Venezia contemporanea

di BENEDETTA BASILE

Barbati Gallery organizza un nuovo programma espositivo che valorizza il contesto artistico veneziano.
La galleria sulla laguna ospiterà le opere di artisti contemporanei locali, per sostenere la produzione culturale della Città di Venezia.
La prima edizione di Genius Loci è la mostra personale intitolata Fuoco, vuoto dell’artista veneziano Riccardo Muratori.
La selezione esposta a Palazzo Lezze comprende opere inedite e sarà visitabile fino al 11 gennaio 2023.
Muratori utilizza l’olio e l’acrilico su tela, cartone e legno come veicoli per interpretare le domande che accompagnano l’esistenza. Gli strumenti tradizionali sono prosciolti dai rigidi canoni pittorici a favore di un approccio intuitivo.
È l’impulso di un pensiero o di un sentimento a guidare l’artista nel realizzare le sue opere, in un intimo desiderio di liberazione e rinnovamento tramite il processo creativo.
In Fuoco, vuoto Muratori mira ad incendiare la mente dello spettatore e percuotere gli idoli della nostra società per udirne all’interno l’eco della vacuità.
Il fuoco, visto come principale strumento di evoluzione dell’uomo, rappresenta la possibilità di ottenere effetti che scavalcano le mere facoltà biologiche umane.
Secondo la filosofia stoica sono proprio le fiamme – in una conflagrazione universale definita ‘ecpirosi’ – che portano la fine e la rinascita del mondo, distruggendo per poi alimentare la creazione di un nuovo paradigma.
Nelle opere di Muratori il fuoco è quindi una metafora del cambiamento che divora il velo apparente del nostro mondo per mostrarne la struttura obsoleta, è la forza che trasforma l’esistenza. I dipinti immortalano l’incendio al suo culmine, attimi prima che il soggetto crolli tra le fiamme, rendendo questa fine eterna, spettacolare e ipnotica.
Muratori manipola e svuota il soggetto dipinto per interrogare gli archetipi comuni e la loro obsolescenza. Egli sfida la pittura attraverso la pittura stessa, mettendo la materia pittorica al servizio di un elemento mancante – il vuoto – con ogni nuovo strato e pennellata.
Ritraendo idoli cavi, armature e abiti senza corpo, l’artista indaga l’assenza intesa come vacuità ideologica.
La figura diventa simulacro e quest’ultimo l’esistenza medesima. Muratori propone però il vuoto anche come necessità esistenziale, raffigurando il timore della società contemporanea verso i concetti del silenzio, dell’assenza e dell’ignoto.
Come l’uomo, durante l’ultimo secolo e mezzo, ha consumato i propri idoli e archetipi arrivando sempre più vicino ad una possibile fine, così anche la pittura ha preso sé stessa come oggetto, scandagliando la propria grammatica fino ad arrivare a decretare il suo epilogo. Questa conclusione deve portare ad un rinnovamento.
Per l’artista la rinascita è una conseguenza necessaria, in uno sviluppo circolare in cui l’atto del dipingere è ciò che ruota mentre il vuoto è l’elemento stabile e centrale del movimento.
La ricerca di Riccardo Muratori si concentra sulla relazione tra immagine e realtà, e sul processo di virtualizzazione prodotto dai nuovi media e tecnologie che operano nella fase attuale del capitalismo avanzato in rapporto alla loro risonanza psicologica.
Riccardo Muratori nasce a Rimini, dal 2000 vive e lavora a Venezia. Inizia a dipingere dopo aver conseguito la laurea in filosofia presso l’Università di Ca’ Foscari.
Nel 2011 partecipa alla 54. Biennale d’Arte di Venezia e nel 2017 alla Biennale di Karachi. Dal 2012 al 2018 insegna disegno e illustrazione presso l’Università IUAV di Venezia nel Dipartimento di Design della Moda, Arti Visive e Teatro.

