Vergogna a Padova: cinque minorenni contro una donna disabile
Padova: ragazzine perseguitano una donna disabile in zona stazione. Società sempre più malata.
Vergogna, non c’è altra parola per descrivere quanto accaduto a Padova, dove cinque ragazzine, tutte minorenni, hanno accerchiato, deriso e perseguitato una donna di 58 anni con problemi di salute e senza fissa dimora. Una scena di crudeltà gratuita che lascia sgomenti e solleva interrogativi pesanti sulla deriva educativa di una generazione che sembra aver smarrito il senso stesso di umanità.
Umiliazione pubblica
Le giovani, tre sedicenni, una diciassettenne e persino una tredicenne, non si sono fermate davanti a nulla, hanno colpito la donna con una pistola ad acqua, le hanno strappato la stampella ortopedica, e l’hanno inseguita fuori dal locale fino al piazzale della stazione ferroviaria, tra risate e scherni, nonostante le lacrime e le suppliche della vittima. Vergogna, ancora una volta. Eppure, sembra che la vergogna non tocchi queste ragazze, già note alle forze dell’ordine per altri comportamenti antisociali e aggressioni contro coetanei e persone fragili.
Il provvedimento del Questore
Il Questore di Padova, Marco Odorisio, ha reagito con fermezza, quattro delle minorenni hanno ricevuto un Daspo “Willy”, che vieta loro per tre anni l’accesso e la permanenza nei locali pubblici del piazzale della stazione e nelle aree limitrofe. Ma basterà un provvedimento amministrativo a invertire la rotta di una generazione che sembra crescere senza bussola morale?
Dove sono le famiglie?
La domanda è inevitabile, dove sono le famiglie di queste ragazze? Possibile che non si accorgano del vuoto di valori, della mancanza di rispetto e dell’arroganza che guidano i comportamenti delle proprie figlie? È davvero solo compito della Questura correre ai ripari quando la famiglia abdica al suo ruolo di educatrice?
Un fenomeno in crescita
Non si tratta di un episodio isolato. Nei primi sette mesi del 2025, in provincia di Padova, 107 minorenni sono stati segnalati alla Procura di Venezia: 92 indagati, 15 arrestati, per reati che vanno dalle rapine alle lesioni, fino allo spaccio di droga. Numeri che confermano una tendenza inquietante e che devono spingerci a riflettere: che futuro ci attende se i più giovani, anziché tutelare i fragili, diventano i primi carnefici?
Non sono ragazzate: basta giustificare la violenza dei minorenni
Non chiamiamole più ragazzate. Gli episodi di violenza e sopraffazione commessi da minorenni non hanno nulla di innocente o goliardico: sono atti gravi che meritano conseguenze altrettanto serie. Non è ammissibile che giovanissimi vaghino per le città sentendosi padroni delle strade, liberi di deridere, aggredire e umiliare i più deboli. Se si sentono così grandi e sbruffoni nei loro atteggiamenti pubblici, allora devono esserlo anche quando la legge li chiama a rispondere delle loro azioni. Serve rigore, serve responsabilità, misure severe, processi educativi obbligatori, e nei casi più gravi l’inserimento in comunità dove possano finalmente comprendere cosa significhi rispetto, convivenza e limite.
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