TUTTI GLI UOMINI DEL CSM

Tra una settimana le Camere riunite dovrebbero votare i dieci componenti laici del Consiglio superiore della magistratura. L’appuntamento è martedì 17 gennaio. Dopo due fumate nere il 27 settembre, perché si erano appena celebrate le elezioni vinte dalla coalizione guidata da Giorgia Meloni, e il 13 dicembre, perché l’attenzione dei rappresentanti del popolo era rivolta alla stesura della Legge di bilancio poi votata in extremis, i due rami del legislativo dovrebbero sbrigare la complessa pratica. Serve però la maggioranza qualificata dei tre quinti. Se questo avvenisse, analizza qualche osservatore, vorrebbe dire che la maggioranza di governo, allargata a un pezzo dell’opposizione, sarebbe cosa fatta. I rumors parlamentari di ieri pomeriggio , fin qui respinti da Calenda e Renzi, raccontano di prove tecniche di accordo tra la maggioranza di centrodestra e il Terzo polo per tagliare fuori i candidati del Pd e del M5S. La distribuzione originaria dovrebbe prevedere 7 candidati laici in quota centrodestra e uno ciascuno per Pd, M5S e Terzo polo. Ma Renzi è al lavoro per un accordo che spiazzerebbe soprattutto i piddini che punterebbero a due membri. Ma si sa che chi troppo vuole. Anche se poi non è detto che il futuro vicepresidente, visto che il presidente per diritto costituzionale è il Capo dello Stato, sia espressione della maggioranza politica. Il 27 settembre 2018 il deputato Pd, David Ermini, di osservanza renziana e all’opposizione, venne eletto grazie ai voti determinanti dei rappresentanti dei magistrati. Tanto che l’allora ministro gialloverde della Giustizia, Alfonso Bonafede, incavolato nero perché il candidato grillino Alberto Maria Benedetti, nonostante il patto con l’allora alleato Matteo Salvini era stato sconfitto, scoprendo l’acqua calda attaccò: “Prendo atto che dentro il Csm c’è una parte maggioritaria di toghe che ha deciso di fare politica”.

AUTOCANDIDATURE

Ieri pomeriggio alle 15 erano 163 le autocandidature pervenute alla Camera dei deputati. Sono professori universitari ordinari in materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di attività forense. Il termine per la presentazione delle domande scadrà alle 9 di sabato prossimo. È prevista la proroga fino alle 10 di lunedì 16 gennaio nel caso in cui il genere meno rappresentato – le donne per adesso sono il 24,5% – non raggiunga almeno il 40% dei candidati. Tra i volti più noti ad essersi candidati gli avvocati Gaetano Pecorella (18 novembre), Raffaelle Dalla Valle (3 gennaio) e Luigi Vitali (9 dicembre), già parlamentari di Forza Italia. Vitali è stato anche ex sottosegretario alla Giustizia. Dovrebbero essere in lizza in quota Lega anche due penalisti apprezzati come Franco Urrano, già parlamentare del M5S poi accolto sotto le insegne leghiste, e soprattutto il padovano Fabio Pinelli, il quale è anche docente a contratto all’università veneziana di Cà Foscari, ma collabora anche con quella di Padova, la cui candidatura laica al Csm era sfumata all’ultimo cinque anni fa per i veti politici nonostante in ambito forense sia conosciuto per il proprio equilibrio e la profonda conoscenza delle problematiche giudiziarie.

