Unem: l’adesione all’Alleanza delle Rinnovabili, il punto sul DL Ucraina

Unem, Unione Energie per la Mobilità, aderisce alla “Renewable and Low-Carbon Fuels Alliance”, istituita ufficialmente lo scorso 6 aprile dalla Commissione europea con l’obiettivo di sensibilizzare tutti gli stakeholder sul potenziale dei combustibili liquidi a basso tenore di carbonio che rappresentano un’alternativa ottimale ai combustibili liquidi convenzionali per ridurre i gas serra in tutte le modalità di trasporto e contribuire così alla neutralità climatica dell’UE entro il 2050. L’Alleanza, riconoscendo l’importanza che questi carburanti già ricoprono nel trasporto stradale è rivolta a promuoverne l’utilizzo anche nei settori cosiddetti “hard to abate”, come il marittimo e l’aereo.

Unem, in occasione dell’adesione, ha ribadito l’importanza di rafforzare il mercato dei low carbon fuels nel settore stradale al fine di raggiungere più rapidamente le necessarie economie di scala per lo sviluppo dei combustibili rinnovabili anche per i settori “hard to abate”, con una conseguente riduzione dei costi e una maggiore sicurezza negli approvvigionamenti.

L’Alleanza sarà strutturata in due sezioni: una per il settore dell’aviazione presieduta da SAFRAN (multinazionale operante nel settore aereo); una per il settore marittimo presieduta da Fincantieri. L’attività operativa sarà supportata da una Segreteria tecnica che sarà gestita da FuelsEurope, insieme a Hydrogen Europe.

Unem ha assicurato la piena disponibilità a partecipare attivamente a tutte le attività previste, considerato che gran parte dei combustibili liquidi a basse emissioni di carbonio saranno prodotti all’interno delle raffinerie e distribuiti attraverso la capillare rete logistica e di vendita al dettaglio esistente.

Proprio ieri, Unem, con il suo presidente Claudio Spinaci, ha illustrato una memoria nel corso dell’audizione sul Decreto-legge “Misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina” (A.S. 2564) all’esame del Senato (Commissioni Finanze e Industria).

La norma che introduce un “contributo solidaristico straordinario” sui cosiddetti extra-profitti presenta – questa la riflessione di Unem – forti criticità tecniche nell’applicazione al nostro settore che richiedono un intervento per attenuarne gli effetti distorsivi riscontrati. La norma, per come è strutturata, va infatti a colpire il downstream petrolifero indipendentemente dalla generazione non solo di extra profitti, ma anche di profitti, portando alla determinazione di contributi straordinari di entità non commisurata alla reale capacità contributiva del settore con forti distorsioni su attività già in sofferenza economica e finanziaria. La mancata sterilizzazione dell’effetto derivante dal naturale aumento delle quantità vendute rispetto al periodo di base considerato, in piena emergenza pandemica con forti blocchi alla mobilità, determina infatti un artificioso extra profitto teorico, amplificato peraltro di quasi 5 volte dalla presenza delle accise per le aziende che immettono in consumo prodotti petroliferi.

Inoltre, ha proseguito Spinaci, si comprende che il periodo emergenziale richieda sforzi eccezionali, ma gli stessi non possono prescindere dalla capacità contributiva dei soggetti obbligati e non possono essere distorsivi: non si può calcolare un contributo sulle maggiori accise versate a seguito dell’aumento delle quantità vendute.

Questo è il rilievo più evidente, ha concluso, ma vi sono poi tutta una serie di elementi che derivano sempre dal metodo utilizzato per il calcolo della base imponibile, fondato sui dati rilevanti ai fini della liquidazione IVA, che non tiene conto di importanti passività tra cui: i differenziali monetari di copertura delle oscillazioni delle quotazioni delle commodity; gli oneri finanziari, il personale, le tasse locali, i canoni demaniali, gli ammortamenti e gli accantonamenti a fondo rischi. Tale esclusione, pertanto, non consente di valorizzare i significativi aumenti intervenuti tra i due periodi data la forte instabilità dei mercati internazionali.

A tal fine, Unem ha avanzato alcune proposte emendative: neutralizzare l’effetto accisa, non ricomprendendo le accise versate nella base imponibile e introdurre, sulla base del principio costituzionale di concorrere alle spese pubbliche in ragione della capacità contributiva, un cap sul contributo straordinario legato ai più recenti risultati d’esercizio.

