Un programma liberale per la lega e il centro-destra

Queste elezioni dovremmo vincerle. Per quanti errori possiamo aver fatto, gli Italiani non ne possono più di una sinistra che, approfittando della consolidata presenza di suoi uomini nei gangli principali del potere, ha distrutto l’economia, aggredito la proprietà privata, svilito l’indipendenza nazionale, introdotto il “cupio dissolvi” nei rapporti sociali e interpersonali e, soprattutto, realmente confiscato come mai prima nella nostra storia contemporanea, la libertà personale di tutti. Senza che il centro-destra (e neanche lo stesso Draghi) potesse efficacemente opporsi, per le resistenze annidate nello “Stato profondo”. Questo gli Italiani l’hanno capito e questa volta non si faranno imbrogliare, né dagli uomini del potere opaco e parassitario, né dagli imbecilli del “vaffa”. Ma se il centro-destra, finalmente, potrà governare, deve allora essere il più possibile chiaro per fare cosa. Noi abbiamo di fronte alcuni colossali -ma non insolubili- problemi : una crisi dell’energia, determinata dalle vecchie immotivate preclusioni della sinistra, che ha portato allo sconsiderato ricorso in via principale al gas russo di importazione che ora un’indiscriminata politica di sanzioni ha messo in pericolo ; un grave deficit di infrastrutture, sempre per via delle sinistre, nei trasporti, nel trattamento dei rifiuti e nell’industria pesante ; un debito pubblico colossale, perché la crisi industriale ha spinto a finanziare la spesa sociale solo a debito ; un colossale freno alle pur vitali piccole e medie imprese, dovuto all’irresponsabile proliferare di “lacci e lacciuoli” ormai ben più numerosi dell’epoca di Einaudi ; e infine al rallentamento dei consumi dovuto almeno in parte a un sistema fiscale e a restrizioni all’uso del contante, da stato di polizia. Per l’energia servono un serio ricorso al nucleare ( e prima si comincia, prima si risolvono i problemi dei gas serra), un rallentamento nell’arresto delle restanti centrali termiche tradizionali (e comunque non il loro smantellamento) e la trasformazione di quelle a gas in policombustibili per sicurezza di approvvigionamenti, un ammodernamento e, dove possibile, nuove realizzazioni di centrali idroelettriche, e infine un utile ricorso alle energie definite rinnovabili, compatibile però con il loro costo, la scarsa efficienza e l’enorme consumo di materiali e territorio. Per gli impianti, rapidità e snellimento delle procedure per tutte le infrastrutture e i grandi insediamenti industriali, con assoluta preminenza per le decisioni nazionali, per evitare che i localismi ( spesso eccitati da elementi che locali non sono affatto) blocchino tutto con guerre “comunali” di tutti contro tutti. Rientro poi, molto graduale ma deciso, dal debito pubblico, eventualmente con una legge parlamentare come la Gramm-Rudman americana, che imponga una diminuzione percentuale annuale dello stock del debito, altrimenti, se Francia e Germania sistemeranno i loro conti troppo prima di noi, ci troveremo a dover rientrare molto violentemente nei parametri, con un impatto sociale drammatico. Parallelamente però, dato che certi problemi oggi si risolvono in Europa, serve una campagna molto decisa per la nascita di uno strutturale e non momentaneo “debito comune europeo”, perché non è possibile avere moneta e decisioni politiche largamente comuni e debiti separati, dato che lo “spread” nasce da lì. Le piccole e medie aziende, strozzate da un mare di stupidi adempimenti burocratici, da continue necessità di lentissime autorizzazioni, da un preventivo e pignolesco controllo fiscale e da un mercato del lavoro ingessato, devono poter ritrovare l’agilità necessaria per crescere o almeno stare sul mercato e qui servirà davvero l’accetta per disboscare la foresta di leggi e regolamenti, che fa del nostro il paese che ha in media dieci volte più disposizioni di legge nell’intero mondo occidentale. Infine la pericolosa deriva poliziesca, che fa dell’obbligo di tracciatura un totem minaccioso, con i divieti all’uso del contante nelle più minute transazioni commerciali, va immediatamente contrastata, per far riprendere i consumi e permetterci di competere maggiormente con i paesi che non hanno affatto tale regola assurda. Ma anche al di fuori dell’economia, le minacce alla libertà sono pericolosamente cresciute negli ultimi anni. L’abolizione di un ormai troppo abusato carcere preventivo (salvo i casi di omicidio, data l’irreparabilità del danno se reiterato e anche solo in concorso nel crimine organizzato ) deve essere una regola elementare in uno stato di diritto, perché l’innocente dove si può difendere se non nel processo e chi potrà mai ripagarlo se riconosciuto