Vento di Concilio

La Santa Messa, indetta da Papa Francesco ed officiata dal Cardinale Pietro Parolin lo scorso martedì 11 ottobre, proprio in concomitanza con la data in cui, sessant’anni orsono, Papa Giovanni XXIII (oggi Santo, conosciuto come il Papa Buono) aprì i lavori del Concilio Ecumenico Vaticano II, che determinò il suo successore con un confronto ampio, condiviso e planetario. Basti pensare che da quel momento si decise che la messa fosse celebrata in italiano e non più in latino, e che il sacerdote officiante da allora guardasse i fedeli e non più l’altare, come accadeva precedentemente. Piccoli cambiamenti ma che, se volete, hanno dato nuova luce e grande impulso alla chiesa cattolica, così come la conosciamo oggi. Tornando alla celebrazione sicuramente ha fornito degli interessanti spunti di riflessione. L’omelia di Francesco, incentrata sulla tematica della riscoperta di tale assise congressuale per ridare il primato a Dio, ha ufficialmente dato inizio all’anno di preparazione del Giubileo 2025 . Temine che ricordiamo deriva da “Jobel”, ossia il corno con cui le tribù ebraiche aprivano l’anno di giubilo orientato alla misericordia e al perdono, appunto.

Il prossimo Giubileo in particolare sarà dedicato, come ci dice in merito il Dicastero per l’Evangelizzazione, alla riflessione e rivisitazione delle quattro Costituzioni conciliari. Già, ma quali sono tali Costituzioni? Andiamo a riscoprirle, perché sono l’architrave del Vaticano II. “Dei Verbum”, “Sacrosantcum Concilium”, “Lumen Gentium”, “Gaudium et Spes”. La prima riguarda la Divina Rivelazione e la Sacra Scrittura; la seconda, invece, si occupa della Sacra Liturgia; la “Lumen Gentium” è, forse, quella più articolata in quanto, occupandosi della dottrina sulla Chiesa e, quindi, sulla sua organizzazione, è strutturata in otto capitoli che riguardano, fra gli altri, le tematiche, importantissime per la Chiesa attuale, del Popolo di Dio e dei Laici. Infine, la “Gaudium et Spes”, esprime il concetto del dialogo con il mondo esterno al Cattolicesimo il quale, pur se a volte in contraddizione con la morale della Chiesa stessa, essendo stato creato e voluto da Dio, sempre secondo il concetto delle gerarchie, è composto, finanche, da persone di buona volontà, con le quali stabilire un proficuo rapporto di collaborazione ed interscambio, alla luce dei tempi moderni e della fraternità che ci accomuna. Ma, dopo sessant’anni, a che punto è, nella Chiesa e nel mondo, lo stato di attuazione del Concilio? Sicuramente, molto è stato fatto dai pontificati di Papa Roncalli, fino ai giorni nostri, per traghettare la Chiesa nel terzo millennio, per farla uscire dall’autoreferenzialità e dal clericalismo tipici del passato. Però, c’è ancora molta strada da percorrere. Come giustamente sottolinea Papa Francesco, bisogna andare oltre gli steccati ideologici e partitici – anche all’interno dei Sacri Palazzi -, uscendo dalle diatribe tipiche dei tradizionalisti contro i modernisti, che hanno tenuto dibattito a partire addirittura dal Concilio Vaticano I per arrivare, passando per il Vaticano II, fino ai giorni nostri anche con un nuovo approccio ecumenico e di solidarietà per la madre terra e le umane genti, tematiche tanto attuali oggi, ma anche molto sentite allora, proprio dal Papa semplice e contadino del “Discorso della luna”, che volle parlarsi nella chiesa proprio attraverso il Concilio.

Infatti come contraltare, l’Ermeneutica della continuità, tematica molto cara a Sua Santità, Papa Benedetto XVI, trova invece, nei suoi detrattori, una frattura che il Vaticano II avrebbe apportato alla Tradizione cattolica tale da vagheggiare, addirittura, uno scisma interno al mondo cattolico. La Chiesa, già martoriata da gravose problematiche interne ed esterne ad essa, deve ritrovare quella compattezza necessaria per tenere saldamente al comando le redini della barca di Pietro, nel presente e nel futuro. E se fosse un nuovo Concilio la soluzione per ritrovare l’unità? Un auspicio ma anche, forse, una possibilità non lungi dal verificarsi, almeno stando all’aria che si respira. Un Concilio Vaticano III il quale, viste finanche le importanti tematiche internazionali da affrontare come la guerra in Ucraina, la recessione economica, la sostenibilità ambientale, le nanotecnologie, la lotta alla fame nel mondo – tutte tematiche rientranti nella Dottrina Sociale della Chiesa di Papa Leone XIII (nella sua enciclica “Rerum Novarum”), possa riallineare il Vaticano non soltanto all’interno di esso ma, soprattutto, porre in essere la parola di Dio come una nuova luce ed un faro di verità per il mondo dilaniato da troppo male e troppa sofferenza. In conclusione, bisognerebbe dare un segnale di discontinuità rispetto al tempo che stiamo vivendo, orientato ormai al conformismo e alla secolarizzazione imperante, oltre che alla superficialità del cuore e del consumismo sfrenato, che non fanno più vedere l’altro in noi stessi.

