Vacanza, è il nuovo stress. Meglio godersela in città

Chi ha inventato questa, ha dei problemi seri, verrebbe da dire. Eppure se si si va a cercare il significato della parola burnout da vacanza, ci sono più pagine di quanto si possa immaginare. Incredibile, ma vero, ora che, per alcuni, quelli che sono goduti (o patiti, come si potrà leggere) le vacanze sono terminate, c’è chi, tirando le somme, vede il periodo di stop come una qualsiasi altra fonte di stress. Capoufficio che state leggendo, fermatevi qui, e non fatevi venire strane idee.

Il burnout da vacanza, secondo gli esperti, esiste e fa danni. Spieghiamoci meglio: per molti staccare la spina è tutto tranne che una cosa facile. Vero che il periodo non è così invitante da vivere con leggerezza: due anni di pandemia, la guerra, il governo dei migliori che dura quanto un paio di mutande in un porno, sicuramente non ti caricano le endorfine. Se tutto gravita nell’incertezza, anche rilassarsi in vacanza diventa un’opzione. Ma è anche vero che le batterie in qualche modo vanno ricaricate, quindi, per chi è ancora in tempo, qualche consiglio per non trovarsi a dover vedere i preparativi e i soggiorni vacanzieri come ulteriori motivi di stanchezza.

Turisti a casa propria. La prima estate post pandemia ci ha insegnato a goderci le vacanze anche vicino a casa. Il turista è cambiato: specie se il tempo è poco, è sufficiente abolire o mettere in pausa l’equazione vacanza-uguale-km da casa e concentrarsi sulle bellezze intorno a noi. Il turismo domestico, le spa a pochi minuti da casa, le attività outdoor che diamo per scontate, così come le staycation (vacanze nelle quali non ti muovi letteralmente dall’albergo, facendo tutto lì) nella propria città, sono comunque vacanze. C’è poco da snobbare: se si chiede a un residente di una qualsiasi città se frequenta abitualmente i musei urbani, se conosce le trattorie più tipiche o i parchi e le riserve appena fuori porta, probabilmente ti risponde di no. Sono le classiche cose a portata di mano, e per questo facilmente rimandabili. A chi si sente in fase di esaurimento alla sola idea di organizzare viaggi, fare bagagli, gestire spostamenti, figli o cani, proponete la guida della propria città. Se vi ride in faccia, mandatelo a lamentarsi da qualcun altro.

Mail, numeri aziendali, social e tutto ciò che per abitudine continuiamo a guardare, andrebbero disabilitati, avvisando, con gli appositi messaggi preimpostati, quanto durerà il break .
Spegniamo la sveglia. Non serve. Se quella biologica ci fa svegliare quando siamo inutili al mondo e a noi stessi, rigiriamoci nel letto. O guardiamo una serie, leggiamo un libro, tenendoci lontani da qualsiasi bisogno di rimanere sintonizzati sugli orari di lavoro.

Colazione a casa tutta la vita. O tutta la vacanza. Possibilmente, per chi non vive solo, tutti insieme, momento raro quando c’è chi deve correre in ufficio e chi a scuola. Da preparare con cura, golosità e viziandoci.

Facciamo il pieno di ossigeno. Una passeggiata al giorno, di un’ora, nelle ore fresche, è un booster incredibile per ricaricarsi e una buona abitudine da portarsi dietro anche al ritorno. La creatività, in qualsiasi espressione si esprima, è un prendersi una pausa da ciò che inquadra spazio e attività in uno schema, mettendo da parte un pezzo di noi che non vede l’ora di venir fuori. In buona sostanza, è un prenderci una vacanza da noi stessi, per farci sostituire dal nostro alter ego creativo in shorts e maglietta.

Cambiamo look. Sgomberiamo subito il campo dalla prima cosa che viene in mente. Nel 2022 c’è ancora chi torna a casa dai tropici con le treccine e i tatuaggi all’henné. Ecco non era questo il significato. Il look vacanza sia tutto ciò che ci mette a nostro agio, e che sfugge al dress code dell’ufficio. Basta non svaccare e non abbrutirsi con la scusa del caldo. Godiamoci anche l’ozio vero e proprio, parola sparita dal nostro dizionario. Il dolce far niente, fine a se stesso. La vacanza non è il momento ideale per finire la nota spese, imporsi di arrivare all’ultima pagina del tomo che abbiamo scelto come libro giallo che però non siamo riusciti a portare a termine, per dipingere la staccionata o per controllare che nella cuccia del cane non siano finiti quel tot di migliaia di euro che non ci ritroviamo nell’estratto conto: quelli li abbiamo spesi in benzina, al supermercato, dal verduraio e ce li ritroveremo addebitati in bolletta perché abbiamo osato accendere il condizionatore. Potete non credere nelle favole ma i Draghi esistono ed esisteranno fino alla fine ufficiale delle vacanze. Poi vedremo. 

