Twitter, la trattativa con Musk è al palo ma lui già pianifica la rivoluzione “open source”

L’amministratore delegato di Tesla, dopo aver annunciato negli scorsi giorni la temporanea sospensione dell’operazione, ha dato la notizia sul social: “L’ufficio legale di Twitter ha appena chiamato per lamentarsi del fatto che ho violato la loro NDA (accordo di riservatezza, ndr) rivelando che la dimensione del campione dei controlli sui bot è di 100!”. Come è già emerso qualche giorno fa, gli account fantasma di Twitter rappresentano uno dei principali crucci del miliardario. Il patron di Space X ha dichiarato di non aver “ancora visto nessuna analisi che dimostri che la società di social media abbia account falsi inferiori al 5%” e che, anzi, i profili falsi “potrebbero essere molto di più” del 20%, che rappresenta “quattro volte” quelli precedentemente indicati. L’”operazione Twitter” sta andando dunque incontro ad una serie di intoppi che inevitabilmente scatenano le congetture degli analisti, spaccati tra chi pensa che la questione degli account bot sia solo un pretesto di Musk per mandare all’aria tutto e tra chi, invece, ritiene che queste perplessità siano solo frutto di una strategia atta a spuntare un pezzo migliore. Dalla notizia della sospensione della trattativa, infatti, i titoli Twitter sono scambiati con uno sconto del 26% rispetto ai 54,20 dollari per azione offerti dall’ideatore di Neuralink. Divincolarsi dall’accordo non avrà certo un costo zero per il tycoon sudafricano: l’intesa coi quadri dirigenziali del social prevede infatti il pagamento di un miliardo di dollari da parte sua in caso di rinuncia. Tuttavia, non è chiaro se ciò valga anche qualora si riuscisse a dimostrare che i numeri forniti da Twitter sugli account fantasma siano falsi. Nel frattempo, l’amministratore delegato di Twitter, Parag Agrwal, si dimostra cautamente ottimista: “Anche se mi aspetto che l’accordo si chiuda dobbiamo prepararci a tutti gli scenari e fare sempre quello che è giusto per Twitter”. Arwal si dice altresì concentrato sul suo lavoro e sulle “decisioni difficili” che questo comporta. Ma se la trattativa è in stallo, lo stesso non vale le vulcaniche idee di Musk sulla sua ipotetica (futura?) gestione del social. Nelle ultime ore ha continuato a dire la sua sull’algoritmo utilizzato da Twitter e sulla necessità di renderlo open source: per il miliardario attualmente gli utenti rischierebbero di essere “manipolati dall’algoritmo”. “Non sto suggerendo che sia qualcosa fatto con malizia” spiega Musk “ma che nel tentare di immaginare cosa volete leggere l’algoritmo possa manipolare o amplificare inavvertitamente il vostro punto di vista senza che voi ve ne rendiate conto”. “Per non parlare dei potenziali bug presenti nel codice” dice ancora il patron di Tesla, concludendo che “l’open source è la strada da percorrere sia in termini di fiducia che di efficacia”.

L’amministratore delegato di Tesla, dopo aver annunciato negli scorsi giorni la temporanea sospensione dell’operazione, ha dato la notizia sul social: “L’ufficio legale di Twitter ha appena chiamato per lamentarsi del fatto che ho violato la loro NDA (accordo di riservatezza, ndr) rivelando che la dimensione del campione dei controlli sui bot è di 100!”. Come è già emerso qualche giorno fa, gli account fantasma di Twitter rappresentano uno dei principali crucci del miliardario. Il patron di Space X ha dichiarato di non aver “ancora visto nessuna analisi che dimostri che la società di social media abbia account falsi inferiori al 5%” e che, anzi, i profili falsi “potrebbero essere molto di più” del 20%, che rappresenta “quattro volte” quelli precedentemente indicati. L’”operazione Twitter” sta andando dunque incontro ad una serie di intoppi che inevitabilmente scatenano le congetture degli analisti, spaccati tra chi pensa che la questione degli account bot sia solo un pretesto di Musk per mandare all’aria tutto e tra chi, invece, ritiene che queste perplessità siano solo frutto di una strategia atta a spuntare un pezzo migliore. Dalla notizia della sospensione della trattativa, infatti, i titoli Twitter sono scambiati con uno sconto del 26% rispetto ai 54,20 dollari per azione offerti dall’ideatore di Neuralink. Divincolarsi dall’accordo non avrà certo un costo zero per il tycoon sudafricano: l’intesa coi quadri dirigenziali del social prevede infatti il pagamento di un miliardo di dollari da parte sua in caso di rinuncia. Tuttavia, non è chiaro se ciò valga anche qualora si riuscisse a dimostrare che i numeri forniti da Twitter sugli account fantasma siano falsi. Nel frattempo, l’amministratore delegato di Twitter, Parag Agrwal, si dimostra cautamente ottimista: “Anche se mi aspetto che l’accordo si chiuda dobbiamo prepararci a tutti gli scenari e fare sempre quello che è giusto per Twitter”. Arwal si dice altresì concentrato sul suo lavoro e sulle “decisioni difficili” che questo comporta. Ma se la trattativa è in stallo, lo stesso non vale le vulcaniche idee di Musk sulla sua ipotetica (futura?) gestione del social. Nelle ultime ore ha continuato a dire la sua sull’algoritmo utilizzato da Twitter e sulla necessità di renderlo open source: per il miliardario attualmente gli utenti rischierebbero di essere “manipolati dall’algoritmo”. “Non sto suggerendo che sia qualcosa fatto con malizia” spiega Musk “ma che nel tentare di immaginare cosa volete leggere l’algoritmo possa manipolare o amplificare inavvertitamente il vostro punto di vista senza che voi ve ne rendiate conto”. “Per non parlare dei potenziali bug presenti nel codice” dice ancora il patron di Tesla, concludendo che “l’open source è la strada da percorrere sia in termini di fiducia che di efficacia”.

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