innocente solo dopo un periodo di detenzione? E perché non avere una scuola di libera scelta, con un buono scuola utilizzabile in tutti gli istituti riconosciuti, invece di quella scuola di stato obbligatoria ottocentesca, tutta tesa a trasmettere la disciplina come primo valore, con un occhio alle esigenze di allora degli eserciti di leva ? Il modo ottusamente poliziesco, ben prima che medico, con cui si è trattata, soprattutto in Italia (e in Cina) la Pandemia, a cominciare dall’uso di semplici decreti amministrativi per sospendere diritti costituzionali, è stata la maggiore riprova del degrado delle nostre istituzioni, a cui va posto immediato riparo. L’elezione diretta del capo dell’esecutivo è poi l’unico rimedio non solo per assicurare finalmente la stabilità dei governi, ma anche per ridar vita a un Parlamento che oggi ha un ruolo solo notarile, dato che il parlamentare di maggioranza, anche se in coscienza è contrario ad una legge, come può votare contro se questo comporta (dato l’uso inflazionato del voto di fiducia) la caduta del governo ? La proprietà privata, nell’ormai lungo periodo di “socialismo reale” italiano, è stata ridotta nelle sue prerogative fondamentali, fino al punto, ad esempio, di dover chiedere un’autorizzazione alle autorità comunali per il cambio di “destinazione d’uso” di un proprio appartamento. Ma perché mai se l’appartamento è mio e i politici di paese non c’entrano proprio nulla con esso ? In realtà, su di un piano generale, si è verificata una vera e propria inversione di significato tra pubblico e privato, per cui i diritti individuali, veri diritti pubblici, perché di tutti e per tutti, sono stati via via annullati dalle private visioni di piccoli amministratori, politici di professione, che credono e impongono di credere che il “loro personale punto di vista” corrisponda ad un (inesistente) interesse collettivo. La proprietà privata va ristabilita in molti dei suoi tradizionali connotati, anzitutto perché è giusto e poi perché, se non si agisce al più presto, la crisi economica estesa alle proprietà immobiliari, potrebbe diventare strutturale e duratura. Una riflessione a parte va dedicata al pericolosissimo proliferare di sempre nuovi reati, che sono in realtà puri reati d’opinione, che la sinistra introduce in molti campi per imporre, con forza di legge, i suoi punti di vista, tanto da spingerci a porre una domanda, ma visto che ragionano così, perché allora cambiare il nome al loro partito, togliendo la parola comunista ? Anche in politica estera e nell’Unione Europea, questo loro passato ci condiziona pesantemente. Noi del centro-destra, Europeisti ed Atlantici da sempre, possiamo difendere gli interessi Italiani e i nostri punti di vista apertamente, una sinistra che deve invece farsi perdonare decenni di sfrenata opposizione alla NATO e all’Europa, no, è obbligata per farsi accettare ad una supina accettazione delle posizioni altrui su tutto, dall’austerità alle sanzioni, dall’acquisto del gas all’accettazione dei migranti illegali. Questo e poco altro è la sinistra italiana, grillina o no, un gruppo di potere, malamente invecchiato, intollerante per sua natura e che sopravvive solo rinunciando alla politica estera e taglieggiando l’economia libera, non rendendosi conto di come quest’ultima sia ormai sull’orlo di un collasso. I piccoli gruppi di centro-sinistra, che invece cercano di fingersi, se non proprio liberali, almeno ambiguamente “Liberal“, se pure segnano la nascita di una sinistra più moderata, sono assai poco credibili, sembrano più un’operazione puramente elettorale, visto che sono diretti da alcuni dei massimi dirigenti del PD e solo al PD guardano per le alleanze. II 25 di Settembre i cittadini italiani potranno finalmente decidere se prendere nelle loro mani il loro futuro, perché il programma di contenimento e arretramento dello stato padrone, della Lega e del Centro-Destra, proprio questo significherebbe, come prospettive e nella vita di tutti i giorni. E’ una scelta davvero di fondo, per molti aspetti quasi di vita, quella che faremo questo Settembre, perché il fatto di avere di fronte la sinistra più illiberale di tutto l’occidente, rende davvero grande la distanza che la separa da partiti di ispirazione liberale e popolare come la Lega e gran parte del centro-destra. Ed allora, come nel 48, senza divisioni, esitazioni o paure, tutti al voto per difenderla, la nostra Libertà. Nella mia, ormai abbastanza lontana, giovinezza, all’epoca del partito Liberale di Giovanni Malagodi cui appartenevo, mi ricordo di un manifesto elettorale a Milano – allora se ne usavano molti – che diceva così : “ La schiavitù è facile, ma la soffri, la libertà è difficile, Malagodi “.