VICEPRESIDENTE

“Nessuno può garantire la vicepresidenza perché la componente togata è nettamente maggioritaria, 22 su 33 membri, anzi quasi sempre in passato chi è entrato potenzialmente Papa perché sorretto da un partito, nel conclave del parlamento di autogoverno dei magistrati è uscito scornato”, racconta chi di elezioni ne ha viste molte. Così sebbene le voci continuino a indicare nel senatore veneto di lungo corso Pierantonio Zanettin come un autorevole esponente di FI che potrebbe ambire a tornare nel Csm, dopo l’esperienza 2014-2018, e magari a guidarlo, nei fatti le sue quotazioni in serata apparivano in ribasso. Anche perché il diretto interessato a palazzo Madama sta bene e vuole continuare a lavorare per il territorio di cui è espressione. In particolare dopo la diminuzione dei parlamentari. Tra l’altro parlare di “spoils system”, come qualcuno ha avanzato, per il Csm è in parte improprio in considerazione delle modalità di elezione del vicepresidente. E ieri, tra gli ultimi atti, a Palazzo dei Marescialli il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, David Ermini, e il presidente del Consiglio superiore di giustizia della Repubblica armena, Karen Andreasyan, hanno sottoscritto un memorandum per “ favorire l’adozione di misure di cooperazione in materia di riforma del sistema giuridico, così come in tema di selezione, formazione e promozione dei magistrati, organizzazione degli uffici giudiziari, tutela dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura”.
Tra una settimana le Camere riunite dovrebbero votare i dieci componenti laici del Consiglio superiore della magistratura. L’appuntamento è martedì 17 gennaio. Dopo due fumate nere il 27 settembre, perché si erano appena celebrate le elezioni vinte dalla coalizione guidata da Giorgia Meloni, e il 13 dicembre, perché l’attenzione dei rappresentanti del popolo era rivolta alla stesura della Legge di bilancio poi votata in extremis, i due rami del legislativo dovrebbero sbrigare la complessa pratica. Serve però la maggioranza qualificata dei tre quinti. Se questo avvenisse, analizza qualche osservatore, vorrebbe dire che la maggioranza di governo, allargata a un pezzo dell’opposizione, sarebbe cosa fatta. I rumors parlamentari di ieri pomeriggio , fin qui respinti da Calenda e Renzi, raccontano di prove tecniche di accordo tra la maggioranza di centrodestra e il Terzo polo per tagliare fuori i candidati del Pd e del M5S. La distribuzione originaria dovrebbe prevedere 7 candidati laici in quota centrodestra e uno ciascuno per Pd, M5S e Terzo polo. Ma Renzi è al lavoro per un accordo che spiazzerebbe soprattutto i piddini che punterebbero a due membri. Ma si sa che chi troppo vuole. Anche se poi non è detto che il futuro vicepresidente, visto che il presidente per diritto costituzionale è il Capo dello Stato, sia espressione della maggioranza politica. Il 27 settembre 2018 il deputato Pd, David Ermini, di osservanza renziana e all’opposizione, venne eletto grazie ai voti determinanti dei rappresentanti dei magistrati. Tanto che l’allora ministro gialloverde della Giustizia, Alfonso Bonafede, incavolato nero perché il candidato grillino Alberto Maria Benedetti, nonostante il patto con l’allora alleato Matteo Salvini era stato sconfitto, scoprendo l’acqua calda attaccò: “Prendo atto che dentro il Csm c’è una parte maggioritaria di toghe che ha deciso di fare politica”.

AUTOCANDIDATURE

Ieri pomeriggio alle 15 erano 163 le autocandidature pervenute alla Camera dei deputati. Sono professori universitari ordinari in materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di attività forense. Il termine per la presentazione delle domande scadrà alle 9 di sabato prossimo. È prevista la proroga fino alle 10 di lunedì 16 gennaio nel caso in cui il genere meno rappresentato – le donne per adesso sono il 24,5% – non raggiunga almeno il 40% dei candidati. Tra i volti più noti ad essersi candidati gli avvocati Gaetano Pecorella (18 novembre), Raffaelle Dalla Valle (3 gennaio) e Luigi Vitali (9 dicembre), già parlamentari di Forza Italia. Vitali è stato anche ex sottosegretario alla Giustizia. Dovrebbero essere in lizza in quota Lega anche due penalisti apprezzati come Franco Urrano, già parlamentare del M5S poi accolto sotto le insegne leghiste, e soprattutto il padovano Fabio Pinelli, il quale è anche docente a contratto all’università veneziana di Cà Foscari, ma collabora anche con quella di Padova, la cui candidatura laica al Csm era sfumata all’ultimo cinque anni fa per i veti politici nonostante in ambito forense sia conosciuto per il proprio equilibrio e la profonda conoscenza delle problematiche giudiziarie.

VICEPRESIDENTE

“Nessuno può garantire la vicepresidenza perché la componente togata è nettamente maggioritaria, 22 su 33 membri, anzi quasi sempre in passato chi è entrato potenzialmente Papa perché sorretto da un partito, nel conclave del parlamento di autogoverno dei magistrati è uscito scornato”, racconta chi di elezioni ne ha viste molte. Così sebbene le voci continuino a indicare nel senatore veneto di lungo corso Pierantonio Zanettin come un autorevole esponente di FI che potrebbe ambire a tornare nel Csm, dopo l’esperienza 2014-2018, e magari a guidarlo, nei fatti le sue quotazioni in serata apparivano in ribasso. Anche perché il diretto interessato a palazzo Madama sta bene e vuole continuare a lavorare per il territorio di cui è espressione. In particolare dopo la diminuzione dei parlamentari. Tra l’altro parlare di “spoils system”, come qualcuno ha avanzato, per il Csm è in parte improprio in considerazione delle modalità di elezione del vicepresidente. E ieri, tra gli ultimi atti, a Palazzo dei Marescialli il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, David Ermini, e il presidente del Consiglio superiore di giustizia della Repubblica armena, Karen Andreasyan, hanno sottoscritto un memorandum per “ favorire l’adozione di misure di cooperazione in materia di riforma del sistema giuridico, così come in tema di selezione, formazione e promozione dei magistrati, organizzazione degli uffici giudiziari, tutela dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura”.
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