UN VOTO CON RISCHI PER TANTI

I prossimi 3 e 4 ottobre oltre 12 milioni di italiani saranno chiamati alle urne per le elezioni amministrative in 1348 comuni (tra questi 20 capoluoghi di cui, in particolare, Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna e Trieste). Si voterà inoltre per le regionali in Calabria e per le suppletive in due collegi uninominali della Camera (Siena e Roma-Primavalle). Un test, quindi, che non può essere considerato come voto locale, ma che riveste anche una valenza politica (con rischi un po’ per tutti gli schieramenti politici) sia per il numero di cittadini interessati, circa un quarto dell’intero corpo elettorale, sia per valutare le tendenze politiche del momento, sia infine perché a Siena il centrosinistra sostiene la candidatura del segretario nazionale del Pd, Enrico Letta, che vuole rientrare in Parlamento dopo “l’esilio” parigino causato dall'”Enrico stai sereno” di Matteo Renzi che lo sfrattò da Palazzo Chigi. Partiamo per questa analisi proprio dal voto senese. Qui il leader democratico, sulla carta, non dovrebbe correre alcun rischio perché fino alle ultime elezioni politiche (quelle del 2018), il seggio della città toscana è stato sempre appannaggio del centrosinistra. Anche gli ultimi sondaggi resi noti danno Letta in vantaggio di circa sei punti sullo sfidante del centrodestra, Tommaso Marrocchesi Marzi. Ma contro di lui giocano vari fattori che potrebbero compromettere la sua elezione o renderla risicata, il che equivarrebbe quasi ad una sconfitta. Il primo grosso problema è rappresentato dalla vicenda del MPS, la cui acquisizione da parte di Unicredit (presidente Pier Carlo Padoan, eletto proprio a Siena nel 2018), costerebbe tanti posti di lavoro nelle contrade e circondario. Da varie parti il Pd è accusato di aver contribuito allo smantellamento della storica banca senese (la più antica d’Italia). E queste accuse hanno sicuramente contribuito all’elezione a sindaco, sia pure nel voto di ballottaggio del 25 giugno 2018, di Luigi De Mossi, un civico sostenuto dall’intero centrodestra. Altro fattore non secondario che gioca contro Letta è il fatto di non essere senese, ma pisano. Ed è nota la rivalità tra le città toscane e quella tra Siena e Pisa non è meno forte delle altre. Inoltre, il suo avversario è “senese doc”. Infine, ultimo problema è rappresentato dalla compattezza del centrosinistra. Renzi ha assicurato a Letta il suo sostegno e quello di Italia Viva (particolarmente forte a Sina dove nelle ultime regionali ha raccolto il 7% dei voti), ma lo “stai sereno” di anni fa non dovrebbe far dormire tranquillo il segretario del Pd. Inoltre, non è un mistero che tra le tre principali correnti del partito non c’è proprio una grande solidarietà verso il loro leader, che tra le condizioni poste per approdare alla segreteria aveva messo il loro smantellamento, ma ciò è avvenuto solo sulla carta. Rischi per il centrosinistra anche dal voto amministrativo. Data per scontata la vittoria del centrodestra nella Regione Calabria (già governata da questo schieramento), qualche problema potrebbe venire anche dalle comunali. I più grandi capoluoghi chiamati al voto sono stati amministrati in questi ultimi anni o dal centrosinistra (Milano, Bologna), o dalla sinistra (Napoli) o dai cinquestelle (Roma e Torino). Solo Trieste era stata conquistata dal centrodestra. Ora, se quest’ultimo dovesse conquistare un altro grande centro prima governato dal centrosinistra o dai cinquestelle potrebbe cantare vittoria. Ma se il Pd ha i suoi problemi, per il M5S è ancora peggio. La vittoria a Roma e Torino di cinque anni fa e le buone affermazioni nelle altre città sono un pallido ricordo. Ora, si può dire, che i pentastellati lottano, dove possono, per la sopravvivenza. Giuseppe Conte, approdato da poco alla guida del Movimento, ha già le sue brave gatte da pelare e se le elezioni andranno ancora peggio di quanto i sondaggi accreditano ai cinquestelle. la sua leadership comincerà a ballare tremendamente, anche perché sono parecchi gli esponenti del M5S che non apprezzano il suo sbandamento a sinistra, ed in particolare sulle posizioni del Pd. Ma anche nel centrodestra non è che tutto sia rose e fiori. La competizione, neppure troppo velata, tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini per la primazia nell’alleanza (che significa leadership dello schieramento) può costare cara sia in termini di successo della coalizione (la scelta di candidati sindaci di espressione “civica” e spesso poco conosciuti potrebbe rivelarsi sbagliata, in particolare a Roma dove una candidatura politica tipo “Meloni” avrebbe quasi sicuramente vinto), sia di solidità del centrodestra il che potrebbe compromettere le speranze di vincere le prossime elezioni politiche e di poter quindi esprimere un proprio governo. Il voto è vicino. e vedremo che cosa accadrà. Certo è che speranze e timori si accavallano e non fanno dormire sonni tranquilli a tutti i leader politici.

