Vietare lo smartphone è come togliere il pos fumetti in aula… e si copierà coi bigliettini

di GIADA BALLOCH
Torneremo a distrarci con i fumetti e già c’è chi scommette che non ci distrarremmo più. O c’è Alessandro, 17 anni, che già pensa a come copiare la versione di greco senza il telefono. “E’ un po’ come il dibattito sul Pos. Torneremo al nostro contante – scherza – Useremo i bigliettini di carta dentro i libri e i dizionari, come faceva mio padre una vita fa”. Battute a parte, idee strampalate pure, c’è una lezione che arriva da molti studenti italiani dopo il divieto del ministro di usare in classe il cellulare. E cioè che se a scuola le cose non vanno, forse la colpa non è solo loro. Nè degli studenti, né dei telefonini. Ma anche di un sistema che fa acqua da tutte le parti, dove insegnare è diventata una professione di serie B e imparare un optional.
Così, ci si accorge che girando per i corridoi dei licei, come degli istituti tecnici, c’è un refrain: “Ancora una volta si attribuisce il malfunzionamento del sistema scolastico italiano agli studenti – spiega Sara, 16 anni, quarto anno dello scientifico -. Ma qualcuno prende in considerazione che magari la colpa non è tutta nostra? Di certo se un alunno si vuole distrarre, il telefono gli facilita il compito, grazie ai social e alle mille altre funzionalità a disposizione. Ma se chiedete ai vostri nonni, anche prima dell’invenzione del telefono cellulare ci si distraeva ed era comunque possibile trovare un modo per copiare senza l’utilizzo di dispositivi elettronici”.
E la cosa che incuriosisce è che chi queste cose le studia davvero, e ce ne sono di dossier sull’uso e l’abuso delle tecnologie in classe, magari non la mette giù proprio così, ma poco ci manca.Tanto che su Twitter nelle scorse ore si è scatenata la solita guerra fra sì e no, a suon di insulti e lezioncine, ognuno con la sua idea della scuola che, però, di problemi ne ha di ben più gravi e urgenti dello smartphone.
“Quello che a noi pare evidente è la solita ipocrisia degli adulti – aggiunge Matteo, 19 anni, due volte in quinta superiore, ma – giura – non a causa del telefonino. Sono tutti convinti che imponendo un divieto risolveranno i problemi creati da loro stessi. Tutto come prima. Rendiamo la scuola moderna invece di vietare di limitare la libertà dei ragazzi, che come ci insegna la storia, non ha mai portato a nulla di buono”.
Agli studenti, insomma, almeno a molti di loro, pare surreale scegliere di non concentrarsi su come migliorare il sistema scolastico, come incoraggiare gli studenti ad aver voglia di studiare, di scoprire e di essere interessati a ciò che studiano. Invece no, “ministro e governo decidono che la soluzione migliore per risolvere tutte le distrazioni è quella di levare il cellulare a chi studia”.
Un dibattito destinato a durare. Anche perché da questo provvedimento ci si aspetta una mutazione dei comportamenti. Il ministero di Largo Arena parla, infatti, di mancanza di rispetto nell’uso del cellulare. “Il rispetto è fondamentale. Ma dovrebbe essere reciproco”.
di GIADA BALLOCH
Torneremo a distrarci con i fumetti e già c’è chi scommette che non ci distrarremmo più. O c’è Alessandro, 17 anni, che già pensa a come copiare la versione di greco senza il telefono. “E’ un po’ come il dibattito sul Pos. Torneremo al nostro contante – scherza – Useremo i bigliettini di carta dentro i libri e i dizionari, come faceva mio padre una vita fa”. Battute a parte, idee strampalate pure, c’è una lezione che arriva da molti studenti italiani dopo il divieto del ministro di usare in classe il cellulare. E cioè che se a scuola le cose non vanno, forse la colpa non è solo loro. Nè degli studenti, né dei telefonini. Ma anche di un sistema che fa acqua da tutte le parti, dove insegnare è diventata una professione di serie B e imparare un optional.
Così, ci si accorge che girando per i corridoi dei licei, come degli istituti tecnici, c’è un refrain: “Ancora una volta si attribuisce il malfunzionamento del sistema scolastico italiano agli studenti – spiega Sara, 16 anni, quarto anno dello scientifico -. Ma qualcuno prende in considerazione che magari la colpa non è tutta nostra? Di certo se un alunno si vuole distrarre, il telefono gli facilita il compito, grazie ai social e alle mille altre funzionalità a disposizione. Ma se chiedete ai vostri nonni, anche prima dell’invenzione del telefono cellulare ci si distraeva ed era comunque possibile trovare un modo per copiare senza l’utilizzo di dispositivi elettronici”.
E la cosa che incuriosisce è che chi queste cose le studia davvero, e ce ne sono di dossier sull’uso e l’abuso delle tecnologie in classe, magari non la mette giù proprio così, ma poco ci manca.Tanto che su Twitter nelle scorse ore si è scatenata la solita guerra fra sì e no, a suon di insulti e lezioncine, ognuno con la sua idea della scuola che, però, di problemi ne ha di ben più gravi e urgenti dello smartphone.
“Quello che a noi pare evidente è la solita ipocrisia degli adulti – aggiunge Matteo, 19 anni, due volte in quinta superiore, ma – giura – non a causa del telefonino. Sono tutti convinti che imponendo un divieto risolveranno i problemi creati da loro stessi. Tutto come prima. Rendiamo la scuola moderna invece di vietare di limitare la libertà dei ragazzi, che come ci insegna la storia, non ha mai portato a nulla di buono”.
Agli studenti, insomma, almeno a molti di loro, pare surreale scegliere di non concentrarsi su come migliorare il sistema scolastico, come incoraggiare gli studenti ad aver voglia di studiare, di scoprire e di essere interessati a ciò che studiano. Invece no, “ministro e governo decidono che la soluzione migliore per risolvere tutte le distrazioni è quella di levare il cellulare a chi studia”.
Un dibattito destinato a durare. Anche perché da questo provvedimento ci si aspetta una mutazione dei comportamenti. Il ministero di Largo Arena parla, infatti, di mancanza di rispetto nell’uso del cellulare. “Il rispetto è fondamentale. Ma dovrebbe essere reciproco”.
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