Queste elezioni dovremmo vincerle. Per quanti errori possiamo aver fatto, gli Italiani non ne possono più di una sinistra che, approfittando della consolidata presenza di suoi uomini nei gangli principali del potere, ha distrutto l’economia, aggredito la proprietà privata, svilito l’indipendenza nazionale, introdotto il “cupio dissolvi” nei rapporti sociali e interpersonali e, soprattutto, realmente confiscato come mai prima nella nostra storia contemporanea, la libertà personale di tutti. Senza che il centro-destra (e neanche lo stesso Draghi) potesse efficacemente opporsi, per le resistenze annidate nello “Stato profondo”. Questo gli Italiani l’hanno capito e questa volta non si faranno imbrogliare, né dagli uomini del potere opaco e parassitario, né dagli imbecilli del “vaffa”. Ma se il centro-destra, finalmente, potrà governare, deve allora essere il più possibile chiaro per fare cosa. Noi abbiamo di fronte alcuni colossali -ma non insolubili- problemi : una crisi dell’energia, determinata dalle vecchie immotivate preclusioni della sinistra, che ha portato allo sconsiderato ricorso in via principale al gas russo di importazione che ora un’indiscriminata politica di sanzioni ha messo in pericolo ; un grave deficit di infrastrutture, sempre per via delle sinistre, nei trasporti, nel trattamento dei rifiuti e nell’industria pesante ; un debito pubblico colossale, perché la crisi industriale ha spinto a finanziare la spesa sociale solo a debito ; un colossale freno alle pur vitali piccole e medie imprese, dovuto all’irresponsabile proliferare di “lacci e lacciuoli” ormai ben più numerosi dell’epoca di Einaudi ; e infine al rallentamento dei consumi dovuto almeno in parte a un sistema fiscale e a restrizioni all’uso del contante, da stato di polizia. Per l’energia servono un serio ricorso al nucleare ( e prima si comincia, prima si risolvono i problemi dei gas serra), un rallentamento nell’arresto delle restanti centrali termiche tradizionali (e comunque non il loro smantellamento) e la trasformazione di quelle a gas in policombustibili per sicurezza di approvvigionamenti, un ammodernamento e, dove possibile, nuove realizzazioni di centrali idroelettriche, e infine un utile ricorso alle energie definite rinnovabili, compatibile però con il loro costo, la scarsa efficienza e l’enorme consumo di materiali e territorio. Per gli impianti, rapidità e snellimento delle procedure per tutte le infrastrutture e i grandi insediamenti industriali, con assoluta preminenza per le decisioni nazionali, per evitare che i localismi ( spesso eccitati da elementi che locali non sono affatto) blocchino tutto con guerre “comunali” di tutti contro tutti. Rientro poi, molto graduale ma deciso, dal debito pubblico, eventualmente con una legge parlamentare come la Gramm-Rudman americana, che imponga una diminuzione percentuale annuale dello stock del debito, altrimenti, se Francia e Germania sistemeranno i loro conti troppo prima di noi, ci troveremo a dover rientrare molto violentemente nei parametri, con un impatto sociale drammatico. Parallelamente però, dato che certi problemi oggi si risolvono in Europa, serve una campagna molto decisa per la nascita di uno strutturale e non momentaneo “debito comune europeo”, perché non è possibile avere moneta e decisioni politiche largamente comuni e debiti separati, dato che lo “spread” nasce da lì. Le piccole e medie aziende, strozzate da un mare di stupidi adempimenti burocratici, da continue necessità di lentissime autorizzazioni, da un preventivo e pignolesco controllo fiscale e da un mercato del lavoro ingessato, devono poter ritrovare l’agilità necessaria per crescere o almeno stare sul mercato e qui servirà davvero l’accetta per disboscare la foresta di leggi e regolamenti, che fa del nostro il paese che ha in media dieci volte più disposizioni di legge nell’intero mondo occidentale. Infine la pericolosa deriva poliziesca, che fa dell’obbligo di tracciatura un totem minaccioso, con i divieti all’uso del contante nelle più minute transazioni commerciali, va immediatamente contrastata, per far riprendere i consumi e permetterci di competere maggiormente con i paesi che non hanno affatto tale regola assurda. Ma anche al di fuori dell’economia, le minacce alla libertà sono pericolosamente cresciute negli ultimi anni. L’abolizione di un ormai troppo abusato carcere preventivo (salvo i casi di omicidio, data l’irreparabilità del danno se reiterato e anche solo in concorso nel crimine organizzato ) deve essere una regola elementare in uno stato di diritto, perché l’innocente dove si può difendere se non nel processo e chi potrà mai ripagarlo se riconosciuto innocente solo dopo un periodo di detenzione? E