Via libera al decreto Aiuti quater contanti e trivelle, il resto è Draghi bis 

Dopo un pomeriggio di rinvii e di bozze dal sen fuggite, il consiglio dei ministri ha approvato le norme relative al quarto pacchetto di aiuti. Nessuna novità di rilievo. O meglio, tutto confermato. In perfetta continuità con il governo precedente, sono state (quasi) tutte confermare le indiscrezioni e le promesse della vigilia. Dalle bollette a rate fino al superbonus che, come aveva annunciato il ministro all’Economia Giorgetti è stato rivisto. L’unica cosa nuova riguarda l’accelerazione sul tetto ai contanti, che passa a cinquemila euro; questa misura è stata vagamente “temperata” dalla scelta di offrire un bonus da cinquanta euro per i negozianti che si doteranno di pos.

Bollette a rate

Innanzitutto le bollette. Dalla bozza del documento approvato dal consiglio dei ministri è emersa la scelta di procedere alla rateizzazione delle spese energetiche. L’accesso al frazionamento dei pagamenti è previsto per le imprese per quanto riguarda gli “importi eccedenti” quelli medi contabilizzati, a parità di consumi, l’anno passato. La misura sarà estendibile ai consumi dal 1 ottobre fino a marzo 2023 e fatturati entro il 31 dicembre del prossimo anno. Attenzione, però: si decade dal beneficio se due rate non vengono pagate. Per contemperare le esigenze delle società energetiche, i fornitori italiani potranno accedere ai finanziamenti garantiti Sace per mantenere intatti i loro livelli di liquidità. Inoltre, il consiglio dei ministri ha deciso di estendere fino a fine dicembre il credito d’imposta, riconosciuto alle imprese, per l’acquisto di energia elettrica e gas. Il bonus per le aziende energivore sale al 40% rispetto al 30% riconosciute alle altre. A proposito di costi energetici, il governo ha confermato il taglio delle accise (pari a 30,5 centesimi) fino alla fine dell’anno.

Superbonus paralizzato

Giorgetti l’aveva annunciato, lasciando intuire tagli draconiani. Il superbonus passa dal 110 al 90% e l’iter per accedervi diventa più complicato, rimanendo sostanzialmente in piedi per le villette unifamiliari. A patto che “l’unità immobiliare sia adibita ad abitazione principale, che il contribuente abbia un reddito di riferimento non superiore a 15mila euro”. In pratica, la speranza (non detta) dell’esecutivo è quella di risparmiare ulteriori risorse che, non utilizzate per questa misura, verranno destinate alla manovra di bilancio 2023-25. Manco a dirlo, le scelte del governo hanno fatto letteralmente inalberare la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media imprese che ha già dichiarato guerra all’esecutivo, ancora prima che le misure venissero ufficializzate, bollando come “inaccettabile” quello che ha ritenuto “il cambiamento improvviso delle norme sugli ecobonus”.

Tetto al contante

Il tetto al contante sale da mille a cinquemila euro. In realtà, oggi il limite è stato definito in duemila euro ma al primo gennaio doveva entrare in vigore un’ulteriore stretta che avrebbe dimezzato la soglia. Che, invece, il governo ha quintuplicato proprio dal prossimo anno. Era nell’aria, ma l’accelerazione dell’esecutivo è forse la vera novità del decreto Aiuti quater. Contestualmente, si apre a un bonus da cinquanta euro (massimo) per i titolari di partita Iva che vorranno dotarsi di pos e nuovi registratori contabili. L’esecutivo ha inoltre proceduto a detassare i bonus riconosciuti ai dipendenti fino a tremila euro. Allo stesso regime, entro gli stessi limiti, saranno free-tax gli emolumenti concessi dai datori di lavoro agli impiegati per pagare bollette acqua, luce e gas.

Trivelle libere

Ultimo ma non ultimo, il capitolo trivelle. Il governo dà il via libera alle nuove concessioni marittime “poste tra le 9 e le dodici miglia dalle linee di costa”. L’obiettivo è quello di riattivare i siti di produzione nel mare Adriatico. Tra quelli individuati, c’è il “tratto di mare compreso tra il parallelo passante per la foce del ramo di Goro del fiume Po, aventi un potenziale minerario di gasi per un quantitativo di riserva certa superiore a una soglia di 500 milioni di metri cubi”. Le concessioni saranno subordinate alla presentazione di “analisi tecnico-scientifiche e programmi dettagliati di monitoraggio e verifica dell’assenza di effetti significativi di subsidenza sulle linee di costa”. Insomma, dovranno anche promettere che le trivellazioni non provocheranno fenomeni sismici e geologici dannosi.

