U Siccu e i suoi fratelli

Spunta (si fa per dire, perché i legami con Cosa Nostra sono antichi) la pista massonica nella vicenda dell’arresto di Matteo Messina Denaro. Il boss dei boss di Cosa Nostra, arrestato lunedì nella clinica La Maddalena di Palermo era in cura da un medico (indagato) massone, che è stato subito sospeso dal Grande Oriente. Ma questo fatto potrebbe non essere un caso isolato. Perché – almeno a detta di chi, come l’ex magistrato Teresa Principato – la massoneria siciliana avrebbe protetto la latitanza di Denaro.
Ex procuratore aggiunto di Palermo, la Principato è sicura che l’ex latitante, ora al 41 bis nel carcere di massima sicurezza de L’Aquila, abbia potuto contare “su una rete di copertura di carattere massonico che lo ha protetto in tutto il mondo”. Perché l’ex magistrato è convinto che Denaro abbia viaggiato molto, anche all’estero, in questi trenta anni di latitanza.
Addirittura, riporta la Principato, che per anni è stata sulle tracce di Denaro – anche all’estero – il boss si sarebbe fatto una loggia tutta sua. “Un collaboratore di giustizia massone ha parlato di una loggia coperta costituita proprio da Messina Denaro che si chiamava ‘La Sicilia’. Ci sono altri esempi di logge coperte, come la ‘Scontrino’, di cui facevano parte persone di ogni livello sociale. Lo stesso si può dire per ‘La Sicilia’. Questi suoi rapporti, ne sono convinta, lo hanno messo al riparo dal pericolo di essere rintracciato”.
Contatti con la massoneria locale li aveva anche Errico Risalvato, l’intestatario del secondo covo scoperto, il bunker con i documenti nella stanza blindata dietro un armadio. Ma d’altronde stiamo parlando di una zona ad alto tasso massonico. I mandamenti di Cosa Nostra controllati da Messina Denaro ricadono nelle province con il più alto numero di logge massoniche riconosciute. Ce ne sono 11 nella provincia di Agrigento e dieci in quella di Trapani, di cui due proprio a Campobello di Mazara, il paesino dove risiedeva – a questo punto forse da anni – il boss. E e una a Castelvetrano, città natale di Denaro e “capitale” del suo feudo. Sono decenni che in queste due province i Messina Denaro dettano legge. E in queste due province ci sono 21 logge massoniche su 98 conosciute in tutta la Sicilia.
Da quel giorno i Messina Denaro dettano legge nelle due province dove sono registrate 22 logge massoniche, su 98 conosciute in tutta la Sicilia. Nel 1986 al termine di una perquisizione in provincia di Trapani vennero trovati documenti riconducibili a una loggia. “Attento, chi tocca questi fili muore”. A dirlo fu l’allora procuratore aggiunto Giovanni Falcone che dopo averli letti avvertì un carabiniere che stava indagando.
Facciamo un salto fino al 2016, quando in un elenco consegnato alla Prefettura di Trapani si contavano circa 500 massoni, sparsi in 19 logge. Nell’elenco figuranvano nomi di politici, amministratori locali, funzionari, banchieri, giornalisti e persino uomini delle forze dell’ordine. Tre anni dopo, nel 2019, proprio a Castelvetrano i carabinieri scoprirono una loggia massonica segreta. In un’operazione denominata in codice “Artemisia”, i militari arrestarono 27 persone per reati contro la pubblica amministrazione, nonché per associazione a delinquere segreta. Tra le persone coinvolte c’erano anche importanti esponenti politici come l’ex deputato regionale di FI Giovanni Lo Sciuto, l’ex sindaco di Castelvetrano Felice Errante e l’ex deputato regionale, sempre di FI, Francesco Cascio. Lo Sciuto, stando alle intercettazioni, al telefono si vantava di essere amico di gioventù di Denaro. Tuttavia Lo Sciuto ha sempre negato di essere un massone. Anche se secondo le indagini ha tentato di mutuare i rituali massonici. Come con la costituzione dell’associazione Malophoros. Ma soprattutto, nel decreto di confisca del Tribunale di Trapani, Lo Sciuto viene definito “estremamente vicino alla famiglia Messina Denaro” e in passato socio della “Futura Calze srl”, assieme alla sorella e al cognato dell’ex latitante.
Insomma cosche e logge sembrerebbero andare di pari passo in questo feudo della famiglia Messina Denaro. E non da quando il super boss ha iniziato la latitanza. Ma da molto tempo prima.
