Attualità

Via libera a Solvay per i nuovi Pfas, polemiche sui dati

di Ivano Tolettini -


Il Tar del Piemonte sdogana per adesso i nuovi Pfas brevettati dalla Solvay perché non ci sono studi scientifici che mettono in luce con certezza “rischi accertati e pienamente dimostrabili” per la salute. Ma il prof. Carlo Foresta, emerito dell’Università di Padova di Endocrinologia, a proposito dei nuovi perluorurati Pfas, ribattezzati cC6O4, e oggetto del provvedimento dei giudici amministrativi piemontesi per la richiesta “Autorizzazione integrata ambientale” (Aia) senza la quale non si può produrli, dice di “avere la sensazione che siano ancora più pericolosi dei Pfas e che il cC6O4 per alcune condizioni crea più problemi dei Pfoa”. Foresta ha studiato le conseguenze drammatiche dei Pfas nella popolazione giovanile dell’area rossa, tra le province di Vicenza e Padova, sottoposta a screening in seguito al più grave inquinamento da Pfas riconosciuto in Europa che coinvolge 350 mila veneti. Per questo disastro ambientale davanti alla Corte d’Assise di Vicenza sono processati i vertici delle società che nel corso del tempo hanno gestito la fabbrica Miteni di Trissino. Dunque, Foresta sa di quello che parla. Ma per adesso, va sottolineato, non ci sono evidenze scientifiche che i nuovi Pfas brevettati dalla multinazionale Solvay e sintetizzati nel grande polo chimico di Spinetta Marengo, ad Alessandria, siano nocivi alla salute come i vecchi Pfoa. E in base a questo assunto pochi giorni fa la seconda sezione del Tar del Piemonte, presieduto da Gianluca Bellucci (giudice estensore Stefania Caporali) ha riconosciuto alla società Syensqo del gruppo Solvay, proprietaria del sito produttivo di Spinetta Marengo, il rilascio dell’Aia per continuare a produrre e commercializzare il composto utilizzato in tanti ambiti industriali. Nelle stesse ore, però, il biomonitoraggio che la Regione Piemonte ha affidato all’Asl di Alessandria su 130 residenti di Spinetta Marengo ha messo in luce che una persona su due ha tracce di Pfas nel sangue. La stessa Regione si è premurata di far sapere che comunque i dati sono “tranquillizzanti” ed ha proposto esami del sangue mirati ai cittadini infettati. Molti residenti di Spinetta Marengo però non sono tranquilli perché “ci sembra che questo studio non voglia dimostrare che ci sia un’intera popolazione esposta all’inquinamento dei Pfas – spiega Viola Cereda del comitato stop Solvay – ma soltanto che c’è un campione che nutrendosi di uova e ortaggi che produce effettivamente si ritrova ad avere il Pfas sul sangue”. Invece, per Antonino Sottile, direttore della Sanità della Regione Piemonte “quando sapremo quali sono i Pfas nel sangue delle persone che vivono nell’area di Spinetta Marengo, verranno prese misure di sanità pubblica. Il problema a priori è sapere che cosa hanno questi pazienti nel sangue e le quantità che ci possono essere”. Per questo sarà messo a punto un sistema di esenzione per quei residenti che proseguiranno lo screening. Ma c’è chi, come Claudio Lombardi, ex assessore e portavoce del comitato Stop Solvay, che ribatte che “dall’ultima relazione dell’Arpa scaturiscono dati drammatici, perché nella Fraschetta, storica subarea nella zona di Alessandria, la concentrazione di Pfas nell’aria è mille volte superiore alle zone bianche, lontane dallo stabilimento di Spinetta, mentre ad Alessandria è cento volte superiore”. E il composto cC6O4 è stato ritrovato nel Po anche dall’Arpav Veneto. Certo, dipende dalle concentrazioni, ma la gente che abita dalle parti di Spinetta Marengo è preoccupata e chiede, come Nicoletta Mensi che ha perso il padre per un tumore al fegato e il marito per il Parkinson a 69 anni, “un’altra indagine anche ai fini della prevenzione”. Intanto, il sito Solvay continuerà a produrre i nuovi Pfas in base alla rinnovata autorizzazione perché come scrivono i giudici del Tar “nella relazione del Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova, secondo cui il cC6O4 può entrare nella catena trofica di altri organismi fino all’uomo e attiva un meccanismo che potrebbe indurre un maggior rischio di eventi cardiovascolari, risulta sussistere la probabilità di un danno all’ambiente e alla salute scaturente dalle sostanze in questione, dove il concetto di probabilità (inteso come probabilità degli effetti nocivi), prescinde dalla necessità di ottenere prove scientifiche decisive e allude all’esistenza di documentazione del rischio sulla base di dati scientifici disponibili”. E il principio di precauzione “non può paralizzare qualunque attività”. I dubbi, però, rimangono forti per questi inquinanti eterni.


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