La Santa Messa, indetta da Papa Francesco ed officiata dal Cardinale Pietro Parolin lo scorso martedì 11 ottobre, proprio in concomitanza con la data in cui, sessant’anni orsono, Papa Giovanni XXIII (oggi Santo, conosciuto come il Papa Buono) aprì i lavori del Concilio Ecumenico Vaticano II, che determinò il suo successore con un confronto ampio, condiviso e planetario. Basti pensare che da quel momento si decise che la messa fosse celebrata in italiano e non più in latino, e che il sacerdote officiante da allora guardasse i fedeli e non più l’altare, come accadeva precedentemente. Piccoli cambiamenti ma che, se volete, hanno dato nuova luce e grande impulso alla chiesa cattolica, così come la conosciamo oggi. Tornando alla celebrazione sicuramente ha fornito degli interessanti spunti di riflessione. L’omelia di Francesco, incentrata sulla tematica della riscoperta di tale assise congressuale per ridare il primato a Dio, ha ufficialmente dato inizio all’anno di preparazione del Giubileo 2025 . Temine che ricordiamo deriva da “Jobel”, ossia il corno con cui le tribù ebraiche aprivano l’anno di giubilo orientato alla misericordia e al perdono, appunto.

Il prossimo Giubileo in particolare sarà dedicato, come ci dice in merito il Dicastero per l’Evangelizzazione, alla riflessione e rivisitazione delle quattro Costituzioni conciliari. Già, ma quali sono tali Costituzioni? Andiamo a riscoprirle, perché sono l’architrave del Vaticano II. “Dei Verbum”, “Sacrosantcum Concilium”, “Lumen Gentium”, “Gaudium et Spes”. La prima riguarda la Divina Rivelazione e la Sacra Scrittura; la seconda, invece, si occupa della Sacra Liturgia; la “Lumen Gentium” è, forse, quella più articolata in quanto, occupandosi della dottrina sulla Chiesa e, quindi, sulla sua organizzazione, è strutturata in otto capitoli che riguardano, fra gli altri, le tematiche, importantissime per la Chiesa attuale, del Popolo di Dio e dei Laici. Infine, la “Gaudium et Spes”, esprime il concetto del dialogo con il mondo esterno al Cattolicesimo il quale, pur se a volte in contraddizione con la morale della Chiesa stessa, essendo stato creato e voluto da Dio, sempre secondo il concetto delle gerarchie, è composto, finanche, da persone di buona volontà, con le quali stabilire un proficuo rapporto di collaborazione ed interscambio, alla luce dei tempi moderni e della fraternità che ci accomuna. Ma, dopo sessant’anni, a che punto è, nella Chiesa e nel mondo, lo stato di attuazione del Concilio? Sicuramente, molto è stato fatto dai pontificati di Papa Roncalli, fino ai giorni nostri, per traghettare la Chiesa nel terzo millennio, per farla uscire dall’autoreferenzialità e dal clericalismo tipici del passato. Però, c’è ancora molta strada da percorrere. Come giustamente sottolinea Papa Francesco, bisogna andare oltre gli steccati ideologici e partitici – anche all’interno dei Sacri Palazzi -, uscendo dalle diatribe tipiche dei tradizionalisti contro i modernisti, che hanno tenuto dibattito a partire addirittura dal Concilio Vaticano I per arrivare, passando per il Vaticano II, fino ai giorni nostri anche con un nuovo approccio ecumenico e di solidarietà per la madre terra e le umane genti, tematiche tanto attuali oggi, ma anche molto sentite allora, proprio dal Papa semplice e contadino del “Discorso della luna”, che volle parlarsi nella chiesa proprio attraverso il Concilio.

Infatti come contraltare, l’Ermeneutica della continuità, tematica molto cara a Sua Santità, Papa Benedetto XVI, trova invece, nei suoi detrattori, una frattura che il Vaticano II avrebbe apportato alla Tradizione cattolica tale da vagheggiare, addirittura, uno scisma interno al mondo cattolico. La Chiesa, già martoriata da gravose problematiche interne ed esterne ad essa, deve ritrovare quella compattezza necessaria per tenere saldamente al comando le redini della barca di Pietro, nel presente e nel futuro. E se fosse un nuovo Concilio la soluzione per ritrovare l’unità? Un auspicio ma anche, forse, una possibilità non lungi dal verificarsi, almeno stando all’aria che si respira. Un Concilio Vaticano III il quale, viste finanche le importanti tematiche internazionali da affrontare come la guerra in Ucraina, la recessione economica, la sostenibilità ambientale, le nanotecnologie, la lotta alla fame nel mondo – tutte tematiche rientranti nella Dottrina Sociale della Chiesa di Papa Leone XIII (nella sua enciclica “Rerum Novarum”), possa riallineare il Vaticano non soltanto all’interno di esso ma, soprattutto, porre in essere la parola di Dio come una nuova luce ed un faro di verità per il mondo dilaniato da troppo male e troppa sofferenza. In conclusione, bisognerebbe dare un segnale di discontinuità rispetto al tempo che stiamo vivendo, orientato ormai al conformismo e alla secolarizzazione imperante, oltre che alla superficialità del cuore e del consumismo sfrenato, che non fanno più vedere l’altro in noi stessi.

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