UN FISCO PER L’ESTATE

Sarà una nuova primavera, o quantomeno un’estate diversa, per il fisco . Lo ha promesso il sottosegretario all’Economia Maurizio Leo che ha ribadito come il governo intenda proporre un progetto di riforma che riporti un clima di fiducia tra l’Erario e i cittadini. Che restano e sono sempre più tartassati. Infatti a via XX Settembre hanno di che festeggiare: il Fisco, da gennaio a novembre 2022, ha incassato il 10,1% in più dalle entrate fiscale rispetto all’anno precedente. Si tratta di una somma mostruosa, che si aggira intorno ai 45 miliardi di euro, praticamente una finanziaria intera.
I numeri non lasciano troppo spazio alla fantasia. Le entrate tributarie complessive dello Stato, nei primi undici mesi dell’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle, ammontano a ben 486 miliardi di euro. Rispetto al 2021, nelle casse dell’Erario ci sono addirittura 44,5 miliardi di euro in più. Si tratta di una somma astronomica, specialmente se si pensa che l’intera legge di bilancio varata nelle scorse settimane dal governo Meloni, ha mobilitato risorse per “appena” 35 miliardi. A trainare gli introiti discali è stato il sistema delle imposte indirette, praticamente Iva e accise: gli incassi extra dello Stato ammontano a 20,6 miliardi di euro, in aumento del 10,5% rispetto all’anno prima. Ottima performance anche per le imposte dirette che hanno portato al Fisco ben 23,9 miliardi di euro facendo registrare un’impennata del 9,8%. Clamoroso, poi, l’aumento legato ai giochi di Stato. Lo Stato “biscazziere” incassa ben 2,3 miliardi in più rispetto al 2021, segnando un trend più che lusinghiero pari al +20,3%.
La fine della pausa nella riscossione ha fatto schizzare in alto gli introiti del Fisco a seguito di attività di accertamento e controllo. Con un aumento stimato nel 52,4, lo Stato ha incassato ben 3,7 miliardi di euro. Per capirsi, quasi quanto il governo ha stanziato per il taglio del cuneo fiscale sul lavoro (circa 4 miliardi). L’Erario ha recuperato 2,4 miliardi (in rialzo del 68,8% rispetto al ’21) di imposte dirette e 1,3 (+37,1%) di Iva e accise.
Il gettito da attività di accertamento e controllo ha evidenziato un incremento pari a 3,7 miliardi (+52,4%) di cui: 2,4 miliardi (+68,6%) sono affluiti dalle imposte dirette e 1,3 miliardi (+37,1%) dalle imposte indirette.
Il Mef ha conteggiato che, per il solo mese di novembre, le entrate tributarie sono state pari a 69.737 milioni di euro (+6.074 milioni di euro, +9,5% rispetto allo stesso mese dell’anno 2021). E che le imposte dirette hanno registrato un aumento del gettito di 5.485 milioni di euro (+15,0%) e le imposte indirette un incremento pari a 589 milioni di euro (+2,2%). Questi i numeri di un Paese che impone una pressione fiscale, ai suoi cittadini, superiore (in media) al 42%.
Una situazione da rivedere. E su cui il sottosegretario al Mef Maurizio Leo s’è preso un impegno ben preciso, confermando la volontà del governo di rispettare gli impegni presi in campagna elettorale. “Presenteremo il provvedimento in Cdm in questi primi mesi del 2023 – ha spiegato al Corriere della Sera -. Riequilibrare il rapporto tra fisco e contribuente è la base della nostra riforma fiscale e le misure contenute nella legge di Bilancio sono state orientate a questo obiettivo: instaurare una relazione non più conflittuale, un nuovo e rinnovato rapporto di fiducia tra Stato e contribuente, garantendo la certezza delle norme e permettendo così di semplificare il sistema tributario”.
Sarà una nuova primavera, o quantomeno un’estate diversa, per il fisco . Lo ha promesso il sottosegretario all’Economia Maurizio Leo che ha ribadito come il governo intenda proporre un progetto di riforma che riporti un clima di fiducia tra l’Erario e i cittadini. Che restano e sono sempre più tartassati. Infatti a via XX Settembre hanno di che festeggiare: il Fisco, da gennaio a novembre 2022, ha incassato il 10,1% in più dalle entrate fiscale rispetto all’anno precedente. Si tratta di una somma mostruosa, che si aggira intorno ai 45 miliardi di euro, praticamente una finanziaria intera.
I numeri non lasciano troppo spazio alla fantasia. Le entrate tributarie complessive dello Stato, nei primi undici mesi dell’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle, ammontano a ben 486 miliardi di euro. Rispetto al 2021, nelle casse dell’Erario ci sono addirittura 44,5 miliardi di euro in più. Si tratta di una somma astronomica, specialmente se si pensa che l’intera legge di bilancio varata nelle scorse settimane dal governo Meloni, ha mobilitato risorse per “appena” 35 miliardi. A trainare gli introiti discali è stato il sistema delle imposte indirette, praticamente Iva e accise: gli incassi extra dello Stato ammontano a 20,6 miliardi di euro, in aumento del 10,5% rispetto all’anno prima. Ottima performance anche per le imposte dirette che hanno portato al Fisco ben 23,9 miliardi di euro facendo registrare un’impennata del 9,8%. Clamoroso, poi, l’aumento legato ai giochi di Stato. Lo Stato “biscazziere” incassa ben 2,3 miliardi in più rispetto al 2021, segnando un trend più che lusinghiero pari al +20,3%.
La fine della pausa nella riscossione ha fatto schizzare in alto gli introiti del Fisco a seguito di attività di accertamento e controllo. Con un aumento stimato nel 52,4, lo Stato ha incassato ben 3,7 miliardi di euro. Per capirsi, quasi quanto il governo ha stanziato per il taglio del cuneo fiscale sul lavoro (circa 4 miliardi). L’Erario ha recuperato 2,4 miliardi (in rialzo del 68,8% rispetto al ’21) di imposte dirette e 1,3 (+37,1%) di Iva e accise.
Il gettito da attività di accertamento e controllo ha evidenziato un incremento pari a 3,7 miliardi (+52,4%) di cui: 2,4 miliardi (+68,6%) sono affluiti dalle imposte dirette e 1,3 miliardi (+37,1%) dalle imposte indirette.
Il Mef ha conteggiato che, per il solo mese di novembre, le entrate tributarie sono state pari a 69.737 milioni di euro (+6.074 milioni di euro, +9,5% rispetto allo stesso mese dell’anno 2021). E che le imposte dirette hanno registrato un aumento del gettito di 5.485 milioni di euro (+15,0%) e le imposte indirette un incremento pari a 589 milioni di euro (+2,2%). Questi i numeri di un Paese che impone una pressione fiscale, ai suoi cittadini, superiore (in media) al 42%.
Una situazione da rivedere. E su cui il sottosegretario al Mef Maurizio Leo s’è preso un impegno ben preciso, confermando la volontà del governo di rispettare gli impegni presi in campagna elettorale. “Presenteremo il provvedimento in Cdm in questi primi mesi del 2023 – ha spiegato al Corriere della Sera -. Riequilibrare il rapporto tra fisco e contribuente è la base della nostra riforma fiscale e le misure contenute nella legge di Bilancio sono state orientate a questo obiettivo: instaurare una relazione non più conflittuale, un nuovo e rinnovato rapporto di fiducia tra Stato e contribuente, garantendo la certezza delle norme e permettendo così di semplificare il sistema tributario”.
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