Usa-Cina, la guerra digitale delle valute

Diventa digitale la sfida geopolitica delle valute, l’ultimo atto ostile di una competizione destinata ad inasprirsi è firmato dagli Stati Uniti, che sembrano avere tutta l’intenzione di piazzare delle barriere all’ingresso dei pagamenti digitali targati Cina. L’iniziativa, destinata certamente a scatenare reazioni, è dei senatori repubblicani Tom Cotton, Marco Rubio e Mike Braun, che nei giorni scorsi hanno presentato un disegno di legge col quale si vuole impedire agli app store statunitensi, tra cui Apple e Google, di ospitare app che consentono di effettuare pagamenti con la valuta digitale cinese.
Nel testo si stabilisce che le società che possiedono o controllano gli app store “non trasporteranno o supporteranno alcuna app sulle loro piattaforme negli Stati Uniti che consenta transazioni in e-CNY”. Il timore è che il sistema di pagamento possa consentire a Pechino di spiare gli americani attraverso un’intrusione nelle loro transazioni. Secondo i presentatori, l’e-yuan, la moneta digitale di Pechino, potrebbe fornire al governo cinese “la visibilità in tempo reale di tutte le transazioni sulla rete, ponendo problemi di privacy e sicurezza per gli americani che si associano”. In ambienti repubblicani si sostiene che l’iniziativa dei tre senatori si è resa necessaria nel momento in cui l’app di messaggistica WeChat, di proprietà della cinese Tencent, ha annunciato che inizierà a supportare la valuta. E anche Alipay, l’app di pagamento di proprietà di Jack Ma, ha iniziato ad accettare la valuta digitale. Entrambe le app sono disponibili negli App Store di Apple e Google.
In realtà la preoccupazione americana di una potenziale attività di spionaggio si è affacciata da tempo. In un rapporto del gennaio dello scorso anno, il Center for a New American Security, un think tank con sede a Washington, sosteneva che la valuta digitale cinese e il sistema di pagamenti elettronici “probabilmente saranno un vantaggio per la sorveglianza della Cina nell’economia e per l’interferenza del governo nel vite dei cittadini cinesi”.
Un’azione, quella contro le potenziali minacce alla sicurezza nazionale prodotte dalla Cina, che mette d’accordo repubblicani e democratici in seno al Congresso ma la volontà bipartisan non è garanzia di approvazione del disegno di legge prima delle elezioni di medio termine. Anche se l’amministrazione Biden è molto impegnata nella rincorsa allo yuan digitale, da tempo preoccupata che la moneta virtuale cinese possa diventare una reale alternativa al dollaro nei sistemi di pagamento internazionali, eludendo la piattaforma di messaggistica Swift e le sanzioni ad essa connesse.
Intanto non si è fatta attendere la risposta della Cina, che attraverso l’ambasciata a Washington ha definito il disegno di legge “un altro esempio di prepotenza arbitraria degli Stati Uniti su società straniere abusando del potere statale sul terreno insostenibile della sicurezza nazionale”.

Diventa digitale la sfida geopolitica delle valute, l’ultimo atto ostile di una competizione destinata ad inasprirsi è firmato dagli Stati Uniti, che sembrano avere tutta l’intenzione di piazzare delle barriere all’ingresso dei pagamenti digitali targati Cina. L’iniziativa, destinata certamente a scatenare reazioni, è dei senatori repubblicani Tom Cotton, Marco Rubio e Mike Braun, che nei giorni scorsi hanno presentato un disegno di legge col quale si vuole impedire agli app store statunitensi, tra cui Apple e Google, di ospitare app che consentono di effettuare pagamenti con la valuta digitale cinese.
Nel testo si stabilisce che le società che possiedono o controllano gli app store “non trasporteranno o supporteranno alcuna app sulle loro piattaforme negli Stati Uniti che consenta transazioni in e-CNY”. Il timore è che il sistema di pagamento possa consentire a Pechino di spiare gli americani attraverso un’intrusione nelle loro transazioni. Secondo i presentatori, l’e-yuan, la moneta digitale di Pechino, potrebbe fornire al governo cinese “la visibilità in tempo reale di tutte le transazioni sulla rete, ponendo problemi di privacy e sicurezza per gli americani che si associano”. In ambienti repubblicani si sostiene che l’iniziativa dei tre senatori si è resa necessaria nel momento in cui l’app di messaggistica WeChat, di proprietà della cinese Tencent, ha annunciato che inizierà a supportare la valuta. E anche Alipay, l’app di pagamento di proprietà di Jack Ma, ha iniziato ad accettare la valuta digitale. Entrambe le app sono disponibili negli App Store di Apple e Google.
In realtà la preoccupazione americana di una potenziale attività di spionaggio si è affacciata da tempo. In un rapporto del gennaio dello scorso anno, il Center for a New American Security, un think tank con sede a Washington, sosteneva che la valuta digitale cinese e il sistema di pagamenti elettronici “probabilmente saranno un vantaggio per la sorveglianza della Cina nell’economia e per l’interferenza del governo nel vite dei cittadini cinesi”.
Un’azione, quella contro le potenziali minacce alla sicurezza nazionale prodotte dalla Cina, che mette d’accordo repubblicani e democratici in seno al Congresso ma la volontà bipartisan non è garanzia di approvazione del disegno di legge prima delle elezioni di medio termine. Anche se l’amministrazione Biden è molto impegnata nella rincorsa allo yuan digitale, da tempo preoccupata che la moneta virtuale cinese possa diventare una reale alternativa al dollaro nei sistemi di pagamento internazionali, eludendo la piattaforma di messaggistica Swift e le sanzioni ad essa connesse.
Intanto non si è fatta attendere la risposta della Cina, che attraverso l’ambasciata a Washington ha definito il disegno di legge “un altro esempio di prepotenza arbitraria degli Stati Uniti su società straniere abusando del potere statale sul terreno insostenibile della sicurezza nazionale”.

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