Veritas: 2.800 km di rete fognaria depurata in Veneto

L’Italia avanti e indietro, due volte. Cioè, 2.800 km di rete fognaria e l’equivalente di 100 piscine olimpioniche piene di reflui da trattare ogni giorno. È la lunghezza della rete fognaria (pari a due volte la distanza tra Venezia e la città di Ragusa, in Sicilia) e 88 milioni di metri cubi di reflui depurati ogni anno, depurata da Veritas, la seconda multiutility pubblica del Veneto.

Sono i numeri del settore fognatura e depurazione presentati ai Comuni soci nel corso di un webinar. Con il contributo del presidente del Consiglio di bacino Laguna di Venezia, Luciano Betteto, e del direttore, Massimiliano Campanelli, ingegneri e tecnici di Veritas hanno illustrato il sistema di trattamento delle acque reflue, il modello e le metodologie di tracciabilità della depurazione, il monitoraggio e le analisi effettuate quotidianamente sulle acque di scarico da parte del laboratorio aziendale per la ricerca anche dei nuovi inquinanti (dai fertilizzanti alle microplastiche).

Ma anche un innovativo progetto europeo per il recupero dei reflui fognari che riguarda, oltre a Venezia, Alicante (Spagna), Bodø (Norvegia), Fiandre (Belgio), Lisbona (Portogallo) e la Frisia Orientale (Germania).

La gestione della fognatura e della depurazione di Veritas interessa un territorio di circa 800.000 abitanti e 50 milioni di presenze turistiche.

La depurazione permette di allontanare le acque sporche dal territorio dei 36 Comuni in cui Veritas gestisce il servizio idrico integrato, nel quale risulta allacciato alla rete fognaria ben il 90% degli utenti. Non a caso, tutte le spiagge che si trovano all’interno del servizio idrico integrato sono dotate di Bandiera blu, che testimonia la salubrità e la pulizia del mare (caratteristiche rese possibili grazie all’efficienza dei depuratori) e il rispetto dell’ambiente e della natura.

Grazie al lavoro di 560 tecnici, Veritas gestisce 71 impianti di depurazione di varie dimensioni e 914 stazioni di sollevamento, utilizzate per far arrivare i reflui negli impianti. Nel centro storico di Venezia sono presenti 200 impianti di depurazione, 34 dei quali gestiti da Veritas: 6 di questi sono in depressione (non si vedono, come quello del mercato ittico di Rialto), collegati con una rete di condotte di oltre 14 km.

Alla fine del processo, cioè dopo che i reflui sono stati trattati nei depuratori, escono da una parte acqua depurata, poi restituita all’ambiente; dall’altra fanghi da depurazione, che ormai da anni Veritas non invia più (in nessuna forma) come ammendante in agricoltura. Peraltro, questa pratica trova come destinazione la vicina Lombardia e non il Veneto, almeno per quanto riguarda i fanghi derivati dalla gestione delle acque reflue urbane.

Per lo smaltimento di questi fanghi restano dunque diverse opzioni: il minimo recupero in agricoltura secondo norme sempre più severe riguardo la qualità degli ammendanti, il conferimento in discarica – principale soluzione praticata che comunque procura un aggravio di costi economici e ambientali – oppure il recupero energetico, come fortemente auspicato dall’Organizzazione mondiale della sanità e dall’Unione europea.

D’altro canto, l’uso della discarica segna una grave emergenza proprio a Venezia, in particolare a causa delle ormai più che decennali difficoltà per rendere operativo l’accordo Moranzani. E’, invece, poco diffuso il recupero energetico dai fanghi, nonostante non procuri alcun problema di inquinamento atmosferico grazie alle alte temperature raggiunte dai moderni forni di termovalorizzazione, e garantisca il recupero energetico e di materia (ad esempio, il fosforo). Il recupero di energia dai fanghi è purtroppo una pratica ostacolata da false paure generate dalla famigerata sindrome Nimby (Not in my backyard, non nel mio giardino) e dai comitati del “no”.