Dopo un pomeriggio di rinvii e di bozze dal sen fuggite, il consiglio dei ministri ha approvato le norme relative al quarto pacchetto di aiuti. Nessuna novità di rilievo. O meglio, tutto confermato. In perfetta continuità con il governo precedente, sono state (quasi) tutte confermare le indiscrezioni e le promesse della vigilia. Dalle bollette a rate fino al superbonus che, come aveva annunciato il ministro all’Economia Giorgetti è stato rivisto. L’unica cosa nuova riguarda l’accelerazione sul tetto ai contanti, che passa a cinquemila euro; questa misura è stata vagamente “temperata” dalla scelta di offrire un bonus da cinquanta euro per i negozianti che si doteranno di pos.

Bollette a rate

Innanzitutto le bollette. Dalla bozza del documento approvato dal consiglio dei ministri è emersa la scelta di procedere alla rateizzazione delle spese energetiche. L’accesso al frazionamento dei pagamenti è previsto per le imprese per quanto riguarda gli “importi eccedenti” quelli medi contabilizzati, a parità di consumi, l’anno passato. La misura sarà estendibile ai consumi dal 1 ottobre fino a marzo 2023 e fatturati entro il 31 dicembre del prossimo anno. Attenzione, però: si decade dal beneficio se due rate non vengono pagate. Per contemperare le esigenze delle società energetiche, i fornitori italiani potranno accedere ai finanziamenti garantiti Sace per mantenere intatti i loro livelli di liquidità. Inoltre, il consiglio dei ministri ha deciso di estendere fino a fine dicembre il credito d’imposta, riconosciuto alle imprese, per l’acquisto di energia elettrica e gas. Il bonus per le aziende energivore sale al 40% rispetto al 30% riconosciute alle altre. A proposito di costi energetici, il governo ha confermato il taglio delle accise (pari a 30,5 centesimi) fino alla fine dell’anno.

Superbonus paralizzato

Giorgetti l’aveva annunciato, lasciando intuire tagli draconiani. Il superbonus passa dal 110 al 90% e l’iter per accedervi diventa più complicato, rimanendo sostanzialmente in piedi per le villette unifamiliari. A patto che “l’unità immobiliare sia adibita ad abitazione principale, che il contribuente abbia un reddito di riferimento non superiore a 15mila euro”. In pratica, la speranza (non detta) dell’esecutivo è quella di risparmiare ulteriori risorse che, non utilizzate per questa misura, verranno destinate alla manovra di bilancio 2023-25. Manco a dirlo, le scelte del governo hanno fatto letteralmente inalberare la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media imprese che ha già dichiarato guerra all’esecutivo, ancora prima che le misure venissero ufficializzate, bollando come “inaccettabile” quello che ha ritenuto “il cambiamento improvviso delle norme sugli ecobonus”.

Tetto al contante

Il tetto al contante sale da mille a cinquemila euro. In realtà, oggi il limite è stato definito in duemila euro ma al primo gennaio doveva entrare in vigore un’ulteriore stretta che avrebbe dimezzato la soglia. Che, invece, il governo ha quintuplicato proprio dal prossimo anno. Era nell’aria, ma l’accelerazione dell’esecutivo è forse la vera novità del decreto Aiuti quater. Contestualmente, si apre a un bonus da cinquanta euro (massimo) per i titolari di partita Iva che vorranno dotarsi di pos e nuovi registratori contabili. L’esecutivo ha inoltre proceduto a detassare i bonus riconosciuti ai dipendenti fino a tremila euro. Allo stesso regime, entro gli stessi limiti, saranno free-tax gli emolumenti concessi dai datori di lavoro agli impiegati per pagare bollette acqua, luce e gas.

Trivelle libere

Ultimo ma non ultimo, il capitolo trivelle. Il governo dà il via libera alle nuove concessioni marittime “poste tra le 9 e le dodici miglia dalle linee di costa”. L’obiettivo è quello di riattivare i siti di produzione nel mare Adriatico. Tra quelli individuati, c’è il “tratto di mare compreso tra il parallelo passante per la foce del ramo di Goro del fiume Po, aventi un potenziale minerario di gasi per un quantitativo di riserva certa superiore a una soglia di 500 milioni di metri cubi”. Le concessioni saranno subordinate alla presentazione di “analisi tecnico-scientifiche e programmi dettagliati di monitoraggio e verifica dell’assenza di effetti significativi di subsidenza sulle linee di costa”. Insomma, dovranno anche promettere che le trivellazioni non provocheranno fenomeni sismici e geologici dannosi.

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