Giuseppe Leone

I prossimi 3 e 4 ottobre oltre 12 milioni di italiani saranno chiamati alle urne per le elezioni amministrative in 1348 comuni (tra questi 20 capoluoghi di cui, in particolare, Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna e Trieste). Si voterà inoltre per le regionali in Calabria e per le suppletive in due collegi uninominali della Camera (Siena e Roma-Primavalle). Un test, quindi, che non può essere considerato come voto locale, ma che riveste anche una valenza politica (con rischi un po’ per tutti gli schieramenti politici) sia per il numero di cittadini interessati, circa un quarto dell’intero corpo elettorale, sia per valutare le tendenze politiche del momento, sia infine perché a Siena il centrosinistra sostiene la candidatura del segretario nazionale del Pd, Enrico Letta, che vuole rientrare in Parlamento dopo “l’esilio” parigino causato dall'”Enrico stai sereno” di Matteo Renzi che lo sfrattò da Palazzo Chigi. Partiamo per questa analisi proprio dal voto senese. Qui il leader democratico, sulla carta, non dovrebbe correre alcun rischio perché fino alle ultime elezioni politiche (quelle del 2018), il seggio della città toscana è stato sempre appannaggio del centrosinistra. Anche gli ultimi sondaggi resi noti danno Letta in vantaggio di circa sei punti sullo sfidante del centrodestra, Tommaso Marrocchesi Marzi. Ma contro di lui giocano vari fattori che potrebbero compromettere la sua elezione o renderla risicata, il che equivarrebbe quasi ad una sconfitta. Il primo grosso problema è rappresentato dalla vicenda del MPS, la cui acquisizione da parte di Unicredit (presidente Pier Carlo Padoan, eletto proprio a Siena nel 2018), costerebbe tanti posti di lavoro nelle contrade e circondario. Da varie parti il Pd è accusato di aver contribuito allo smantellamento della storica banca senese (la più antica d’Italia). E queste accuse hanno sicuramente contribuito all’elezione a sindaco, sia pure nel voto di ballottaggio del 25 giugno 2018, di Luigi De Mossi, un civico sostenuto dall’intero centrodestra. Altro fattore non secondario che gioca contro Letta è il fatto di non essere senese, ma pisano. Ed è nota la rivalità tra le città toscane e quella tra Siena e Pisa non è meno forte delle altre. Inoltre, il suo avversario è “senese doc”. Infine, ultimo problema è rappresentato dalla compattezza del centrosinistra. Renzi ha assicurato a Letta il suo sostegno e quello di Italia Viva (particolarmente forte a Sina dove nelle ultime regionali ha raccolto il 7% dei voti), ma lo “stai sereno” di anni fa non dovrebbe far dormire tranquillo il segretario del Pd. Inoltre, non è un mistero che tra le tre principali correnti del partito non c’è proprio una grande solidarietà verso il loro leader, che tra le condizioni poste per approdare alla segreteria aveva messo il loro smantellamento, ma ciò è avvenuto solo sulla carta. Rischi per il centrosinistra anche dal voto amministrativo. Data per scontata la vittoria del centrodestra nella Regione Calabria (già governata da questo schieramento), qualche problema potrebbe venire anche dalle comunali. I più grandi capoluoghi chiamati al voto sono stati amministrati in questi ultimi anni o dal centrosinistra (Milano, Bologna), o dalla sinistra (Napoli) o dai cinquestelle (Roma e Torino). Solo Trieste era stata conquistata dal centrodestra. Ora, se quest’ultimo dovesse conquistare un altro grande centro prima governato dal centrosinistra o dai cinquestelle potrebbe cantare vittoria. Ma se il Pd ha i suoi problemi, per il M5S è ancora peggio. La vittoria a Roma e Torino di cinque anni fa e le buone affermazioni nelle altre città sono un pallido ricordo. Ora, si può dire, che i pentastellati lottano, dove possono, per la sopravvivenza. Giuseppe Conte, approdato da poco alla guida del Movimento, ha già le sue brave gatte da pelare e se le elezioni andranno ancora peggio di quanto i sondaggi accreditano ai cinquestelle. la sua leadership comincerà a ballare tremendamente, anche perché sono parecchi gli esponenti del M5S che non apprezzano il suo sbandamento a sinistra, ed in particolare sulle posizioni del Pd. Ma anche nel centrodestra non è che tutto sia rose e fiori. La competizione, neppure troppo velata, tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini per la primazia nell’alleanza (che significa leadership dello schieramento) può costare cara sia in termini di successo della coalizione (la scelta di candidati sindaci di espressione “civica” e spesso poco conosciuti potrebbe rivelarsi sbagliata, in particolare a Roma dove una candidatura politica tipo “Meloni” avrebbe quasi sicuramente vinto), sia di solidità del centrodestra il che potrebbe compromettere le speranze di vincere le prossime elezioni politiche e di poter quindi esprimere un proprio governo. Il voto è vicino. e vedremo che cosa accadrà. Certo è che speranze e timori si accavallano e non fanno dormire sonni tranquilli a tutti i leader politici.

Giuseppe Leone

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