L’Italia avanti e indietro, due volte. Cioè, 2.800 km di rete fognaria e l’equivalente di 100 piscine olimpioniche piene di reflui da trattare ogni giorno. È la lunghezza della rete fognaria (pari a due volte la distanza tra Venezia e la città di Ragusa, in Sicilia) e 88 milioni di metri cubi di reflui depurati ogni anno, depurata da Veritas, la seconda multiutility pubblica del Veneto.

Sono i numeri del settore fognatura e depurazione presentati ai Comuni soci nel corso di un webinar. Con il contributo del presidente del Consiglio di bacino Laguna di Venezia, Luciano Betteto, e del direttore, Massimiliano Campanelli, ingegneri e tecnici di Veritas hanno illustrato il sistema di trattamento delle acque reflue, il modello e le metodologie di tracciabilità della depurazione, il monitoraggio e le analisi effettuate quotidianamente sulle acque di scarico da parte del laboratorio aziendale per la ricerca anche dei nuovi inquinanti (dai fertilizzanti alle microplastiche).

Ma anche un innovativo progetto europeo per il recupero dei reflui fognari che riguarda, oltre a Venezia, Alicante (Spagna), Bodø (Norvegia), Fiandre (Belgio), Lisbona (Portogallo) e la Frisia Orientale (Germania).

La gestione della fognatura e della depurazione di Veritas interessa un territorio di circa 800.000 abitanti e 50 milioni di presenze turistiche.

La depurazione permette di allontanare le acque sporche dal territorio dei 36 Comuni in cui Veritas gestisce il servizio idrico integrato, nel quale risulta allacciato alla rete fognaria ben il 90% degli utenti. Non a caso, tutte le spiagge che si trovano all’interno del servizio idrico integrato sono dotate di Bandiera blu, che testimonia la salubrità e la pulizia del mare (caratteristiche rese possibili grazie all’efficienza dei depuratori) e il rispetto dell’ambiente e della natura.

Grazie al lavoro di 560 tecnici, Veritas gestisce 71 impianti di depurazione di varie dimensioni e 914 stazioni di sollevamento, utilizzate per far arrivare i reflui negli impianti. Nel centro storico di Venezia sono presenti 200 impianti di depurazione, 34 dei quali gestiti da Veritas: 6 di questi sono in depressione (non si vedono, come quello del mercato ittico di Rialto), collegati con una rete di condotte di oltre 14 km.

Alla fine del processo, cioè dopo che i reflui sono stati trattati nei depuratori, escono da una parte acqua depurata, poi restituita all’ambiente; dall’altra fanghi da depurazione, che ormai da anni Veritas non invia più (in nessuna forma) come ammendante in agricoltura. Peraltro, questa pratica trova come destinazione la vicina Lombardia e non il Veneto, almeno per quanto riguarda i fanghi derivati dalla gestione delle acque reflue urbane.

Per lo smaltimento di questi fanghi restano dunque diverse opzioni: il minimo recupero in agricoltura secondo norme sempre più severe riguardo la qualità degli ammendanti, il conferimento in discarica – principale soluzione praticata che comunque procura un aggravio di costi economici e ambientali – oppure il recupero energetico, come fortemente auspicato dall’Organizzazione mondiale della sanità e dall’Unione europea.

D’altro canto, l’uso della discarica segna una grave emergenza proprio a Venezia, in particolare a causa delle ormai più che decennali difficoltà per rendere operativo l’accordo Moranzani. E’, invece, poco diffuso il recupero energetico dai fanghi, nonostante non procuri alcun problema di inquinamento atmosferico grazie alle alte temperature raggiunte dai moderni forni di termovalorizzazione, e garantisca il recupero energetico e di materia (ad esempio, il fosforo). Il recupero di energia dai fanghi è purtroppo una pratica ostacolata da false paure generate dalla famigerata sindrome Nimby (Not in my backyard, non nel mio giardino) e dai comitati del “no”.

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