Uffici stampa: Il modello di Ivy Lee

Uno dei padri fondatori degli Uffici stampa, Ivy Ledbetter Lee (1877-1934), era un giornalista economico-finanziario che si rese rapidamente conto delle possibilità offerte dall’entrare in servizio delle organizzazioni private che stavano cercando dei “portavoce”. Dopo cinque anni di attività giornalistica, lasciò nel 1903 il modesto posto che occupava al “The World” e passò a una organizzazione chiamata Citizen’s Union, che stava appoggiando la candidatura di Seth Low a sindaco di New York. Da qui entrò nell’Ufficio stampa del Democratic National Committee durante la campagna elettorale del 1904, per poi spiccare il volo per altri incarichi di Ufficio stampa.

Ivy Ledbetter Lee si era reso conto che la politica del silenzio  del segreto aveva fatto fiasco e concluse che, per farsi capire dal pubblico, le aziende avrebbero dovuto “sciogliere i sigilli”, aprirsi al pubblico, comunicare. Soleva ripetere: “Io credo fermamente nell’utilità di comunicare con la gente. Se si riesce a giungere al pubblico, a farsi intendere, a fargli condividere le proprie idee… si potrà facilmente ottenere il favore e l’appoggio di tutti”. Una sua dichiarazione, spedita a tutti i direttori dei giornali, è il “manifesto” dell’addetto ai rapporti stampa. In occasione delle trattative per uno sciopero in alcune miniere di carbone, Ivy Ledbetter Lee, che era stato ingaggiato per tutelare l’immagine di una società del settore, scrisse ai giornali dell’area interessata dalle agitazioni il seguente messaggio: “Questo non è un Ufficio stampa segreto. Tutto il nostro lavoro viene svolto alla luce del sole. Il nostro scopo è di fornire notizie. Questa non è un’agenzia di pubblicità; se avete problemi di questo genere, non sottoponeteli a noi… Se volete particolari su un qualunque argomento di attualità, ditecelo e li avrete in brevissimo tempo e ogni direttore di giornale sarà il benvenuto se vorrà venire a controllare di persona la verità dei fatti…in breve, con tutta onestà e chiarezza, il nostro piano consiste nel dare alla stampa e al pubblico degli Stati Uniti informazioni tempestive e accurate su quanto il pubblico vuole sapere, tenendo presenti gli interessi tanto delle aziende quanto delle pubbliche istituzioni”. Il lavoro dei cronisti fu così semplificato. Sebbene la stampa non fosse stato ammessa nel locale dove si svolgevano le trattative fra aziende e scioperanti, Lee provvide a distribuire comunicati dopo ogni seduta. Nel 1906, Ivy Ledbetter Lee passò alla Pennsylvania Railroad, come assistente del Presidente. Nello stesso anno, accadde un incidente sulla linea ferroviaria gestita dalla società. Con un treno speciale Lee – vinte le resistenze dei dirigenti – portò i giornalisti sul luogo del disastro e fornì loro assistenza tecnica e informativa. Lee chiarì successivamente che il suo lavoro alla Pennsylvania Railroad ebbe lo scopo di “far comprendere l’azienda al pubblico e il pubblico all’azienda”.

 

Mauro de Vincentiis

Uno dei padri fondatori degli Uffici stampa, Ivy Ledbetter Lee (1877-1934), era un giornalista economico-finanziario che si rese rapidamente conto delle possibilità offerte dall’entrare in servizio delle organizzazioni private che stavano cercando dei “portavoce”. Dopo cinque anni di attività giornalistica, lasciò nel 1903 il modesto posto che occupava al “The World” e passò a una organizzazione chiamata Citizen’s Union, che stava appoggiando la candidatura di Seth Low a sindaco di New York. Da qui entrò nell’Ufficio stampa del Democratic National Committee durante la campagna elettorale del 1904, per poi spiccare il volo per altri incarichi di Ufficio stampa.

Ivy Ledbetter Lee si era reso conto che la politica del silenzio  del segreto aveva fatto fiasco e concluse che, per farsi capire dal pubblico, le aziende avrebbero dovuto “sciogliere i sigilli”, aprirsi al pubblico, comunicare. Soleva ripetere: “Io credo fermamente nell’utilità di comunicare con la gente. Se si riesce a giungere al pubblico, a farsi intendere, a fargli condividere le proprie idee… si potrà facilmente ottenere il favore e l’appoggio di tutti”. Una sua dichiarazione, spedita a tutti i direttori dei giornali, è il “manifesto” dell’addetto ai rapporti stampa. In occasione delle trattative per uno sciopero in alcune miniere di carbone, Ivy Ledbetter Lee, che era stato ingaggiato per tutelare l’immagine di una società del settore, scrisse ai giornali dell’area interessata dalle agitazioni il seguente messaggio: “Questo non è un Ufficio stampa segreto. Tutto il nostro lavoro viene svolto alla luce del sole. Il nostro scopo è di fornire notizie. Questa non è un’agenzia di pubblicità; se avete problemi di questo genere, non sottoponeteli a noi… Se volete particolari su un qualunque argomento di attualità, ditecelo e li avrete in brevissimo tempo e ogni direttore di giornale sarà il benvenuto se vorrà venire a controllare di persona la verità dei fatti…in breve, con tutta onestà e chiarezza, il nostro piano consiste nel dare alla stampa e al pubblico degli Stati Uniti informazioni tempestive e accurate su quanto il pubblico vuole sapere, tenendo presenti gli interessi tanto delle aziende quanto delle pubbliche istituzioni”. Il lavoro dei cronisti fu così semplificato. Sebbene la stampa non fosse stato ammessa nel locale dove si svolgevano le trattative fra aziende e scioperanti, Lee provvide a distribuire comunicati dopo ogni seduta. Nel 1906, Ivy Ledbetter Lee passò alla Pennsylvania Railroad, come assistente del Presidente. Nello stesso anno, accadde un incidente sulla linea ferroviaria gestita dalla società. Con un treno speciale Lee – vinte le resistenze dei dirigenti – portò i giornalisti sul luogo del disastro e fornì loro assistenza tecnica e informativa. Lee chiarì successivamente che il suo lavoro alla Pennsylvania Railroad ebbe lo scopo di “far comprendere l’azienda al pubblico e il pubblico all’azienda”.

 

Mauro de Vincentiis

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli