Vita da Canino

Di lui ti colpisce anzitutto il tono della voce. Anche quando ti dice, senza peli sulla lingua, come nel suo stile, le cose più crude. Lo fa con l’eleganza tipica di chi non mira all’effetto ma alla comprensione. Il tono è sempre sereno, non importa se il tema è scottante. Canino è un fuoriclasse da qualsiasi angolatura lo si osservi. Anche a occhi chiusi, se ti metti le cuffie mentre parla in radio e vuoi solo concentrarti sul suo punto di vista, mai banale, circa l’attualità. Lo raggiungiamo telefonicamente a Cortina. Concordiamo su un punto: quelli giusti a Cortina ci sono in questi giorni, non a ferragosto, non a capodanno. L’accento toscano non ha perso smalto quando è sbarcato nella Capitale. Un fiorentino che dalla vita romana non ha imparato nemmeno ad arrivare in ritardo: alle 10 spaccate e al primo squillo de L’identità risponde e regala la prima perla: “si può sostenere la leggerezza solo se si è dotati di una grande disciplina”. Touché. Tutti. Nessuno escluso.

Un volto storico di Ballando con le stelle, molti ti conoscono per questa vetrina e per un ruolo di giudice tutt’altro che scontato. Ma c’è molto di più dal lunedì al venerdì. Parliamone.
Quando mi arrivò la proposta da Milly Carlucci, più di una volta mi è venuto da metterla in guardia. “Sei sicura che questo tipo di pubblico sia adatto a me e io a lui?”- Insisteva: mi sono fidato. Ed è stato bello, perché le persone che mi seguono in radio sono arrivate anche al sabato sera di Rai Uno e quelle che mi hanno visto per la prima volta in quel ruolo, dove non era richiesta la conoscenza tecnica ma qualcosa di diverso, sono diventate fedelissime alla radio. Lo scambio è continuo, non ci sono muri. Per rispondere alla domanda, dunque, c’è la radio quando non sono il sabato in tv. Vado in onda su Radio Capital dalle 9 alle 10 con LaLaura con “I Miracolati”.

Dici che ascoltare il tuo programma è un atto di fede…
Lo dico perché lo vivo così: mi accorgo di quanto il pubblico della radio sia concentrato sui contenuti, sulle parole, su quello che diciamo. Non è distratto da ciò che vede e anche quando sta facendo altro e la radio è un sottofondo, ascolta. E sente. Così l’appuntamento quotidiano diventa quasi una tappa obbligata, senza forzatura.

Ma i miracolati chi sono?
Sono quelli che da soli, senza aspettare niente e nessuno, compiono ogni giorno il loro piccolo miracolo. E sono artefici della loro vita e dei propri successi.

E poi c’è il teatro, con “La piccola bottega degli orrori”…
Alla mia età mi mancava solo di fare un musical, però che divertimento!

Al netto degli orrori in bottega, tu affronti sempre con un punto di vista nitido e tagliente la quotidianità, che commenti puntualmente. Cosa sono per te gli orrori.
Certe guerre, mi verrebbe da dire. Dico certe perché le guerre ci son sempre state. Quelle di oggi al centro dell’attualità che impattano così vergognosamente anche sulle nostre vite sono quelle che veramente mi comunicano un orrore insopportabile.
Perché erano evitabili, perché sapevamo tutti che il potere in mano a persone come Putin, Orban e tutti coloro che calpestano diritti fondamentali ogni giorno, non si fanno certo scrupoli a lanciare una bomba anche solo perché l’erba del vicino sembra più verde. Mi stupisco della narrazione, della spettacolarizzazione che ci racconta una guerra come se fosse esplosa da un giorno all’altro. Questi sono gli orrori.

Torniamo un attimo leggeri…
La leggerezza è un grande esercizio di disciplina. Serve a fare tante cose senza sfociare sul farle “alla leggera”, ma con l’idea che con il sorriso e l’attenzione si possa vivere meglio tutto ciò che si fa. Ma non è né scontato né automatico. Mi piace citare Karen Blixen che dice che per essere felici ci vuole coraggio.

Con “Fiesta”, che dall’Italia passerà anche alla Spagna e al Portogallo e Argentina, omaggi Raffaella Carrà. Oltre al mito, cosa ci aspettiamo dal palcoscenico?
Uno show mai uguale a se stesso, perché ogni volta mettiamo in scena qualcosa legato all’attualità. Lei lo sapeva fare benissimo e questo, per pur faticoso che sia, è il modo migliore per renderle omaggio senza farne un semplice santino. E poi si balla, si canta, ci si diverte. Insomma, non è un funeral party.

Prendendo in prestito una parola da Ballando. Cosa sono le stelle, per te?
Le stelle sono qualcosa che aiuta in una serata romantica se guardi verso il cielo, ma quando le vediamo sono già morte, già spente. Attenti a non farsi ingannare.

Di lui ti colpisce anzitutto il tono della voce. Anche quando ti dice, senza peli sulla lingua, come nel suo stile, le cose più crude. Lo fa con l’eleganza tipica di chi non mira all’effetto ma alla comprensione. Il tono è sempre sereno, non importa se il tema è scottante. Canino è un fuoriclasse da qualsiasi angolatura lo si osservi. Anche a occhi chiusi, se ti metti le cuffie mentre parla in radio e vuoi solo concentrarti sul suo punto di vista, mai banale, circa l’attualità. Lo raggiungiamo telefonicamente a Cortina. Concordiamo su un punto: quelli giusti a Cortina ci sono in questi giorni, non a ferragosto, non a capodanno. L’accento toscano non ha perso smalto quando è sbarcato nella Capitale. Un fiorentino che dalla vita romana non ha imparato nemmeno ad arrivare in ritardo: alle 10 spaccate e al primo squillo de L’identità risponde e regala la prima perla: “si può sostenere la leggerezza solo se si è dotati di una grande disciplina”. Touché. Tutti. Nessuno escluso.

Un volto storico di Ballando con le stelle, molti ti conoscono per questa vetrina e per un ruolo di giudice tutt’altro che scontato. Ma c’è molto di più dal lunedì al venerdì. Parliamone.
Quando mi arrivò la proposta da Milly Carlucci, più di una volta mi è venuto da metterla in guardia. “Sei sicura che questo tipo di pubblico sia adatto a me e io a lui?”- Insisteva: mi sono fidato. Ed è stato bello, perché le persone che mi seguono in radio sono arrivate anche al sabato sera di Rai Uno e quelle che mi hanno visto per la prima volta in quel ruolo, dove non era richiesta la conoscenza tecnica ma qualcosa di diverso, sono diventate fedelissime alla radio. Lo scambio è continuo, non ci sono muri. Per rispondere alla domanda, dunque, c’è la radio quando non sono il sabato in tv. Vado in onda su Radio Capital dalle 9 alle 10 con LaLaura con “I Miracolati”.

Dici che ascoltare il tuo programma è un atto di fede…
Lo dico perché lo vivo così: mi accorgo di quanto il pubblico della radio sia concentrato sui contenuti, sulle parole, su quello che diciamo. Non è distratto da ciò che vede e anche quando sta facendo altro e la radio è un sottofondo, ascolta. E sente. Così l’appuntamento quotidiano diventa quasi una tappa obbligata, senza forzatura.

Ma i miracolati chi sono?
Sono quelli che da soli, senza aspettare niente e nessuno, compiono ogni giorno il loro piccolo miracolo. E sono artefici della loro vita e dei propri successi.

E poi c’è il teatro, con “La piccola bottega degli orrori”…
Alla mia età mi mancava solo di fare un musical, però che divertimento!

Al netto degli orrori in bottega, tu affronti sempre con un punto di vista nitido e tagliente la quotidianità, che commenti puntualmente. Cosa sono per te gli orrori.
Certe guerre, mi verrebbe da dire. Dico certe perché le guerre ci son sempre state. Quelle di oggi al centro dell’attualità che impattano così vergognosamente anche sulle nostre vite sono quelle che veramente mi comunicano un orrore insopportabile.
Perché erano evitabili, perché sapevamo tutti che il potere in mano a persone come Putin, Orban e tutti coloro che calpestano diritti fondamentali ogni giorno, non si fanno certo scrupoli a lanciare una bomba anche solo perché l’erba del vicino sembra più verde. Mi stupisco della narrazione, della spettacolarizzazione che ci racconta una guerra come se fosse esplosa da un giorno all’altro. Questi sono gli orrori.

Torniamo un attimo leggeri…
La leggerezza è un grande esercizio di disciplina. Serve a fare tante cose senza sfociare sul farle “alla leggera”, ma con l’idea che con il sorriso e l’attenzione si possa vivere meglio tutto ciò che si fa. Ma non è né scontato né automatico. Mi piace citare Karen Blixen che dice che per essere felici ci vuole coraggio.

Con “Fiesta”, che dall’Italia passerà anche alla Spagna e al Portogallo e Argentina, omaggi Raffaella Carrà. Oltre al mito, cosa ci aspettiamo dal palcoscenico?
Uno show mai uguale a se stesso, perché ogni volta mettiamo in scena qualcosa legato all’attualità. Lei lo sapeva fare benissimo e questo, per pur faticoso che sia, è il modo migliore per renderle omaggio senza farne un semplice santino. E poi si balla, si canta, ci si diverte. Insomma, non è un funeral party.

Prendendo in prestito una parola da Ballando. Cosa sono le stelle, per te?
Le stelle sono qualcosa che aiuta in una serata romantica se guardi verso il cielo, ma quando le vediamo sono già morte, già spente. Attenti a non farsi ingannare.

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