Un’internazionale della libertà

Nel corso dei decenni, le alleanze politico militari dei popoli di quell’Occidente che tradizionalmente associamo al concetto di Mondo Libero, hanno tutto sommato garantito, pur con differenze non del tutto giustificate tra le nazioni, una efficace difesa dai pericoli esterni e questo durante tutto il periodo della guerra fredda dovuta alla presenza del comunismo in Russia, con la sua carica di espansione messianica.   Il pericolo esterno appunto, perché il pericolo che libertà e democrazia vengano piano piano snaturate ed erose dall’interno, da forze apparentemente locali, ma in realtà collegate da rapporti internazionali, rimane invece tutto e per tutto il Mondo Libero.  E non e’ qualcosa di teorico di cui stiamo parlando, perché abbiamo visto già parecchie volte influenzare dall’esterno gli avvenimenti politici interni di un paese, secondo una linea politica di sinistra mondiale, che non si segnala certo come la più rispettosa delle libertà individuali. Tralasciando la fase immediatamente postbellica dove, dall’Italia alla Corea, dall’Ungheria alla Cina, lo scontro comunismo democrazia fu diretto e senza sfumature e la diffamazione degli avversari (da De Gasperi ad Eisenhower) fu praticata essenzialmente dal Kominform e dai partiti comunisti collegati ad una struttura internazionale in fondo esterna al mondo occidentale,  é con l’inizio degli anni sessanta che la minaccia, pure restando internazionale, si sviluppò anche dall’interno.  La prima volta (in epoca recente ) fu con De Gaulle.  Fu con De Gaulle che tutta la sinistra internazionale ( sia socialista, che comunista, che “radical”) si  provò a criminalizzare un esponente politico, perché percepito come un fenomeno nuovo e cioè come l’esponente di una destra democratica (elettoralmente  ben più pericolosa di una autoritaria) anziché del solito centro arrendevole, rinunciatario e talvolta corrivo.  Accadde di tutto : pronunciamenti, prese di posizione, grida d’allarme, da un lato all’altro dell’oceano si gridò allo sbandamento e alla svolta autoritaria della Francia, se ne profetizzo’ l’isolamento, si disse ai francesi che Inglesi, Tedeschi, Italiani, Russi, ma anche Cinesi o neozelandesi erano preoccupati da De Gaulle .  Poi fu la volta di Goldwater.  Il senatore dell’Arizona fu dipinto come un dottor Stranamore deciso a scatenare la guerra, il suo conservatorismo come una rottura delle bene educate consuetudini bipartisan e, di nuovo, presentato agli americani e al mondo come fattore di isolamento dell’America.  Poi venne il turno di Margareth Tatcher, dipinta come la gretta figlia d’un bottegaio che avrebbe voluto riportare i lavoratori alle tristi condizioni del secolo scorso e, di nuovo, avrebbe spinto la Gran Bretagna fuori dall’Europa, fuori dall’occidente, fuori dal mondo civile.  Un record si segnò con Reagan, anche qui le conclamate posizioni di destra democratica, conservatrice e liberal-nazionale, del candidato repubblicano, furono dipinte come un attentato alla democrazia e alla distensione e si calcò duro anche sul personaggio, ricordato  sbrigativamente come “attore” ( quasi a far dimenticare gli studi in economia e in giurisprudenza ed il governatorato della California ) dichiarato filo-tedesco ( qualifica quasi considerata come sinonimo di simpatie autoritarie ) e facilone in economia  ( la Reaganomics).   Ma, ancora una volta, il leit-motiv fu l’isolamento, l’isolamento a cui Reagan avrebbe condannato gli Stati Uniti,  rovinando le loro relazioni internazionali.   Fu poi la volta del centro destra Italiano e la pressione internazionale si esercitò, ora contro Berlusconi, ora contro Fini, ora contro tutti e due, sempre e al solito denunciando ipotetici pericoli per la democrazia e rischi di isolamento per l’Italia e infine, incredibilmente, fu la volta della destra Israeliana, quando quel democratico occidentale (e Dio sa quanto ce ne sia bisogno, in quell’area  percorsa da ventate di integralismo religioso) di Benjamin Netaniahu, venne indicato come un iper nazionalista di destra, pericoloso addirittura per l’intero Medioriente. Le vere e proprie campagne di disinformazione di oggi, le ennesime, contro Orban, Marine Le Pen, Salvini o Trump (addirittura accusato di golpismo mentre era ancora presidente in carica) sono poi sotto gli occhi di tutti.  Ora tutte queste aggressioni politiche (perché tali sono, soprattutto in termini di democrazia) e campagne di condizionamento sulla grande informazione, sono state rese possibili dall’avere, quasi in ogni paese, un gruppo collegato che diceva esattamente le stesse cose, rimbalzandole poi da un organo all’altro, per far credere alla popolazione della Nazione in campagna elettorale, che “tutto il mondo” sceglieva un candidato piuttosto che l’altro e sono venute, – mi spiace dirlo perché vuol dire che la nuova eredità del comunismo ci viene oggi purtroppo anche da ovest – dai radicali americani e dall’internazionale Socialista.  Spiace dirlo, soprattutto perché quest’ultima, che negli anni cinquanta fu una delle colonne della difesa del mondo libero, si è pian piano trasformata, sia per effetto del “ritorno alle origini” di alcuni suoi dirigenti, sia per effetto dell’ingresso, via via accentuatosi di ex comunisti, sia infine per una ibridizzazione con la peggiore irrazionalità verde, in qualche cosa che forse sarebbe ancora ingiusto definire “centrale di condizionamento”, ma che però almeno la fa venire alla mente e che comunque ha fatto grave torto a galantuomini e grandi statisti come Reagan o De Gaulle e ha inoltre condizionato, in maniera non completamente e candidamente dichiarata, le elezioni dei vari paesi.  Se tutto ciò è comprensibile (ma non giustificabile) da parte di un movimento, che in fondo ha avuto un tempo lo stato mondiale come utopia (negativa) di riferimento (donde l’esistenza stessa di un’Internazionale) e se del pari è altrettanto evidente che, purtroppo, i partiti liberali e nazionalisti avevano ovviamente meno inclinazione a collegarsi nel mondo, ora tutto ciò deve cambiare.  Occorre che i partiti che hanno la Libertà e la Patria (e dunque la democrazia, perché, solo in ambito nazionale in realtà noi la sappiamo definire e praticare) si uniscano in una internazionale della libertà, proprio per difendere questi valori.  In maniera scherzosa, ma non tanto, potremmo dire “isolazionisti di tutto il mondo unitevi”, più puntualmente dobbiamo dire in tutta serenità e a tutti coloro che amano la propria patria e la libertà e che vogliono difenderle efficacemente  :  liberali e patrioti di tutto il mondo unitevi .   Senza una “Internazionale della Libertà”, di destra, che raggruppi tutti coloro che hanno una concezione liberale, patriottica e religiosa ( che non vuol dire confessionale) e che vada dai Repubblicani americani al Likud Israeliano, passando per tutte le destre e i centro-destra ( nessuno escluso ) del mondo, la partita presto o tardi potrebbe essere perduta e, con essa, tutte assieme libertà, indipendenza e democrazia.  E prima o poi anche la pace.  Perché l’immensa struttura indistinta, omologante e totalizzante, capitalistica ma illiberale, che i socialisti e i radicali della “cancel culture” in fondo hanno in mente, sembra fatta proprio apposta per scatenare pulsioni e ripulse di tipo irrazionale, di quell’irrazionale cioè, senza il quale oggi la guerra non sarebbe nemmeno concepibile.   Ma anche se l’internazionale socialista tornasse ad essere (ed è un augurio) la bandiera di un socialismo che il pendolo della storia facesse tornare ad essere anticomunista, la differenziazione di valori ormai presente ( e con simili caratteristiche) in tutta quella grande area di civilizzazione comune che chiamiamo Occidente (e che oggi tra l’altro le telecomunicazioni uniformano ancor di più) resterebbe in tutta la sua radicalità, sì da giustificare e direi quasi imporre, un’internazionale della libertà per difendere certi principi.  Bisogna che le destre democratiche di Salvini e Aznar, di Nethaniau e di Söder, del GOP e dei Tories e di tanti altri partiti nel Mondo e in Europa (insieme ai centristi orientati a destra dei Republicains, della CDU, di Forza Italia, dei liberali giapponesi) si coordino in una organizzazione di dimensioni e influenza mondiali.  Bisogna scegliere ed impegnarsi unitariamente insomma.    Ed è sempre più chiaro cosa significhi, è ancora e sempre la scelta tra la libertà e l’egualitarismo come valore primo di riferimento, scelta che oggi è resa un po’ più drammatica dal fatto che le sinistre, senza più il comunismo Russo come cattiva coscienza, sembrano riscoprire una voglia di imporre coercitivamente idee, valori e modelli su tutto e per tutti ( dalle libertà individuali, ai comportamenti, alle tasse) che mette l’inquietudine addosso .   Perché noi la pensiamo sempre come Thoreau,  noi consideriamo come un incubo   ” uno  che  si  installi  a  casa nostra,  fortemente  determinato a farci del bene ” .

Nel corso dei decenni, le alleanze politico militari dei popoli di quell’Occidente che tradizionalmente associamo al concetto di Mondo Libero, hanno tutto sommato garantito, pur con differenze non del tutto giustificate tra le nazioni, una efficace difesa dai pericoli esterni e questo durante tutto il periodo della guerra fredda dovuta alla presenza del comunismo in Russia, con la sua carica di espansione messianica.   Il pericolo esterno appunto, perché il pericolo che libertà e democrazia vengano piano piano snaturate ed erose dall’interno, da forze apparentemente locali, ma in realtà collegate da rapporti internazionali, rimane invece tutto e per tutto il Mondo Libero.  E non e’ qualcosa di teorico di cui stiamo parlando, perché abbiamo visto già parecchie volte influenzare dall’esterno gli avvenimenti politici interni di un paese, secondo una linea politica di sinistra mondiale, che non si segnala certo come la più rispettosa delle libertà individuali. Tralasciando la fase immediatamente postbellica dove, dall’Italia alla Corea, dall’Ungheria alla Cina, lo scontro comunismo democrazia fu diretto e senza sfumature e la diffamazione degli avversari (da De Gasperi ad Eisenhower) fu praticata essenzialmente dal Kominform e dai partiti comunisti collegati ad una struttura internazionale in fondo esterna al mondo occidentale,  é con l’inizio degli anni sessanta che la minaccia, pure restando internazionale, si sviluppò anche dall’interno.  La prima volta (in epoca recente ) fu con De Gaulle.  Fu con De Gaulle che tutta la sinistra internazionale ( sia socialista, che comunista, che “radical”) si  provò a criminalizzare un esponente politico, perché percepito come un fenomeno nuovo e cioè come l’esponente di una destra democratica (elettoralmente  ben più pericolosa di una autoritaria) anziché del solito centro arrendevole, rinunciatario e talvolta corrivo.  Accadde di tutto : pronunciamenti, prese di posizione, grida d’allarme, da un lato all’altro dell’oceano si gridò allo sbandamento e alla svolta autoritaria della Francia, se ne profetizzo’ l’isolamento, si disse ai francesi che Inglesi, Tedeschi, Italiani, Russi, ma anche Cinesi o neozelandesi erano preoccupati da De Gaulle .  Poi fu la volta di Goldwater.  Il senatore dell’Arizona fu dipinto come un dottor Stranamore deciso a scatenare la guerra, il suo conservatorismo come una rottura delle bene educate consuetudini bipartisan e, di nuovo, presentato agli americani e al mondo come fattore di isolamento dell’America.  Poi venne il turno di Margareth Tatcher, dipinta come la gretta figlia d’un bottegaio che avrebbe voluto riportare i lavoratori alle tristi condizioni del secolo scorso e, di nuovo, avrebbe spinto la Gran Bretagna fuori dall’Europa, fuori dall’occidente, fuori dal mondo civile.  Un record si segnò con Reagan, anche qui le conclamate posizioni di destra democratica, conservatrice e liberal-nazionale, del candidato repubblicano, furono dipinte come un attentato alla democrazia e alla distensione e si calcò duro anche sul personaggio, ricordato  sbrigativamente come “attore” ( quasi a far dimenticare gli studi in economia e in giurisprudenza ed il governatorato della California ) dichiarato filo-tedesco ( qualifica quasi considerata come sinonimo di simpatie autoritarie ) e facilone in economia  ( la Reaganomics).   Ma, ancora una volta, il leit-motiv fu l’isolamento, l’isolamento a cui Reagan avrebbe condannato gli Stati Uniti,  rovinando le loro relazioni internazionali.   Fu poi la volta del centro destra Italiano e la pressione internazionale si esercitò, ora contro Berlusconi, ora contro Fini, ora contro tutti e due, sempre e al solito denunciando ipotetici pericoli per la democrazia e rischi di isolamento per l’Italia e infine, incredibilmente, fu la volta della destra Israeliana, quando quel democratico occidentale (e Dio sa quanto ce ne sia bisogno, in quell’area  percorsa da ventate di integralismo religioso) di Benjamin Netaniahu, venne indicato come un iper nazionalista di destra, pericoloso addirittura per l’intero Medioriente. Le vere e proprie campagne di disinformazione di oggi, le ennesime, contro Orban, Marine Le Pen, Salvini o Trump (addirittura accusato di golpismo mentre era ancora presidente in carica) sono poi sotto gli occhi di tutti.  