Spunta (si fa per dire, perché i legami con Cosa Nostra sono antichi) la pista massonica nella vicenda dell’arresto di Matteo Messina Denaro. Il boss dei boss di Cosa Nostra, arrestato lunedì nella clinica La Maddalena di Palermo era in cura da un medico (indagato) massone, che è stato subito sospeso dal Grande Oriente. Ma questo fatto potrebbe non essere un caso isolato. Perché – almeno a detta di chi, come l’ex magistrato Teresa Principato – la massoneria siciliana avrebbe protetto la latitanza di Denaro.
Ex procuratore aggiunto di Palermo, la Principato è sicura che l’ex latitante, ora al 41 bis nel carcere di massima sicurezza de L’Aquila, abbia potuto contare “su una rete di copertura di carattere massonico che lo ha protetto in tutto il mondo”. Perché l’ex magistrato è convinto che Denaro abbia viaggiato molto, anche all’estero, in questi trenta anni di latitanza.
Addirittura, riporta la Principato, che per anni è stata sulle tracce di Denaro – anche all’estero – il boss si sarebbe fatto una loggia tutta sua. “Un collaboratore di giustizia massone ha parlato di una loggia coperta costituita proprio da Messina Denaro che si chiamava ‘La Sicilia’. Ci sono altri esempi di logge coperte, come la ‘Scontrino’, di cui facevano parte persone di ogni livello sociale. Lo stesso si può dire per ‘La Sicilia’. Questi suoi rapporti, ne sono convinta, lo hanno messo al riparo dal pericolo di essere rintracciato”.
Contatti con la massoneria locale li aveva anche Errico Risalvato, l’intestatario del secondo covo scoperto, il bunker con i documenti nella stanza blindata dietro un armadio. Ma d’altronde stiamo parlando di una zona ad alto tasso massonico. I mandamenti di Cosa Nostra controllati da Messina Denaro ricadono nelle province con il più alto numero di logge massoniche riconosciute. Ce ne sono 11 nella provincia di Agrigento e dieci in quella di Trapani, di cui due proprio a Campobello di Mazara, il paesino dove risiedeva – a questo punto forse da anni – il boss. E e una a Castelvetrano, città natale di Denaro e “capitale” del suo feudo. Sono decenni che in queste due province i Messina Denaro dettano legge. E in queste due province ci sono 21 logge massoniche su 98 conosciute in tutta la Sicilia.
Da quel giorno i Messina Denaro dettano legge nelle due province dove sono registrate 22 logge massoniche, su 98 conosciute in tutta la Sicilia. Nel 1986 al termine di una perquisizione in provincia di Trapani vennero trovati documenti riconducibili a una loggia. “Attento, chi tocca questi fili muore”. A dirlo fu l’allora procuratore aggiunto Giovanni Falcone che dopo averli letti avvertì un carabiniere che stava indagando.
Facciamo un salto fino al 2016, quando in un elenco consegnato alla Prefettura di Trapani si contavano circa 500 massoni, sparsi in 19 logge. Nell’elenco figuranvano nomi di politici, amministratori locali, funzionari, banchieri, giornalisti e persino uomini delle forze dell’ordine. Tre anni dopo, nel 2019, proprio a Castelvetrano i carabinieri scoprirono una loggia massonica segreta. In un’operazione denominata in codice “Artemisia”, i militari arrestarono 27 persone per reati contro la pubblica amministrazione, nonché per associazione a delinquere segreta. Tra le persone coinvolte c’erano anche importanti esponenti politici come l’ex deputato regionale di FI Giovanni Lo Sciuto, l’ex sindaco di Castelvetrano Felice Errante e l’ex deputato regionale, sempre di FI, Francesco Cascio. Lo Sciuto, stando alle intercettazioni, al telefono si vantava di essere amico di gioventù di Denaro. Tuttavia Lo Sciuto ha sempre negato di essere un massone. Anche se secondo le indagini ha tentato di mutuare i rituali massonici. Come con la costituzione dell’associazione Malophoros. Ma soprattutto, nel decreto di confisca del Tribunale di Trapani, Lo Sciuto viene definito “estremamente vicino alla famiglia Messina Denaro” e in passato socio della “Futura Calze srl”, assieme alla sorella e al cognato dell’ex latitante.
Insomma cosche e logge sembrerebbero andare di pari passo in questo feudo della famiglia Messina Denaro. E non da quando il super boss ha iniziato la latitanza. Ma da molto tempo prima.
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