VIRGINIA RAGGI COME LA DC DEL 1963

I guru della comunicazione, beninteso quella elettorale, non riescono a partorire slogan in grado di annullare i commenti, spesso al vetriolo, degli avversari. Lo è stato nella cosiddetta Prima Repubblica e continua ad esserlo in quelle che sono venute dopo. Correva l’anno 1963 e ci si preparava alle elezioni politiche quando sui tabelloni elettorali e sui muri apparve un manifesto con una bella ragazza giovane, sorridente, vestita di bianco, con la scritta “la DC è maggiorenne”. Poche ore e sugli stessi muri, con la vernice rossa, gli avversari replicarono con un evidente doppio senso: “E’ ora di … fotterla”. Il ricordo di quel colorito commento mi è venuto in mente guardando una bella immagine di Virginia Raggi sulle fiancate di alcuni autobus dell’ATAC, che tanti problemi hanno creato al Sindaco in questa consiliatura. Il volto è bello, disteso, sorridente ma lo slogan – visti questi cinque anni – quanto di meno indicato: “Avanti con coraggio”. Effettivamente, notano i critici, ci vuole coraggio a camminare per la città tra buche, eterni lavori in corso, montagne di immondizia, autobus che “prendono” fuoco, metropolitana infrequentabile e qualche…cinghialotto a spasso. Sarebbe stato sufficiente, come mi suggerisce un vecchio giornalista esperto di marketing e di campagne elettorali, “volare” più basso e riconoscere le difficoltà di “aggredire” all’inizio una macchina burocratica complicata come Roma. Bastava essere più realisti e scrivere in bell’evidenza “Tranquilli, ho studiato”. E sempre a Roma non va meglio con gli altri candidati “di punta”. Prendiamo, ad esempio, Michetti chi? che, su uno dei suoi cartelloni pubblicitari, ironizza sull’essere ignoto ai più, seguito però da un presuntuoso “risolvo i problemi”. E chi sei Cacini, verrebbe da dire. E fa anche discutere questo suo “scappare” dai dibattiti. Finora l’aspirante sindaco ha disertato due volte su due il confronto con i suoi avversari. Una prima volta “infastidito”, disse, per il botta e risposta tra i competitor. La seconda volta, sostiene, per “un appuntamento privato”. Resta il fatto che Enrico Michetti, bravo a parlare da solo dalla sua radio, sembra abbia qualche problema nei dibattiti pubblici. Attenzione: Il candidato a sindaco di Roma per il centrodestra, gli appuntamenti, non li evita, ci va ma poi, con una scusa più o meno plausibile, abbandona la scena. Un altro modo per farsi conoscere e far parlare di sé? “Mi si nota di più – recitava Nanni Moretti – se vado e me ne sto in disparte o se non vado per niente?”. Michetti va! Meno impegnativi, forse perché fuori corsa, gli slogan-guida di Roberto Gualtieri (“Roma. E tutti noi”) con una replica al vetriolo di Carlo Calenda (“Vorrei ma non posso”) che invece, per quanto riguarda la sua persona, punta su serietà (“Roma, sul serio”) e competenza. Una competenza forse ostentata e saccente che difficilmente, stando ai sondaggi, lo porterà al ballottaggio.

PdA

I guru della comunicazione, beninteso quella elettorale, non riescono a partorire slogan in grado di annullare i commenti, spesso al vetriolo, degli avversari. Lo è stato nella cosiddetta Prima Repubblica e continua ad esserlo in quelle che sono venute dopo. Correva l’anno 1963 e ci si preparava alle elezioni politiche quando sui tabelloni elettorali e sui muri apparve un manifesto con una bella ragazza giovane, sorridente, vestita di bianco, con la scritta “la DC è maggiorenne”. Poche ore e sugli stessi muri, con la vernice rossa, gli avversari replicarono con un evidente doppio senso: “E’ ora di … fotterla”. Il ricordo di quel colorito commento mi è venuto in mente guardando una bella immagine di Virginia Raggi sulle fiancate di alcuni autobus dell’ATAC, che tanti problemi hanno creato al Sindaco in questa consiliatura. Il volto è bello, disteso, sorridente ma lo slogan – visti questi cinque anni – quanto di meno indicato: “Avanti con coraggio”. Effettivamente, notano i critici, ci vuole coraggio a camminare per la città tra buche, eterni lavori in corso, montagne di immondizia, autobus che “prendono” fuoco, metropolitana infrequentabile e qualche…cinghialotto a spasso. Sarebbe stato sufficiente, come mi suggerisce un vecchio giornalista esperto di marketing e di campagne elettorali, “volare” più basso e riconoscere le difficoltà di “aggredire” all’inizio una macchina burocratica complicata come Roma. Bastava essere più realisti e scrivere in bell’evidenza “Tranquilli, ho studiato”. E sempre a Roma non va meglio con gli altri candidati “di punta”. Prendiamo, ad esempio, Michetti chi? che, su uno dei suoi cartelloni pubblicitari, ironizza sull’essere ignoto ai più, seguito però da un presuntuoso “risolvo i problemi”. E chi sei Cacini, verrebbe da dire. E fa anche discutere questo suo “scappare” dai dibattiti. Finora l’aspirante sindaco ha disertato due volte su due il confronto con i suoi avversari. Una prima volta “infastidito”, disse, per il botta e risposta tra i competitor. La seconda volta, sostiene, per “un appuntamento privato”. Resta il fatto che Enrico Michetti, bravo a parlare da solo dalla sua radio, sembra abbia qualche problema nei dibattiti pubblici. Attenzione: Il candidato a sindaco di Roma per il centrodestra, gli appuntamenti, non li evita, ci va ma poi, con una scusa più o meno plausibile, abbandona la scena. Un altro modo per farsi conoscere e far parlare di sé? “Mi si nota di più – recitava Nanni Moretti – se vado e me ne sto in disparte o se non vado per niente?”. Michetti va! Meno impegnativi, forse perché fuori corsa, gli slogan-guida di Roberto Gualtieri (“Roma. E tutti noi”) con una replica al vetriolo di Carlo Calenda (“Vorrei ma non posso”) che invece, per quanto riguarda la sua persona, punta su serietà (“Roma, sul serio”) e competenza. Una competenza forse ostentata e saccente che difficilmente, stando ai sondaggi, lo porterà al ballottaggio.

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