URSULA A TUTTO GAS

 

Non tutti i fiori sbocciano a primavera, quando dovrebbero. Alcuni, per farlo, aspettano l’estate. Altri ancora attendono l’autunno. Ci sono poi quei fiori che, dopo essersi persi in chiacchiere a primavera, dopo aver passato un’estate a prendere tempo e dopo aver scavallato l’autunno con la timidezza di una peonia stretta tra Mitteleuropa liberista a ogni costo e Paesi mediterranei mai così infuriati, aspettano l’inverno per mostrare muscoli e petali. Come una rosa che sboccia a gennaio, Ursula von der Leyen, bella ma troppo tardiva, batte la grancassa e annuncia roboanti vittorie europee sul gas: “Abbiamo dominato una crisi energetica senza precedenti”. Con quasi un anno di ritardo, però. E rinunciando al 20% dei consumi. Ursula von der Leyen festeggia i successi dell’Unione europea nella battaglia del gas. Che, nel pomeriggio di ieri, è precipitato a 55 euro al megawattora. Lo ha fatto venerdì sera, a Kiruna nella Lapponia svedese, durante una conferenza stampa. Merito, più che del resto, del price cap. Del tetto al gas che è stato approvato con un ritardo mostruoso. Causato (anche, se non soprattutto) dalle pressioni di industriali e per le considerazioni dei Ceo dell’energia Ue che temevano, insieme al price cap, l’avvento dell’apocalisse dei rifornimenti. Tutto è bene quel che finisce bene. Ma rimane il rammarico del tempo perso, “regalato” alla speculazione e pagato dalle famiglie, molte delle quali sono state costrette a tagliare persino sulla spese alimentare o addirittura a ricorrere al credito per far fronte alle spese legate alle bollette.
Dalla Svezia, la presidente della Commissione Ue ha rivendicato il successo: “Abbiamo dominato una crisi energetica senza precedenti. Abbiamo compensato i tagli del gas russo, diversificando verso altri fornitori affidabili. Siamo stati in grado di compensare senza interruzioni. Abbiamo avuto successo nel risparmio energetico, meno 20 per cento, ora”. Senza timidezza, von der Leyen spiega: “Stiamo scremando i sovra profitti delle aziende produttrici di energia, denaro che gli Stati membri possono investire per le famiglie e le imprese vulnerabili. Abbiamo introdotto un limite di prezzo. E abbiamo notevolmente accelerato le autorizzazioni per l’energia rinnovabile. Oggi possiamo dire che questo duro lavoro ha dato i suoi frutti”.
Già, ma solo dopo un’estenuante trattativa in cui s’è dovuta sfiorare più volte la dissoluzione dell’Ue prima di convincersi che, probabilmente, Mario Draghi (uno che di speculazioni e mercati se ne intende) aveva ragione a battere i pugni sul tavolo. Per Von der Leyen, il tetto è solo una delle concause. Sicuramente lo è. Ma è innegabile che la spirale, anzi il tracollo, dei prezzi del gas sul Ttf di Amsterdam, si sia avviato con la decisione di portare a 180 euro il limite per il costo. Adesso la baronessa tedesca alla guida del governo Ue può rivendicare che “i prezzi del gas oggi sono ora più bassi di quanto non fossero prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Per i contratti future olandesi sono scesi di oltre l’80% da agosto. I nostri livelli di stoccaggio sono pieni all’83%, tra i livelli più alti mai registrati in questo periodo dell’anno”. Tuttavia, von der Leyen sa che non si può abbassare la guardia: “Abbiamo messo in campo il doppio della capacità di energia rinnovabile rispetto a quanto previsto l’anno scorso. Ma sappiamo anche che non siamo fuori pericolo in questo momento. Dobbiamo continuare il nostro lavoro per rendere l’energia più accessibile per gli europei”.
Mentre Von der Leyen (con almeno sette-otto mesi di ritardo) fiorisce d’orgoglio europeo e riscalda con le sue parole i freddi mari del Nord, sul Bosforo si stringe e cementa l’alleanza tra Mosca e Istanbul. Erdogan e Putin, infatti, avrebbero ripreso a parlare del Turkstream, il gasdotto che dovrebbe collegare i giacimenti russi all’Europa, o quantomeno alla penisola anatolica. Ciò accade mentre, al Ttf di Amsterdam, il costo del gas sprofonda toccando la quotazione dei 55 euro al Mhw.

