Un pellegrino chiamato Georg

 

Divenuto attualissimo il rapporto tra i due Papi. Infatti tutto è ripartito già il giorno del funerale del Papa Emerito, dove il suo fedelissimo segretario, Padre Gänswein, dopo essersi inchinato sulla bara in segno di devozione per Ratzinger, sembrerebbe successivamente si sia lasciato andare a delle esternazioni che potrebbero non essere state gradite al Pontefice. Infatti, il Santo Padre Francesco, nelle sue ultime uscite, sembra quasi aver cercato di rispondere a tali affermazioni con dichiarazioni del tipo: “il chiacchiericcio letale” oppure di non dar seguito alle “false notizie”, volte a destabilizzare la Chiesa. È indiscutibile quindi che si riferisse in qualche modo alle interviste e alle notizie trapelate dal libro di Padre George, in uscita il prossimo 12 gennaio dal titolo “Nient’altro che la verità” in cui il prelato tedesco racconta il suo percorso e quindi la sua vita al fianco di Benedetto XVI. Basti ricordare alcune presunte incomprensioni, o meglio l’annosa vicenda del gennaio 2020, in merito alla nota questione del “celibato sacerdotale” di cui si parlava nel libro del Cardinale Robert Sarah e che conteneva un contributo del Papa emerito, proprio in concomitanza del sinodo dell’Amazzonia. Successivamente a tale accadimento, Papa Francesco chiese a Padre George, dopo avergli negato l’appartamento nel Palazzo Apostolico, di occuparsi di Benedetto e quindi gli disse: “Lei rimane prefetto, ma da domani non torni al lavoro”. Quando tale fatto fu riportato al Papa emerito quest’ultimo affermò che forse Papa Francesco non si fidasse più di lui. E ancora, come non citare la dichiarazione dell’arcivescovo tedesco dove afferma che il Papa emerito provò dolore nel sapere che l’attuale Pontefice ribaltò la previsione da lui posta in essere che consentiva di officiare la messa in latino. Tali rilevazioni hanno imbarazzato, se non addirittura infastidito, anche la curia, la quale si è celata dietro un diplomatico e opportuno silenzio. Alla fine ieri vi è stato l’importante e anchee atteso confronto, visti gli sviluppi della vicenda, tra Papa Francesco e monsignor Georg Gänswein. L’attuale prefetto è stato ricevuto ieri da Papa Francesco prima della classica udienza di inizio anno, prevista per il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Sicuramente tale evento si può considerare fondamentale per il futuro ruolo al servizio della Chiesa che avrà l’ex braccio destro di Benedetto XVI. Quindi dopo le interviste e il libro sopracitato si è visto necessario l’incontro tra le due personalità, dove probabilmente il Papa sicuramente cercava delle risposte, o perlomeno delle spiegazioni, su quanto divulgato nei giorni scorsi. Così presumibilmente si sarà parlato del futuro di Padre Georg ora che l’unico incarico al quale Bergoglio lo aveva destinato tre anni orsono è terminato con la morte di Benedetto XVI. Infatti, immediatamente subito dopo la morte del Papa emerito, a prescindere dalle dichiarazioni conseguenti, e dalle significative anticipazioni del libro, nei palazzi vaticani si vociferava di un futuro lontano da Roma per Gänswein, probabilmente come nunzio apostolico. Più difficile il rientro nella sua patria, in Germania, in quanto gli alti prelati tedeschi rappresentano, di sovente, vedute e carismi diversi rispetto al Papa emerito Ratzinger. Quale sarà, quindi, il futuro di monsignor Gänswein? Ma, soprattutto, le tensioni scaturite da tali dichiarazioni verranno sanate oppure rappresenteranno l’anticamera di una profonda spaccatura, prodromica ad uno scisma? Che ci siano, in seno alla Chiesa cattolica, due opposte fazioni che vedono contrapporre ad un’ala più conservatrice un’altra sicuramente maggiormente progressista è cosa nota già prima della fine del Concilio Vaticano II. Anche se i due Papi sono stati spesso immortalati in atteggiamenti fraterni e di comunione tra loro, non è detto che i seguaci di uno piuttosto che dell’altro, all’interno del Collegio cardinalizio, permangano in un atteggiamento attendista. Prima o poi le annose questioni usciranno allo scoperto. Solo allora vedremo se si arriverà ad uno scisma oppure se la Chiesa, pellegrina sulla terra continuerà, nella unità, la bimillenaria opera di evangelizzazione.

 

Divenuto attualissimo il rapporto tra i due Papi. Infatti tutto è ripartito già il giorno del funerale del Papa Emerito, dove il suo fedelissimo segretario, Padre Gänswein, dopo essersi inchinato sulla bara in segno di devozione per Ratzinger, sembrerebbe successivamente si sia lasciato andare a delle esternazioni che potrebbero non essere state gradite al Pontefice. Infatti, il Santo Padre Francesco, nelle sue ultime uscite, sembra quasi aver cercato di rispondere a tali affermazioni con dichiarazioni del tipo: “il chiacchiericcio letale” oppure di non dar seguito alle “false notizie”, volte a destabilizzare la Chiesa. È indiscutibile quindi che si riferisse in qualche modo alle interviste e alle notizie trapelate dal libro di Padre George, in uscita il prossimo 12 gennaio dal titolo “Nient’altro che la verità” in cui il prelato tedesco racconta il suo percorso e quindi la sua vita al fianco di Benedetto XVI. Basti ricordare alcune presunte incomprensioni, o meglio l’annosa vicenda del gennaio 2020, in merito alla nota questione del “celibato sacerdotale” di cui si parlava nel libro del Cardinale Robert Sarah e che conteneva un contributo del Papa emerito, proprio in concomitanza del sinodo dell’Amazzonia. Successivamente a tale accadimento, Papa Francesco chiese a Padre George, dopo avergli negato l’appartamento nel Palazzo Apostolico, di occuparsi di Benedetto e quindi gli disse: “Lei rimane prefetto, ma da domani non torni al lavoro”. Quando tale fatto fu riportato al Papa emerito quest’ultimo affermò che forse Papa Francesco non si fidasse più di lui. E ancora, come non citare la dichiarazione dell’arcivescovo tedesco dove afferma che il Papa emerito provò dolore nel sapere che l’attuale Pontefice ribaltò la previsione da lui posta in essere che consentiva di officiare la messa in latino. Tali rilevazioni hanno imbarazzato, se non addirittura infastidito, anche la curia, la quale si è celata dietro un diplomatico e opportuno silenzio. Alla fine ieri vi è stato l’importante e anchee atteso confronto, visti gli sviluppi della vicenda, tra Papa Francesco e monsignor Georg Gänswein. L’attuale prefetto è stato ricevuto ieri da Papa Francesco prima della classica udienza di inizio anno, prevista per il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Sicuramente tale evento si può considerare fondamentale per il futuro ruolo al servizio della Chiesa che avrà l’ex braccio destro di Benedetto XVI. Quindi dopo le interviste e il libro sopracitato si è visto necessario l’incontro tra le due personalità, dove probabilmente il Papa sicuramente cercava delle risposte, o perlomeno delle spiegazioni, su quanto divulgato nei giorni scorsi. Così presumibilmente si sarà parlato del futuro di Padre Georg ora che l’unico incarico al quale Bergoglio lo aveva destinato tre anni orsono è terminato con la morte di Benedetto XVI. Infatti, immediatamente subito dopo la morte del Papa emerito, a prescindere dalle dichiarazioni conseguenti, e dalle significative anticipazioni del libro, nei palazzi vaticani si vociferava di un futuro lontano da Roma per Gänswein, probabilmente come nunzio apostolico. Più difficile il rientro nella sua patria, in Germania, in quanto gli alti prelati tedeschi rappresentano, di sovente, vedute e carismi diversi rispetto al Papa emerito Ratzinger. Quale sarà, quindi, il futuro di monsignor Gänswein? Ma, soprattutto, le tensioni scaturite da tali dichiarazioni verranno sanate oppure rappresenteranno l’anticamera di una profonda spaccatura, prodromica ad uno scisma? Che ci siano, in seno alla Chiesa cattolica, due opposte fazioni che vedono contrapporre ad un’ala più conservatrice un’altra sicuramente maggiormente progressista è cosa nota già prima della fine del Concilio Vaticano II. Anche se i due Papi sono stati spesso immortalati in atteggiamenti fraterni e di comunione tra loro, non è detto che i seguaci di uno piuttosto che dell’altro, all’interno del Collegio cardinalizio, permangano in un atteggiamento attendista. Prima o poi le annose questioni usciranno allo scoperto. Solo allora vedremo se si arriverà ad uno scisma oppure se la Chiesa, pellegrina sulla terra continuerà, nella unità, la bimillenaria opera di evangelizzazione.
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