Un mega affare solo per l’emiro Il grande business da 4,5 miliardi

di Stefano Battistelli

“La scelta del Qatar è stata un errore”. Parole e musica, anche se a scoppio ritardato, di Joseph Blatter, ex presidente Fifa, che, nel 2010, è stato il kingmaker della vittoria qatariota sulla candidatura statunitense. In gioco c’era l’assegnazione del Mondiale di calcio 2022. Un verdetto incredibile, che, ancora oggi, fa arrossire chi costruì, ma soprattutto appoggiò quella “sceneggiatura” (compresi i voti che arrivarono, a sorpresa, dai delegati europei).
Tra le due proposte c’era un vero e proprio abisso, ma alla fine il progetto a stelle e strisce cadde sotto i colpi dei petrodollari qatarioti. All’epoca la scelta di giocare, per la prima volta in Medio Oriente, apparve una trovata geniale dell’ex numero uno del calcio mondiale, ma, cinque anni più tardi, le inchieste sulla presunta corruzione, all’interno del organismo internazionale, hanno travolto lo stesso Blatter e chi l’aveva sostenuto fino ad allora.
A dodici anni da quell’assegnazione (il Qatar vinse sugli Usa con 14 voti a 8) l’ormai stanco ex dirigente svizzero ha ammesso di aver profondamente sbagliato. Troppo tardi, però, per correre ai ripari, perché il Qatar, forte dell’impatto economico del suo soft power, tra pochi giorni (dal prossimo 20 novembre), si presenterà, come se nulla sia successo, ai nastri di partenza della 22a edizione della Fifa World Cup.

Lacrime di coccodrillo

Sempre in una recente intervista Blatter ha confermato di aver ricevuto forti pressioni da parte di Michel Platini (all’epoca presidente dell’Uefa), a sua volta sotto l’influenza politica dell’allora presidente francese Nicolas Sarkozy, schieratosi totalmente a favore del Qatar.
“Sei mesi dopo” ha sottolineato Blatter “il Governo del Qatar ha acquistato dalla Francia aerei da caccia per oltre 14,6 miliardi di dollari”. Di fronte a simili interessi in gioco gli Stati Uniti, nel 2010, non potevano avere alcuna chance di vittoria.

Business record

Il business dell’evento è stimato in 4,53 miliardi di euro. La fetta più ricca di questa “torta” è legata a filo doppio ai diritti tv (2,56 miliardi), subito dietro troviamo le sponsorizzazioni e i ricavi commerciali (1,28 miliardi), la biglietteria (652 milioni) e il merchandising (oltre 100 milioni). Sono attesi in Qatar più di 1,7 milioni di turisti/appassionati di calcio (a livello televisivo, invece, l’audience globale supererà i 3,3 miliardi di contatti tv).
Un record storico per il piccolo Stato della penisola araba, che, in meno di 10 anni, è passato, tra l’altro, da 700 mila a 2,92 milioni di abitanti.

Il sogno “Qatar Vision 2030”

L’idea di ospitare il Mondiale di calcio del 2022 nasce in concomitanza con il lancio di “Qatar Vision 2030”, un maxi piano di investimenti finalizzati a trasformare lo Stato arabo in una nazione moderna, tecnologicamente avanzata e con infrastrutture di alto profilo. La Coppa del Mondo ha attratto investimenti, che, difficilmente, sarebbero stati spesi per un progetto di stampo più tradizionale. Da qui un piano monstre di spese, dedicate esclusivamente al progetto Qatar 2022, pari a 250 miliardi di euro. Solo la parte relativa agli stadi (8 in 5 città diverse), sedi delle gare, ha generato un budget di circa 9 miliardi di euro, ma gli investimenti pubblici più importanti hanno interessato il settore aeroportuale (40 miliardi) e la costruzione di strade e autostrade (28 miliardi di euro).

Sponsor e dintorni…

Da sempre un evento come il Mondiale di calcio basa le proprie fondamenta su due pilastri: ricavi da diritti tv e sponsor di profilo internazionale. Tra le ragioni che hanno portato la Fifa ad assegnare l’organizzazione della manifestazione al Qatar, vi è sicuramente la potenza economica della monarchia che governa lo Stato arabo.
Anche la “geografia” marketing del calcio mondiale è totalmente cambiata negli ultimi anni. Sono sette, attualmente, i “Fifa partners”: Adidas, Hyundai/KIA, Wanda, Coca-Cola, Visa, Qatar airways e Qatar Energy. Non è un caso la presenza di due importanti partner “domestici”.
Qatar airways si è legata a Fifa nel 2017; Qatar Energy, invece, ha debuttato nel 2021, con la sponsorizzazione della Fifa Arab Cup, prima di firmare anche la 22a edizione della Coppa del Mondo.
Questi contratti, tra l’altro, concorrono a generare il montepremi destinato alle 32 squadre nazionali iscritte alla kermesse. Un tesoretto del valore di 430 milioni di euro (di cui 38 milioni solo per la squadra vincitrice del torneo). Proprio per questa ragione, anche questa squisitamente economica, Qatar 2022 sarà ricordata come l’edizione più ricca di sempre nella storia del calcio moderno.