Chi ha inventato questa, ha dei problemi seri, verrebbe da dire. Eppure se si si va a cercare il significato della parola burnout da vacanza, ci sono più pagine di quanto si possa immaginare. Incredibile, ma vero, ora che, per alcuni, quelli che sono goduti (o patiti, come si potrà leggere) le vacanze sono terminate, c’è chi, tirando le somme, vede il periodo di stop come una qualsiasi altra fonte di stress. Capoufficio che state leggendo, fermatevi qui, e non fatevi venire strane idee.

Il burnout da vacanza, secondo gli esperti, esiste e fa danni. Spieghiamoci meglio: per molti staccare la spina è tutto tranne che una cosa facile. Vero che il periodo non è così invitante da vivere con leggerezza: due anni di pandemia, la guerra, il governo dei migliori che dura quanto un paio di mutande in un porno, sicuramente non ti caricano le endorfine. Se tutto gravita nell’incertezza, anche rilassarsi in vacanza diventa un’opzione. Ma è anche vero che le batterie in qualche modo vanno ricaricate, quindi, per chi è ancora in tempo, qualche consiglio per non trovarsi a dover vedere i preparativi e i soggiorni vacanzieri come ulteriori motivi di stanchezza.

Turisti a casa propria. La prima estate post pandemia ci ha insegnato a goderci le vacanze anche vicino a casa. Il turista è cambiato: specie se il tempo è poco, è sufficiente abolire o mettere in pausa l’equazione vacanza-uguale-km da casa e concentrarsi sulle bellezze intorno a noi. Il turismo domestico, le spa a pochi minuti da casa, le attività outdoor che diamo per scontate, così come le staycation (vacanze nelle quali non ti muovi letteralmente dall’albergo, facendo tutto lì) nella propria città, sono comunque vacanze. C’è poco da snobbare: se si chiede a un residente di una qualsiasi città se frequenta abitualmente i musei urbani, se conosce le trattorie più tipiche o i parchi e le riserve appena fuori porta, probabilmente ti risponde di no. Sono le classiche cose a portata di mano, e per questo facilmente rimandabili. A chi si sente in fase di esaurimento alla sola idea di organizzare viaggi, fare bagagli, gestire spostamenti, figli o cani, proponete la guida della propria città. Se vi ride in faccia, mandatelo a lamentarsi da qualcun altro.

Mail, numeri aziendali, social e tutto ciò che per abitudine continuiamo a guardare, andrebbero disabilitati, avvisando, con gli appositi messaggi preimpostati, quanto durerà il break .
Spegniamo la sveglia. Non serve. Se quella biologica ci fa svegliare quando siamo inutili al mondo e a noi stessi, rigiriamoci nel letto. O guardiamo una serie, leggiamo un libro, tenendoci lontani da qualsiasi bisogno di rimanere sintonizzati sugli orari di lavoro.

Colazione a casa tutta la vita. O tutta la vacanza. Possibilmente, per chi non vive solo, tutti insieme, momento raro quando c’è chi deve correre in ufficio e chi a scuola. Da preparare con cura, golosità e viziandoci.

Facciamo il pieno di ossigeno. Una passeggiata al giorno, di un’ora, nelle ore fresche, è un booster incredibile per ricaricarsi e una buona abitudine da portarsi dietro anche al ritorno. La creatività, in qualsiasi espressione si esprima, è un prendersi una pausa da ciò che inquadra spazio e attività in uno schema, mettendo da parte un pezzo di noi che non vede l’ora di venir fuori. In buona sostanza, è un prenderci una vacanza da noi stessi, per farci sostituire dal nostro alter ego creativo in shorts e maglietta.

Cambiamo look. Sgomberiamo subito il campo dalla prima cosa che viene in mente. Nel 2022 c’è ancora chi torna a casa dai tropici con le treccine e i tatuaggi all’henné. Ecco non era questo il significato. Il look vacanza sia tutto ciò che ci mette a nostro agio, e che sfugge al dress code dell’ufficio. Basta non svaccare e non abbrutirsi con la scusa del caldo. Godiamoci anche l’ozio vero e proprio, parola sparita dal nostro dizionario. Il dolce far niente, fine a se stesso. La vacanza non è il momento ideale per finire la nota spese, imporsi di arrivare all’ultima pagina del tomo che abbiamo scelto come libro giallo che però non siamo riusciti a portare a termine, per dipingere la staccionata o per controllare che nella cuccia del cane non siano finiti quel tot di migliaia di euro che non ci ritroviamo nell’estratto conto: quelli li abbiamo spesi in benzina, al supermercato, dal verduraio e ce li ritroveremo addebitati in bolletta perché abbiamo osato accendere il condizionatore. Potete non credere nelle favole ma i Draghi esistono ed esisteranno fino alla fine ufficiale delle vacanze. Poi vedremo. 

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