopo la decisione della corte d’appello dello scorso lunedì; e la moglie dell’ex eurodeputato, che comparirà davanti alla Suprema Corte il prossimo 31 gennaio. Tuttavia, Panzeri ora deve cominciare a difendersi: non solo con gli inquirenti – a cui ha raccontato di non essere lui “la mente del Qatargate” – ma anche con i suoi avversari che lanciano colpi a destra e manca. A scoccare la freccia è l’avvocato del collega Tarabella, Maxim Töller, che smentisce la ricostruzione di Panzeri “figlia di un patteggiamento con la procura belga” e difende a spada tratta la posizione del suo cliente. Panzeri “è assolutamente falso. Parla per negoziare una pena minore” dice il legale, a conferma della riduzione della pena per l’indagato. Contro Panzeri interviene anche direttamente Tarabella, che deluso dichiara “lo apprezzo per il suo carisma politico”. Altro attacco, arriva dall’ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, o meglio, sai suoi legali, visto che la deputata greca si trova attualmente in carcere sempre accusata di corruzione all’interno dell’inchiesta Qatargate. “Il signor Panzeri si sta comprando un futuro. Va bene e da avvocato lo capisco perfettamente. Lui ora sa quando finirà il suo periodo di detenzione, sa chi sono le persone che ha deciso di proteggere, probabilmente in primis la sua famiglia”. Ha detto l’avvocato André Risopoulos al termine dell’udienza di riesame della custodia cautelare. In quella sede poi, gli stessi difensori di Kaili non hanno perso l’occasione per riconfermare l’innocenza dell’imputata sottolineando come “non ha avuto alcuna collaborazione con Pier Antonio Panzeri”. Di seguito, a far sentire la propria voce, anche il capo della Human Rights Foundation Thor Halvorssen. L’organizzazione americana, finita nelle carte dello scandalo che ha coinvolto l’istituzione europea torna dietro Panzeri e chiede indietro il denaro finito tra le mazzette. “Pagavamo la Ong di Panzeri, ora vogliamo i soldi indietro” ha detto il numero uno di HRF, sottolineando anche di aver pagato “150mila euro per un evento al Parlamento Ue e 3mila euro al mese alla figlia di Panzeri” e anche di non avere “legami con il Qatar”. Il cerchio dei nemici si chiude con Andrea Cozzolino, l’eurodeputato eletto nel Pd ma recentemente autosospeso dal gruppo S&D dopo le accuse di coinvolgimento arrivate proprio dalle dichiarazioni di Panzeri. Cozzolino, di risposta, si era autosospeso dal gruppo e aveva espresso la volontà di essere ascoltato. E così sarà. Il prossimo martedì alle ore 9.30, sarà interrogato dalla commissione Affari giuridici del Parlamento europeo, in una audizione a Bruxelles a porte chiuse, nel quadro della richiesta della magistratura inquirente belga di revoca della sua immunità parlamentare. Ma Cozzolino sarà nella capitale belga già lunedì pomeriggio, quando si svolgeranno, sempre a porte chiuse, le prime discussioni nella commissione giuridica sulla richiesta di revoca dell’immunità. Per lui l’appuntamento è fissato alle ore 17.50, mentre per il collega Marc Tarabella – che invece non ha richiesto l’audizione – l’incontro sarà poco dopo, alle 18.10.
Tanti nemici, tanto onore. Eppure, fino a qualche mese fa, i litiganti erano tutti amici. A finire nell’occhio del ciclone come nemico numero uno, è Antonio Panzeri, l’ex eurodeputato del Pd poi Articolo 1 indagato nell’inchiesta Qatargate dell’europarlamento. Ora Panzeri è accerchiato: la sua colpa? Aver chiuso l’accordo di collaborazione con la procura belga e aver iniziato a parlare del sistema di mazzette che lo vede coinvolto insieme ai suoi ex “amici”. Marc Tarabella lo accusa di tradimento, Eva Kaili di “comprarsi il futuro”, la Human Rights Foundation di rivolere indietro il denaro, mentre Cozzolino si allontana e si dice pronto a parlare. Panzeri, attualmente, avrebbe altre cose a cui pensare: la figlia, arrestata su mandato di arresto europeo nell’inchiesta Qatargate, ha fatto ricorso, depositato in queste ore in Cassazione, per impedire la propria consegna alle autorità del Belgio dopo la decisione della corte d’appello dello scorso lunedì; e la moglie dell’ex eurodeputato, che comparirà davanti alla Suprema Corte il prossimo 31 gennaio. Tuttavia, Panzeri ora deve cominciare a difendersi: non solo con gli inquirenti – a cui ha raccontato di non essere lui “la mente del Qatargate” – ma anche con i suoi avversari che lanciano colpi a destra e manca. A scoccare la freccia è l’avvocato del collega Tarabella, Maxim Töller, che smentisce la ricostruzione di Panzeri “figlia di un patteggiamento con la procura belga” e difende a spada tratta la posizione del suo cliente. Panzeri “è assolutamente falso. Parla per negoziare una pena minore” dice il legale, a conferma della riduzione della pena per l’indagato. Contro Panzeri interviene anche direttamente Tarabella, che deluso dichiara “lo apprezzo per il suo carisma politico”. Altro attacco, arriva dall’ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, o meglio, sai suoi legali, visto che la deputata greca si trova attualmente in carcere sempre accusata di corruzione all’interno dell’inchiesta Qatargate. “Il signor Panzeri si sta comprando un futuro. Va bene e da avvocato lo capisco perfettamente. Lui ora sa quando finirà il suo periodo di detenzione, sa chi sono le persone che ha deciso di proteggere, probabilmente in primis la sua famiglia”. Ha detto l’avvocato André Risopoulos al termine dell’udienza di riesame della custodia cautelare. In quella sede poi, gli stessi difensori di Kaili non hanno perso l’occasione per riconfermare l’innocenza dell’imputata sottolineando come “non ha avuto alcuna collaborazione con Pier Antonio Panzeri”. Di seguito, a far sentire la propria voce, anche il capo della Human Rights Foundation Thor Halvorssen. L’organizzazione americana, finita nelle carte dello scandalo che ha coinvolto l’istituzione europea torna dietro Panzeri e chiede indietro il denaro finito tra le mazzette. “Pagavamo la Ong di Panzeri, ora vogliamo i soldi indietro” ha detto il numero uno di HRF, sottolineando anche di aver pagato “150mila euro per un evento al Parlamento Ue e 3mila euro al mese alla figlia di Panzeri” e anche di non avere “legami con il Qatar”. Il cerchio dei nemici si chiude con Andrea Cozzolino, l’eurodeputato eletto nel Pd ma recentemente autosospeso dal gruppo S&D dopo le accuse di coinvolgimento arrivate proprio dalle dichiarazioni di Panzeri. Cozzolino, di risposta, si era autosospeso dal gruppo e aveva espresso la volontà di essere ascoltato. E così sarà. Il prossimo martedì alle ore 9.30, sarà interrogato dalla commissione Affari giuridici del Parlamento europeo, in una audizione a Bruxelles a porte chiuse, nel quadro della richiesta della magistratura inquirente belga di revoca della sua immunità parlamentare. Ma Cozzolino sarà nella capitale belga già lunedì pomeriggio, quando si svolgeranno, sempre a porte chiuse, le prime discussioni nella commissione giuridica sulla richiesta di revoca dell’immunità. Per lui l’appuntamento è fissato alle ore 17.50, mentre per il collega Marc Tarabella – che invece non ha richiesto l’audizione – l’incontro sarà poco dopo, alle 18.10.
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