perché non avere una scuola di libera scelta, con un buono scuola utilizzabile in tutti gli istituti riconosciuti, invece di quella scuola di stato obbligatoria ottocentesca, tutta tesa a trasmettere la disciplina come primo valore, con un occhio alle esigenze di allora degli eserciti di leva ? Il modo ottusamente poliziesco, ben prima che medico, con cui si è trattata, soprattutto in Italia (e in Cina) la Pandemia, a cominciare dall’uso di semplici decreti amministrativi per sospendere diritti costituzionali, è stata la maggiore riprova del degrado delle nostre istituzioni, a cui va posto immediato riparo. L’elezione diretta del capo dell’esecutivo è poi l’unico rimedio non solo per assicurare finalmente la stabilità dei governi, ma anche per ridar vita a un Parlamento che oggi ha un ruolo solo notarile, dato che il parlamentare di maggioranza, anche se in coscienza è contrario ad una legge, come può votare contro se questo comporta (dato l’uso inflazionato del voto di fiducia) la caduta del governo ? La proprietà privata, nell’ormai lungo periodo di “socialismo reale” italiano, è stata ridotta nelle sue prerogative fondamentali, fino al punto, ad esempio, di dover chiedere un’autorizzazione alle autorità comunali per il cambio di “destinazione d’uso” di un proprio appartamento. Ma perché mai se l’appartamento è mio e i politici di paese non c’entrano proprio nulla con esso ? In realtà, su di un piano generale, si è verificata una vera e propria inversione di significato tra pubblico e privato, per cui i diritti individuali, veri diritti pubblici, perché di tutti e per tutti, sono stati via via annullati dalle private visioni di piccoli amministratori, politici di professione, che credono e impongono di credere che il “loro personale punto di vista” corrisponda ad un (inesistente) interesse collettivo. La proprietà privata va ristabilita in molti dei suoi tradizionali connotati, anzitutto perché è giusto e poi perché, se non si agisce al più presto, la crisi economica estesa alle proprietà immobiliari, potrebbe diventare strutturale e duratura. Una riflessione a parte va dedicata al pericolosissimo proliferare di sempre nuovi reati, che sono in realtà puri reati d’opinione, che la sinistra introduce in molti campi per imporre, con forza di legge, i suoi punti di vista, tanto da spingerci a porre una domanda, ma visto che ragionano così, perché allora cambiare il nome al loro partito, togliendo la parola comunista ? Anche in politica estera e nell’Unione Europea, questo loro passato ci condiziona pesantemente. Noi del centro-destra, Europeisti ed Atlantici da sempre, possiamo difendere gli interessi Italiani e i nostri punti di vista apertamente, una sinistra che deve invece farsi perdonare decenni di sfrenata opposizione alla NATO e all’Europa, no, è obbligata per farsi accettare ad una supina accettazione delle posizioni altrui su tutto, dall’austerità alle sanzioni, dall’acquisto del gas all’accettazione dei migranti illegali. Questo e poco altro è la sinistra italiana, grillina o no, un gruppo di potere, malamente invecchiato, intollerante per sua natura e che sopravvive solo rinunciando alla politica estera e taglieggiando l’economia libera, non rendendosi conto di come quest’ultima sia ormai sull’orlo di un collasso. I piccoli gruppi di centro-sinistra, che invece cercano di fingersi, se non proprio liberali, almeno ambiguamente “Liberal“, se pure segnano la nascita di una sinistra più moderata, sono assai poco credibili, sembrano più un’operazione puramente elettorale, visto che sono diretti da alcuni dei massimi dirigenti del PD e solo al PD guardano per le alleanze. II 25 di Settembre i cittadini italiani potranno finalmente decidere se prendere nelle loro mani il loro futuro, perché il programma di contenimento e arretramento dello stato padrone, della Lega e del Centro-Destra, proprio questo significherebbe, come prospettive e nella vita di tutti i giorni. E’ una scelta davvero di fondo, per molti aspetti quasi di vita, quella che faremo questo Settembre, perché il fatto di avere di fronte la sinistra più illiberale di tutto l’occidente, rende davvero grande la distanza che la separa da partiti di ispirazione liberale e popolare come la Lega e gran parte del centro-destra. Ed allora, come nel 48, senza divisioni, esitazioni o paure, tutti al voto per difenderla, la nostra Libertà. Nella mia, ormai abbastanza lontana, giovinezza, all’epoca del partito Liberale di Giovanni Malagodi cui appartenevo, mi ricordo di un manifesto elettorale a Milano – allora se ne usavano molti – che diceva così : “ La schiavitù è facile, ma la soffri, la libertà è difficile, Malagodi “.

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