Unem, Unione Energie per la Mobilità, aderisce alla “Renewable and Low-Carbon Fuels Alliance”, istituita ufficialmente lo scorso 6 aprile dalla Commissione europea con l’obiettivo di sensibilizzare tutti gli stakeholder sul potenziale dei combustibili liquidi a basso tenore di carbonio che rappresentano un’alternativa ottimale ai combustibili liquidi convenzionali per ridurre i gas serra in tutte le modalità di trasporto e contribuire così alla neutralità climatica dell’UE entro il 2050. L’Alleanza, riconoscendo l’importanza che questi carburanti già ricoprono nel trasporto stradale è rivolta a promuoverne l’utilizzo anche nei settori cosiddetti “hard to abate”, come il marittimo e l’aereo.

Unem, in occasione dell’adesione, ha ribadito l’importanza di rafforzare il mercato dei low carbon fuels nel settore stradale al fine di raggiungere più rapidamente le necessarie economie di scala per lo sviluppo dei combustibili rinnovabili anche per i settori “hard to abate”, con una conseguente riduzione dei costi e una maggiore sicurezza negli approvvigionamenti.

L’Alleanza sarà strutturata in due sezioni: una per il settore dell’aviazione presieduta da SAFRAN (multinazionale operante nel settore aereo); una per il settore marittimo presieduta da Fincantieri. L’attività operativa sarà supportata da una Segreteria tecnica che sarà gestita da FuelsEurope, insieme a Hydrogen Europe.

Unem ha assicurato la piena disponibilità a partecipare attivamente a tutte le attività previste, considerato che gran parte dei combustibili liquidi a basse emissioni di carbonio saranno prodotti all’interno delle raffinerie e distribuiti attraverso la capillare rete logistica e di vendita al dettaglio esistente.

Proprio ieri, Unem, con il suo presidente Claudio Spinaci, ha illustrato una memoria nel corso dell’audizione sul Decreto-legge “Misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina” (A.S. 2564) all’esame del Senato (Commissioni Finanze e Industria).

La norma che introduce un “contributo solidaristico straordinario” sui cosiddetti extra-profitti presenta – questa la riflessione di Unem – forti criticità tecniche nell’applicazione al nostro settore che richiedono un intervento per attenuarne gli effetti distorsivi riscontrati. La norma, per come è strutturata, va infatti a colpire il downstream petrolifero indipendentemente dalla generazione non solo di extra profitti, ma anche di profitti, portando alla determinazione di contributi straordinari di entità non commisurata alla reale capacità contributiva del settore con forti distorsioni su attività già in sofferenza economica e finanziaria. La mancata sterilizzazione dell’effetto derivante dal naturale aumento delle quantità vendute rispetto al periodo di base considerato, in piena emergenza pandemica con forti blocchi alla mobilità, determina infatti un artificioso extra profitto teorico, amplificato peraltro di quasi 5 volte dalla presenza delle accise per le aziende che immettono in consumo prodotti petroliferi.

Inoltre, ha proseguito Spinaci, si comprende che il periodo emergenziale richieda sforzi eccezionali, ma gli stessi non possono prescindere dalla capacità contributiva dei soggetti obbligati e non possono essere distorsivi: non si può calcolare un contributo sulle maggiori accise versate a seguito dell’aumento delle quantità vendute.

Questo è il rilievo più evidente, ha concluso, ma vi sono poi tutta una serie di elementi che derivano sempre dal metodo utilizzato per il calcolo della base imponibile, fondato sui dati rilevanti ai fini della liquidazione IVA, che non tiene conto di importanti passività tra cui: i differenziali monetari di copertura delle oscillazioni delle quotazioni delle commodity; gli oneri finanziari, il personale, le tasse locali, i canoni demaniali, gli ammortamenti e gli accantonamenti a fondo rischi. Tale esclusione, pertanto, non consente di valorizzare i significativi aumenti intervenuti tra i due periodi data la forte instabilità dei mercati internazionali.

A tal fine, Unem ha avanzato alcune proposte emendative: neutralizzare l’effetto accisa, non ricomprendendo le accise versate nella base imponibile e introdurre, sulla base del principio costituzionale di concorrere alle spese pubbliche in ragione della capacità contributiva, un cap sul contributo straordinario legato ai più recenti risultati d’esercizio.

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