Vaiolo delle scimmie: se ne sa poco, ma la vaccinazione è già partita

“Questo virus non è il Covid” e la situazione “è contenibile”, in particolare nei Paesi non endemici. Ieri sera l’epidemiologa Maria Van Kerkhove, esperta dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha speso altre parole rassicuranti sul vaiolo delle scimmie. Tuttavia la guardia resta molto alta. Non per l’entità del virus in sé, che da quel che emerge si sta manifestando in modo lieve nelle persone contagiate, bensì per le possibili misure di contenimento. Il Covid, d’altronde, ha creato un precedente: gli isolamenti, i lockdown, gli obblighi surrettizi ai trattamenti sanitari hanno smesso i panni dei tabù e si sono consolidati come prassi.

Non stupisce, allora, che pur essendo finora soltanto quattro i casi registrati in Italia, soltanto nel Lazio quindici persone siano finite in isolamento in quanto contatti stretti. La chiamano la linea della prudenza ed è alla stregua della raccomandazione diffusa dall’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (Ukhsa) a un isolamento di ventuno giorni per chi abbia avuto contatti diretti o all’interno della propria famiglia con casi confermati di vaiolo delle scimmie. Sempre in Regno Unito, dove i casi confermati sono saliti a cinquantasei, è già partita intanto la vaccinazione dei contatti ad alto rischio. La stessa Ukhsa ha infatti riferito: “Fino alle 10 del 23 maggio, oltre mille dosi” di vaccino anti-vaiolo “sono state fornite, o stanno per esserlo, alle strutture del Servizio sanitario nazionale”. Ne rimangono da distribuire altre 3.500 in tutto il Regno Unito. Nella stessa nota la Ukhsa sottolinea inoltre di avere “acquistato forniture di un vaccino sicuro contro il vaiolo”, l’Imvanex, prodotto dal laboratorio danese Bavarian Nordik. Il siero, rende noto ancora l’Agenzia britannica, “viene offerto ai contatti stretti identificati di persone alle quali è stato diagnosticato il vaiolo delle scimmie, per ridurre il rischio di infezioni sintomatiche e malattie gravi”. Stando a quanto emerso da uno studio, l’Imvanex sarebbe in grado di prevenire lo sviluppo della malattia se somministrato nei primi quattro giorni dopo essere entrati in contatto con il virus, mentre attenua i sintomi se somministrato successivamente, fino al dodicesimo giorno.

Il Regno Unito, in realtà, non è il primo ad aver lanciato la vaccinazione. La scorsa settimana è stato il turno della Spagna, laddove, specificatamente alle Canarie, si registra un possibile focolaio. La nazione iberica è partita con la strategia vaccinale “ad anello”, già utilizzata nel 1977 per sradicare il vaiolo: consiste nell’isolare e vaccinare i contatti stretti delle persone contagiate creando così, appunto, degli “anelli” attorno ai positivi, finché le catene di trasmissione non si esauriscono.

E l’invito per arginare le catene di trasmissione da parte dell’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) è stato pubblicato ieri sera: “Concentrarsi sulla tempestiva identificazione, gestione, tracciamento dei contatti” e “rivedere la disponibilità di vaccini contro il vaiolo, antivirali e dispositivi di protezione individuale per gli operatori sanitari”. Ma mentre le siringhe gravide di vaccino hanno già iniziato ad agire, si attendono i risultati delle analisi delle sequenze genetiche per capire se il vaiolo delle scimmie sia mutato e, a quel punto, sviluppare esperimenti e cure specifiche. A tal proposito l’Istituto “Spallanzani” di Roma ha fatto sapere che in settimana isolerà il virus in laboratorio, come già hanno fatto dei ricercatori in Portogallo nelle scorse ore.

“Questo virus non è il Covid” e la situazione “è contenibile”, in particolare nei Paesi non endemici. Ieri sera l’epidemiologa Maria Van Kerkhove, esperta dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha speso altre parole rassicuranti sul vaiolo delle scimmie. Tuttavia la guardia resta molto alta. Non per l’entità del virus in sé, che da quel che emerge si sta manifestando in modo lieve nelle persone contagiate, bensì per le possibili misure di contenimento. Il Covid, d’altronde, ha creato un precedente: gli isolamenti, i lockdown, gli obblighi surrettizi ai trattamenti sanitari hanno smesso i panni dei tabù e si sono consolidati come prassi.

Non stupisce, allora, che pur essendo finora soltanto quattro i casi registrati in Italia, soltanto nel Lazio quindici persone siano finite in isolamento in quanto contatti stretti. La chiamano la linea della prudenza ed è alla stregua della raccomandazione diffusa dall’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (Ukhsa) a un isolamento di ventuno giorni per chi abbia avuto contatti diretti o all’interno della propria famiglia con casi confermati di vaiolo delle scimmie. Sempre in Regno Unito, dove i casi confermati sono saliti a cinquantasei, è già partita intanto la vaccinazione dei contatti ad alto rischio. La stessa Ukhsa ha infatti riferito: “Fino alle 10 del 23 maggio, oltre mille dosi” di vaccino anti-vaiolo “sono state fornite, o stanno per esserlo, alle strutture del Servizio sanitario nazionale”. Ne rimangono da distribuire altre 3.500 in tutto il Regno Unito. Nella stessa nota la Ukhsa sottolinea inoltre di avere “acquistato forniture di un vaccino sicuro contro il vaiolo”, l’Imvanex, prodotto dal laboratorio danese Bavarian Nordik. Il siero, rende noto ancora l’Agenzia britannica, “viene offerto ai contatti stretti identificati di persone alle quali è stato diagnosticato il vaiolo delle scimmie, per ridurre il rischio di infezioni sintomatiche e malattie gravi”. Stando a quanto emerso da uno studio, l’Imvanex sarebbe in grado di prevenire lo sviluppo della malattia se somministrato nei primi quattro giorni dopo essere entrati in contatto con il virus, mentre attenua i sintomi se somministrato successivamente, fino al dodicesimo giorno.

Il Regno Unito, in realtà, non è il primo ad aver lanciato la vaccinazione. La scorsa settimana è stato il turno della Spagna, laddove, specificatamente alle Canarie, si registra un possibile focolaio. La nazione iberica è partita con la strategia vaccinale “ad anello”, già utilizzata nel 1977 per sradicare il vaiolo: consiste nell’isolare e vaccinare i contatti stretti delle persone contagiate creando così, appunto, degli “anelli” attorno ai positivi, finché le catene di trasmissione non si esauriscono.

E l’invito per arginare le catene di trasmissione da parte dell’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) è stato pubblicato ieri sera: “Concentrarsi sulla tempestiva identificazione, gestione, tracciamento dei contatti” e “rivedere la disponibilità di vaccini contro il vaiolo, antivirali e dispositivi di protezione individuale per gli operatori sanitari”. Ma mentre le siringhe gravide di vaccino hanno già iniziato ad agire, si attendono i risultati delle analisi delle sequenze genetiche per capire se il vaiolo delle scimmie sia mutato e, a quel punto, sviluppare esperimenti e cure specifiche. A tal proposito l’Istituto “Spallanzani” di Roma ha fatto sapere che in settimana isolerà il virus in laboratorio, come già hanno fatto dei ricercatori in Portogallo nelle scorse ore.

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