Usa, incubo Uvalde: arrestato bambino di dieci anni. Minacciava una strage a scuola

Il bambino, che a quanto emerge avrebbe appena dieci anni, è un alunno della Patriot Elementary School di Cape Coral, una delle città più grandi e popolose della Florida. Il giovane studente, sabato sera, è stato ammanettato dalla polizia e portato via con una volante. Una scena avvilente, considerato che a finire in manette è stato un fanciullo. Ma secondo Carmine Marceno, sceriffo della contea di Lee, il ragazzino se lo sarebbe meritato: “Il comportamento di questo studente è stato disgustoso, soprattutto dopo la recente tragedia di Uvalde, in Texas”, ha dichiarato in conferenza stampa. “Assicurarsi che i nostri figli siano al sicuro è fondamentale”, insiste l’ufficiale. La squadra dello sceriffo che si occupa di intervenire proprio in caso di allarme “school shooting”, sarebbe stata avvertita dei messaggi inquietanti provenienti dal bimbo. A questo punto, considerata la giovane età del potenziale killer, a prendere in carico il caso è stata la divisione investigativa dei servizi minorili. Marceno ha lodato la rapidità dei suoi agenti, che si sarebbero messi immediatamente all’opera per sventare una nuova tragedia. “Avremo legge e ordine nelle nostre scuole! La mia squadra non ha esitato un secondo… non un solo secondo, per indagare su questa minaccia”, ha rivendicato ancora lo sceriffo. L’eclatante arresto di un bambino di dieci anni sembrerebbe motivato dall’effettiva e legittima paura di una nuova carneficina, ma anche (e soprattutto) dal fatto che negli Usa, dopo la sparatoria alla Robb Elementary School, stiano imperversando sui media polemiche circa l’operato degli ufficiali di polizia presenti sul posto. In Texas, infatti, gli agenti avrebbero impiegato più di un’ora per entrare nella scuola elementare teatro della tragedia. Lasso di tempo durante il quale Salvator Ramos ha purtroppo agito indisturbato, uccidendo diciannove studenti di quarta elementare e due insegnanti, prima di essere abbattuto da una squadra speciale. Gli investigatori hanno interrogato il bimbo della Florida (il cui nome non è stato diffuso proprio in ragione della sua giovane età) e dopo il colloquio hanno optato per l’arresto. “Adesso non è il momento di comportarsi come un piccolo delinquente. Non è divertente” – ha scritto lo sceriffo Marceno su Twitter, immortalandosi assieme alla sua squadra-, “questo bambino ha innescato un falso allarme e ora sta vivendo le vere conseguenze”. Va notato che anche Peyton Gendron, il killer diciottenne che ha ucciso dieci persone a Buffalo agli inizi di maggio, già un anno fa fu segnalato alla polizia, poi prelevato da alcuni soldati e infine tenuto sotto osservazione in un istituto psichiatrico. Ciò accadde proprio in virtù di alcuni messaggi inquietanti scritti dal teenager sui social, nei quali minacciava di aggredire i suoi compagni di scuola. Un anno dopo, tuttavia, è riuscito comunque ad entrare in possesso di un’arma semiautomatica e a compiere un eccidio. Segno evidente che l’intervento immediato non basta, a sé stante, a scongiurare nuovi drammi. Una sola cosa è certa: il bimbo arrestato sabato e sbattuto sulle prime pagine dei giornali non dimenticherà tanto facilmente quanto accaduto.

Il bambino, che a quanto emerge avrebbe appena dieci anni, è un alunno della Patriot Elementary School di Cape Coral, una delle città più grandi e popolose della Florida. Il giovane studente, sabato sera, è stato ammanettato dalla polizia e portato via con una volante. Una scena avvilente, considerato che a finire in manette è stato un fanciullo. Ma secondo Carmine Marceno, sceriffo della contea di Lee, il ragazzino se lo sarebbe meritato: “Il comportamento di questo studente è stato disgustoso, soprattutto dopo la recente tragedia di Uvalde, in Texas”, ha dichiarato in conferenza stampa. “Assicurarsi che i nostri figli siano al sicuro è fondamentale”, insiste l’ufficiale. La squadra dello sceriffo che si occupa di intervenire proprio in caso di allarme “school shooting”, sarebbe stata avvertita dei messaggi inquietanti provenienti dal bimbo. A questo punto, considerata la giovane età del potenziale killer, a prendere in carico il caso è stata la divisione investigativa dei servizi minorili. Marceno ha lodato la rapidità dei suoi agenti, che si sarebbero messi immediatamente all’opera per sventare una nuova tragedia. “Avremo legge e ordine nelle nostre scuole! La mia squadra non ha esitato un secondo… non un solo secondo, per indagare su questa minaccia”, ha rivendicato ancora lo sceriffo. L’eclatante arresto di un bambino di dieci anni sembrerebbe motivato dall’effettiva e legittima paura di una nuova carneficina, ma anche (e soprattutto) dal fatto che negli Usa, dopo la sparatoria alla Robb Elementary School, stiano imperversando sui media polemiche circa l’operato degli ufficiali di polizia presenti sul posto. In Texas, infatti, gli agenti avrebbero impiegato più di un’ora per entrare nella scuola elementare teatro della tragedia. Lasso di tempo durante il quale Salvator Ramos ha purtroppo agito indisturbato, uccidendo diciannove studenti di quarta elementare e due insegnanti, prima di essere abbattuto da una squadra speciale. Gli investigatori hanno interrogato il bimbo della Florida (il cui nome non è stato diffuso proprio in ragione della sua giovane età) e dopo il colloquio hanno optato per l’arresto. “Adesso non è il momento di comportarsi come un piccolo delinquente. Non è divertente” – ha scritto lo sceriffo Marceno su Twitter, immortalandosi assieme alla sua squadra-, “questo bambino ha innescato un falso allarme e ora sta vivendo le vere conseguenze”. Va notato che anche Peyton Gendron, il killer diciottenne che ha ucciso dieci persone a Buffalo agli inizi di maggio, già un anno fa fu segnalato alla polizia, poi prelevato da alcuni soldati e infine tenuto sotto osservazione in un istituto psichiatrico. Ciò accadde proprio in virtù di alcuni messaggi inquietanti scritti dal teenager sui social, nei quali minacciava di aggredire i suoi compagni di scuola. Un anno dopo, tuttavia, è riuscito comunque ad entrare in possesso di un’arma semiautomatica e a compiere un eccidio. Segno evidente che l’intervento immediato non basta, a sé stante, a scongiurare nuovi drammi. Una sola cosa è certa: il bimbo arrestato sabato e sbattuto sulle prime pagine dei giornali non dimenticherà tanto facilmente quanto accaduto.

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