 

Non tutti i fiori sbocciano a primavera, quando dovrebbero. Alcuni, per farlo, aspettano l’estate. Altri ancora attendono l’autunno. Ci sono poi quei fiori che, dopo essersi persi in chiacchiere a primavera, dopo aver passato un’estate a prendere tempo e dopo aver scavallato l’autunno con la timidezza di una peonia stretta tra Mitteleuropa liberista a ogni costo e Paesi mediterranei mai così infuriati, aspettano l’inverno per mostrare muscoli e petali. Come una rosa che sboccia a gennaio, Ursula von der Leyen, bella ma troppo tardiva, batte la grancassa e annuncia roboanti vittorie europee sul gas: “Abbiamo dominato una crisi energetica senza precedenti”. Con quasi un anno di ritardo, però. E rinunciando al 20% dei consumi. Ursula von der Leyen festeggia i successi dell’Unione europea nella battaglia del gas. Che, nel pomeriggio di ieri, è precipitato a 55 euro al megawattora. Lo ha fatto venerdì sera, a Kiruna nella Lapponia svedese, durante una conferenza stampa. Merito, più che del resto, del price cap. Del tetto al gas che è stato approvato con un ritardo mostruoso. Causato (anche, se non soprattutto) dalle pressioni di industriali e per le considerazioni dei Ceo dell’energia Ue che temevano, insieme al price cap, l’avvento dell’apocalisse dei rifornimenti. Tutto è bene quel che finisce bene. Ma rimane il rammarico del tempo perso, “regalato” alla speculazione e pagato dalle famiglie, molte delle quali sono state costrette a tagliare persino sulla spese alimentare o addirittura a ricorrere al credito per far fronte alle spese legate alle bollette.
Dalla Svezia, la presidente della Commissione Ue ha rivendicato il successo: “Abbiamo dominato una crisi energetica senza precedenti. Abbiamo compensato i tagli del gas russo, diversificando verso altri fornitori affidabili. Siamo stati in grado di compensare senza interruzioni. Abbiamo avuto successo nel risparmio energetico, meno 20 per cento, ora”. Senza timidezza, von der Leyen spiega: “Stiamo scremando i sovra profitti delle aziende produttrici di energia, denaro che gli Stati membri possono investire per le famiglie e le imprese vulnerabili. Abbiamo introdotto un limite di prezzo. E abbiamo notevolmente accelerato le autorizzazioni per l’energia rinnovabile. Oggi possiamo dire che questo duro lavoro ha dato i suoi frutti”.
Già, ma solo dopo un’estenuante trattativa in cui s’è dovuta sfiorare più volte la dissoluzione dell’Ue prima di convincersi che, probabilmente, Mario Draghi (uno che di speculazioni e mercati se ne intende) aveva ragione a battere i pugni sul tavolo. Per Von der Leyen, il tetto è solo una delle concause. Sicuramente lo è. Ma è innegabile che la spirale, anzi il tracollo, dei prezzi del gas sul Ttf di Amsterdam, si sia avviato con la decisione di portare a 180 euro il limite per il costo. Adesso la baronessa tedesca alla guida del governo Ue può rivendicare che “i prezzi del gas oggi sono ora più bassi di quanto non fossero prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Per i contratti future olandesi sono scesi di oltre l’80% da agosto. I nostri livelli di stoccaggio sono pieni all’83%, tra i livelli più alti mai registrati in questo periodo dell’anno”. Tuttavia, von der Leyen sa che non si può abbassare la guardia: “Abbiamo messo in campo il doppio della capacità di energia rinnovabile rispetto a quanto previsto l’anno scorso. Ma sappiamo anche che non siamo fuori pericolo in questo momento. Dobbiamo continuare il nostro lavoro per rendere l’energia più accessibile per gli europei”.
Mentre Von der Leyen (con almeno sette-otto mesi di ritardo) fiorisce d’orgoglio europeo e riscalda con le sue parole i freddi mari del Nord, sul Bosforo si stringe e cementa l’alleanza tra Mosca e Istanbul. Erdogan e Putin, infatti, avrebbero ripreso a parlare del Turkstream, il gasdotto che dovrebbe collegare i giacimenti russi all’Europa, o quantomeno alla penisola anatolica. Ciò accade mentre, al Ttf di Amsterdam, il costo del gas sprofonda toccando la quotazione dei 55 euro al Mhw.
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli