“Via l’emergenza, via le regole inutili, serve anche cambiare il linguaggio”

“Siamo a una normalità, da vivere con attenzione. L’atteggiamento verso il covid deve essere dinamico. Di fronte a un virus che muta, anche noi dobbiamo cambiare”. Parola di Matteo Bassetti, primario di Infettivologia al San Martino di Genova,

Professore, è cambiato il vento…
“È il momento di convivere con un virus endemico che fa meno male e meno paura. Certe regole non servono più”.

Ma non siamo al liberi tutti?
“Chiaro, ma un conto è stabilire l’attenzione per legge, altro è mantenere alta l’attenzione del sistema, lavorare per organizzare al meglio l’emergenza . In questa fase tenere alcune regole era ridondante.

Quali?
“Il bollettino quotidiano che indica i positivi non serve. Meglio il settimanale che ci dice quanta gente va in ospedale. E se per polmonite o per una ragione diversa”.

Si riferisce al distinguo tra positività e malattia?
“Esattamente. E mi auguro che questo distinguo vada a influenzare il bollettino dei decessi, perché oggi con 100 morti al giorno non sappiamo quanti siano effettivamente morti a causa del virus. Il morti per e morti con”.

Non c’è solo il covid…
“Ho apprezzato il discorso del ministro sul fatto che dobbiamo recuperare le liste d’attesa, le attività di prevenzione e screening”.

E poi c’è l’influenza.
“Sì, e sarà una stagione influenzale importante, perché questo virus colpirà persone non più abituate. Quindi, chi ha un sistema immunitario basso, rischia forme aggressive. Il concetto di una nuova normalità con il covid vuol dire una nuova gestione dell’influenza. Dobbiamo tornare a gestire le malattie infettive a trasmissione respiratoria soprattutto a casa, senza regole penali che impongano la quarantena”.

Si va verso l’abolizione dell’obbligo di isolamento?
“Credo che debba essere trasformato in una raccomandazione: le persone devono stare a casa quando hanno i sintomi e se non li hanno possono uscire con la mascherina. E poi continuare con i vaccini, ma cambiando la comunicazione”.

Come?
“Basta con quarta, quinta, dose, dobbiamo iniziare a chiamarlo richiamo perché io che mi vaccino per l’influenza da 22 anni non dico che ho fatto la 22esima dose, ma il richiamo annuale”.

“Siamo a una normalità, da vivere con attenzione. L’atteggiamento verso il covid deve essere dinamico. Di fronte a un virus che muta, anche noi dobbiamo cambiare”. Parola di Matteo Bassetti, primario di Infettivologia al San Martino di Genova,

Professore, è cambiato il vento…
“È il momento di convivere con un virus endemico che fa meno male e meno paura. Certe regole non servono più”.

Ma non siamo al liberi tutti?
“Chiaro, ma un conto è stabilire l’attenzione per legge, altro è mantenere alta l’attenzione del sistema, lavorare per organizzare al meglio l’emergenza . In questa fase tenere alcune regole era ridondante.

Quali?
“Il bollettino quotidiano che indica i positivi non serve. Meglio il settimanale che ci dice quanta gente va in ospedale. E se per polmonite o per una ragione diversa”.

Si riferisce al distinguo tra positività e malattia?
“Esattamente. E mi auguro che questo distinguo vada a influenzare il bollettino dei decessi, perché oggi con 100 morti al giorno non sappiamo quanti siano effettivamente morti a causa del virus. Il morti per e morti con”.

Non c’è solo il covid…
“Ho apprezzato il discorso del ministro sul fatto che dobbiamo recuperare le liste d’attesa, le attività di prevenzione e screening”.

E poi c’è l’influenza.
“Sì, e sarà una stagione influenzale importante, perché questo virus colpirà persone non più abituate. Quindi, chi ha un sistema immunitario basso, rischia forme aggressive. Il concetto di una nuova normalità con il covid vuol dire una nuova gestione dell’influenza. Dobbiamo tornare a gestire le malattie infettive a trasmissione respiratoria soprattutto a casa, senza regole penali che impongano la quarantena”.

Si va verso l’abolizione dell’obbligo di isolamento?
“Credo che debba essere trasformato in una raccomandazione: le persone devono stare a casa quando hanno i sintomi e se non li hanno possono uscire con la mascherina. E poi continuare con i vaccini, ma cambiando la comunicazione”.

Come?
“Basta con quarta, quinta, dose, dobbiamo iniziare a chiamarlo richiamo perché io che mi vaccino per l’influenza da 22 anni non dico che ho fatto la 22esima dose, ma il richiamo annuale”.

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