di Stefano Battistelli

“La scelta del Qatar è stata un errore”. Parole e musica, anche se a scoppio ritardato, di Joseph Blatter, ex presidente Fifa, che, nel 2010, è stato il kingmaker della vittoria qatariota sulla candidatura statunitense. In gioco c’era l’assegnazione del Mondiale di calcio 2022. Un verdetto incredibile, che, ancora oggi, fa arrossire chi costruì, ma soprattutto appoggiò quella “sceneggiatura” (compresi i voti che arrivarono, a sorpresa, dai delegati europei).
Tra le due proposte c’era un vero e proprio abisso, ma alla fine il progetto a stelle e strisce cadde sotto i colpi dei petrodollari qatarioti. All’epoca la scelta di giocare, per la prima volta in Medio Oriente, apparve una trovata geniale dell’ex numero uno del calcio mondiale, ma, cinque anni più tardi, le inchieste sulla presunta corruzione, all’interno del organismo internazionale, hanno travolto lo stesso Blatter e chi l’aveva sostenuto fino ad allora.
A dodici anni da quell’assegnazione (il Qatar vinse sugli Usa con 14 voti a 8) l’ormai stanco ex dirigente svizzero ha ammesso di aver profondamente sbagliato. Troppo tardi, però, per correre ai ripari, perché il Qatar, forte dell’impatto economico del suo soft power, tra pochi giorni (dal prossimo 20 novembre), si presenterà, come se nulla sia successo, ai nastri di partenza della 22a edizione della Fifa World Cup.

Lacrime di coccodrillo

Sempre in una recente intervista Blatter ha confermato di aver ricevuto forti pressioni da parte di Michel Platini (all’epoca presidente dell’Uefa), a sua volta sotto l’influenza politica dell’allora presidente francese Nicolas Sarkozy, schieratosi totalmente a favore del Qatar.
“Sei mesi dopo” ha sottolineato Blatter “il Governo del Qatar ha acquistato dalla Francia aerei da caccia per oltre 14,6 miliardi di dollari”. Di fronte a simili interessi in gioco gli Stati Uniti, nel 2010, non potevano avere alcuna chance di vittoria.

Business record

Il business dell’evento è stimato in 4,53 miliardi di euro. La fetta più ricca di questa “torta” è legata a filo doppio ai diritti tv (2,56 miliardi), subito dietro troviamo le sponsorizzazioni e i ricavi commerciali (1,28 miliardi), la biglietteria (652 milioni) e il merchandising (oltre 100 milioni). Sono attesi in Qatar più di 1,7 milioni di turisti/appassionati di calcio (a livello televisivo, invece, l’audience globale supererà i 3,3 miliardi di contatti tv).
Un record storico per il piccolo Stato della penisola araba, che, in meno di 10 anni, è passato, tra l’altro, da 700 mila a 2,92 milioni di abitanti.

Il sogno “Qatar Vision 2030”

L’idea di ospitare il Mondiale di calcio del 2022 nasce in concomitanza con il lancio di “Qatar Vision 2030”, un maxi piano di investimenti finalizzati a trasformare lo Stato arabo in una nazione moderna, tecnologicamente avanzata e con infrastrutture di alto profilo. La Coppa del Mondo ha attratto investimenti, che, difficilmente, sarebbero stati spesi per un progetto di stampo più tradizionale. Da qui un piano monstre di spese, dedicate esclusivamente al progetto Qatar 2022, pari a 250 miliardi di euro. Solo la parte relativa agli stadi (8 in 5 città diverse), sedi delle gare, ha generato un budget di circa 9 miliardi di euro, ma gli investimenti pubblici più importanti hanno interessato il settore aeroportuale (40 miliardi) e la costruzione di strade e autostrade (28 miliardi di euro).

Sponsor e dintorni…

Da sempre un evento come il Mondiale di calcio basa le proprie fondamenta su due pilastri: ricavi da diritti tv e sponsor di profilo internazionale. Tra le ragioni che hanno portato la Fifa ad assegnare l’organizzazione della manifestazione al Qatar, vi è sicuramente la potenza economica della monarchia che governa lo Stato arabo.
Anche la “geografia” marketing del calcio mondiale è totalmente cambiata negli ultimi anni. Sono sette, attualmente, i “Fifa partners”: Adidas, Hyundai/KIA, Wanda, Coca-Cola, Visa, Qatar airways e Qatar Energy. Non è un caso la presenza di due importanti partner “domestici”.
Qatar airways si è legata a Fifa nel 2017; Qatar Energy, invece, ha debuttato nel 2021, con la sponsorizzazione della Fifa Arab Cup, prima di firmare anche la 22a edizione della Coppa del Mondo.
Questi contratti, tra l’altro, concorrono a generare il montepremi destinato alle 32 squadre nazionali iscritte alla kermesse. Un tesoretto del valore di 430 milioni di euro (di cui 38 milioni solo per la squadra vincitrice del torneo). Proprio per questa ragione, anche questa squisitamente economica, Qatar 2022 sarà ricordata come l’edizione più ricca di sempre nella storia del calcio moderno.

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