Ora tutte queste aggressioni politiche (perché tali sono, soprattutto in termini di democrazia) e campagne di condizionamento sulla grande informazione, sono state rese possibili dall’avere, quasi in ogni paese, un gruppo collegato che diceva esattamente le stesse cose, rimbalzandole poi da un organo all’altro, per far credere alla popolazione della Nazione in campagna elettorale, che “tutto il mondo” sceglieva un candidato piuttosto che l’altro e sono venute, – mi spiace dirlo perché vuol dire che la nuova eredità del comunismo ci viene oggi purtroppo anche da ovest – dai radicali americani e dall’internazionale Socialista.  Spiace dirlo, soprattutto perché quest’ultima, che negli anni cinquanta fu una delle colonne della difesa del mondo libero, si è pian piano trasformata, sia per effetto del “ritorno alle origini” di alcuni suoi dirigenti, sia per effetto dell’ingresso, via via accentuatosi di ex comunisti, sia infine per una ibridizzazione con la peggiore irrazionalità verde, in qualche cosa che forse sarebbe ancora ingiusto definire “centrale di condizionamento”, ma che però almeno la fa venire alla mente e che comunque ha fatto grave torto a galantuomini e grandi statisti come Reagan o De Gaulle e ha inoltre condizionato, in maniera non completamente e candidamente dichiarata, le elezioni dei vari paesi.  Se tutto ciò è comprensibile (ma non giustificabile) da parte di un movimento, che in fondo ha avuto un tempo lo stato mondiale come utopia (negativa) di riferimento (donde l’esistenza stessa di un’Internazionale) e se del pari è altrettanto evidente che, purtroppo, i partiti liberali e nazionalisti avevano ovviamente meno inclinazione a collegarsi nel mondo, ora tutto ciò deve cambiare.  Occorre che i partiti che hanno la Libertà e la Patria (e dunque la democrazia, perché, solo in ambito nazionale in realtà noi la sappiamo definire e praticare) si uniscano in una internazionale della libertà, proprio per difendere questi valori.  In maniera scherzosa, ma non tanto, potremmo dire “isolazionisti di tutto il mondo unitevi”, più puntualmente dobbiamo dire in tutta serenità e a tutti coloro che amano la propria patria e la libertà e che vogliono difenderle efficacemente  :  liberali e patrioti di tutto il mondo unitevi .   Senza una “Internazionale della Libertà”, di destra, che raggruppi tutti coloro che hanno una concezione liberale, patriottica e religiosa ( che non vuol dire confessionale) e che vada dai Repubblicani americani al Likud Israeliano, passando per tutte le destre e i centro-destra ( nessuno escluso ) del mondo, la partita presto o tardi potrebbe essere perduta e, con essa, tutte assieme libertà, indipendenza e democrazia.  E prima o poi anche la pace.  Perché l’immensa struttura indistinta, omologante e totalizzante, capitalistica ma illiberale, che i socialisti e i radicali della “cancel culture” in fondo hanno in mente, sembra fatta proprio apposta per scatenare pulsioni e ripulse di tipo irrazionale, di quell’irrazionale cioè, senza il quale oggi la guerra non sarebbe nemmeno concepibile.   Ma anche se l’internazionale socialista tornasse ad essere (ed è un augurio) la bandiera di un socialismo che il pendolo della storia facesse tornare ad essere anticomunista, la differenziazione di valori ormai presente ( e con simili caratteristiche) in tutta quella grande area di civilizzazione comune che chiamiamo Occidente (e che oggi tra l’altro le telecomunicazioni uniformano ancor di più) resterebbe in tutta la sua radicalità, sì da giustificare e direi quasi imporre, un’internazionale della libertà per difendere certi principi.  Bisogna che le destre democratiche di Salvini e Aznar, di Nethaniau e di Söder, del GOP e dei Tories e di tanti altri partiti nel Mondo e in Europa (insieme ai centristi orientati a destra dei Republicains, della CDU, di Forza Italia, dei liberali giapponesi) si coordino in una organizzazione di dimensioni e influenza mondiali.  Bisogna scegliere ed impegnarsi unitariamente insomma.    Ed è sempre più chiaro cosa significhi, è ancora e sempre la scelta tra la libertà e l’egualitarismo come valore primo di riferimento, scelta che oggi è resa un po’ più drammatica dal fatto che le sinistre, senza più il comunismo Russo come cattiva coscienza, sembrano riscoprire una voglia di imporre coercitivamente idee, valori e modelli su tutto e per tutti ( dalle libertà individuali, ai comportamenti, alle tasse) che mette l’inquietudine addosso .   Perché noi la pensiamo sempre come Thoreau,  noi consideriamo come un incubo   ” uno  che  si  installi  a  casa nostra,  fortemente  determinato a farci del bene ” .

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