La Galleria Barbati si trova a Palazzo Lezze, un’architettura gotica veneziana di epoca rinascimentale nel cuore di Venezia in Campo Santo Stefano, il sito della solendida Chiesa di Santo Stefano (completata nel 1325) che ospita opere di Tintoretto, Diziani, Lombardo, tra gli altri , a pochi minuti dalle Gallerie dell’Accademia, dalla Collezione Guggenheim e dalla Collezione Pinault. Meta cosmopolita nella storia per gli scambi commerciali e gli scambi culturali che collegano Oriente e Occidente, Nord e Sud, Venezia ha dato un contributo speciale all’arte e alla storia dell’arte.
di BENEDETTA BASILE

Barbati Gallery organizza un nuovo programma espositivo che valorizza il contesto artistico veneziano.
La galleria sulla laguna ospiterà le opere di artisti contemporanei locali, per sostenere la produzione culturale della Città di Venezia.
La prima edizione di Genius Loci è la mostra personale intitolata Fuoco, vuoto dell’artista veneziano Riccardo Muratori.
La selezione esposta a Palazzo Lezze comprende opere inedite e sarà visitabile fino al 11 gennaio 2023.
Muratori utilizza l’olio e l’acrilico su tela, cartone e legno come veicoli per interpretare le domande che accompagnano l’esistenza. Gli strumenti tradizionali sono prosciolti dai rigidi canoni pittorici a favore di un approccio intuitivo.
È l’impulso di un pensiero o di un sentimento a guidare l’artista nel realizzare le sue opere, in un intimo desiderio di liberazione e rinnovamento tramite il processo creativo.
In Fuoco, vuoto Muratori mira ad incendiare la mente dello spettatore e percuotere gli idoli della nostra società per udirne all’interno l’eco della vacuità.
Il fuoco, visto come principale strumento di evoluzione dell’uomo, rappresenta la possibilità di ottenere effetti che scavalcano le mere facoltà biologiche umane.
Secondo la filosofia stoica sono proprio le fiamme – in una conflagrazione universale definita ‘ecpirosi’ – che portano la fine e la rinascita del mondo, distruggendo per poi alimentare la creazione di un nuovo paradigma.
Nelle opere di Muratori il fuoco è quindi una metafora del cambiamento che divora il velo apparente del nostro mondo per mostrarne la struttura obsoleta, è la forza che trasforma l’esistenza. I dipinti immortalano l’incendio al suo culmine, attimi prima che il soggetto crolli tra le fiamme, rendendo questa fine eterna, spettacolare e ipnotica.
Muratori manipola e svuota il soggetto dipinto per interrogare gli archetipi comuni e la loro obsolescenza. Egli sfida la pittura attraverso la pittura stessa, mettendo la materia pittorica al servizio di un elemento mancante – il vuoto – con ogni nuovo strato e pennellata.
Ritraendo idoli cavi, armature e abiti senza corpo, l’artista indaga l’assenza intesa come vacuità ideologica.
La figura diventa simulacro e quest’ultimo l’esistenza medesima. Muratori propone però il vuoto anche come necessità esistenziale, raffigurando il timore della società contemporanea verso i concetti del silenzio, dell’assenza e dell’ignoto.
Come l’uomo, durante l’ultimo secolo e mezzo, ha consumato i propri idoli e archetipi arrivando sempre più vicino ad una possibile fine, così anche la pittura ha preso sé stessa come oggetto, scandagliando la propria grammatica fino ad arrivare a decretare il suo epilogo. Questa conclusione deve portare ad un rinnovamento.
Per l’artista la rinascita è una conseguenza necessaria, in uno sviluppo circolare in cui l’atto del dipingere è ciò che ruota mentre il vuoto è l’elemento stabile e centrale del movimento.
La ricerca di Riccardo Muratori si concentra sulla relazione tra immagine e realtà, e sul processo di virtualizzazione prodotto dai nuovi media e tecnologie che operano nella fase attuale del capitalismo avanzato in rapporto alla loro risonanza psicologica.
Riccardo Muratori nasce a Rimini, dal 2000 vive e lavora a Venezia. Inizia a dipingere dopo aver conseguito la laurea in filosofia presso l’Università di Ca’ Foscari.
Nel 2011 partecipa alla 54. Biennale d’Arte di Venezia e nel 2017 alla Biennale di Karachi. Dal 2012 al 2018 insegna disegno e illustrazione presso l’Università IUAV di Venezia nel Dipartimento di Design della Moda, Arti Visive e Teatro.

La Galleria Barbati si trova a Palazzo Lezze, un’architettura gotica veneziana di epoca rinascimentale nel cuore di Venezia in Campo Santo Stefano, il sito della solendida Chiesa di Santo Stefano (completata nel 1325) che ospita opere di Tintoretto, Diziani, Lombardo, tra gli altri , a pochi minuti dalle Gallerie dell’Accademia, dalla Collezione Guggenheim e dalla Collezione Pinault. Meta cosmopolita nella storia per gli scambi commerciali e gli scambi culturali che collegano Oriente e Occidente, Nord e Sud, Venezia ha dato un contributo speciale all’arte e alla storia dell’arte.
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