Vitigni al Colosseo: si riallacciano i fili, anzi i filari con la tradizione

Quello del Colosseo non è solo un Parco Archeologico tra i più conosciuti al mondo, ma anche una vigna di pregio. Mercoledì 25 maggio, infatti, a partire dalle ore 11.00, verrà presentato l’impianto di un piccolo vigneto nell’area della Vigna Barberini, sul Colle Palatino, così denominata dall’omonima famiglia romana che nel XVII secolo ne deteneva la proprietà. Nel corso dell’evento sarà reso noto il progetto della messa a dimora di barbatelle della varietà Bellone, un antichissimo vitigno autoctono che lo storico Plinio il Vecchio chiamava “uva pantastica”, coltivato ancora oggi nei territori intorno a Roma. Organizzato in collaborazione con lo sponsor del progetto, l’Azienda vitivinicola Cincinnato, l’evento prevede una degustazione guidata del vino Bellone, che Cincinnato produce ancora oggi nel territorio di Cori sui monti Lepini, e il racconto di tutti gli stadi di lavorazione nell’ambito della produzione da agricoltura biologica.

Il vigneto attorno all’Anfiteatro Flavio non è un’iniziativa isolata, ma rientra nel più ampio programma “PArCo Green”, che prevede differenti iniziative per la valorizzazione dell’eccezionale ambiente monumentale e paesaggistico del Parco Archeologico del Colosseo. Vale ricordare che un anno fa la Coldiretti ha annunciato l’avvio di un progetto in collaborazione con Unaprol (Consorzio olivicolo italiano) e il Parco per piantare 189 piante di ulivo per produrre un olio extravergine identificato con l’apposita etichetta “Palatinum” ispirata ad un antichissimo disegno di un pavimento a mosaico della Casa dei Grifi sul Palatino. Nel Parco archeologico del Colosseo nel paesaggio del Colle Palatino, sottolinea la Coldiretti, sono presenti ulivi di diversa epoca come accadeva nell’antichità. La civiltà romana fu quella che più d’ogni altra contribuì alla diffusione dell’olivo e al perfezionamento delle relative tecniche di coltivazione e di estrazione.

Tali iniziative agricole non interferiscono con le strutture archeologiche. Lo precisava nell’estate scorsa Gabriella Strano, architetto paesaggista del Parco. “Tutto il Colle Palatino – rileva – come ben documentano le indagini archeologiche e le carte storiche, venne utilizzato, nel basso medioevo e successivamente con il declino degli Orti famesiani, per attività agricole, dando vita agli orti denominati ‘vigne’ in cui erano presenti, oltre le viti, alberi da frutto e ortaggi”. L’inaugurazione del vitigno sul colle che domina il Colosseo, dunque, non fa altro che riallacciare i fili, anzi i filari con la tradizione.

Quello del Colosseo non è solo un Parco Archeologico tra i più conosciuti al mondo, ma anche una vigna di pregio. Mercoledì 25 maggio, infatti, a partire dalle ore 11.00, verrà presentato l’impianto di un piccolo vigneto nell’area della Vigna Barberini, sul Colle Palatino, così denominata dall’omonima famiglia romana che nel XVII secolo ne deteneva la proprietà. Nel corso dell’evento sarà reso noto il progetto della messa a dimora di barbatelle della varietà Bellone, un antichissimo vitigno autoctono che lo storico Plinio il Vecchio chiamava “uva pantastica”, coltivato ancora oggi nei territori intorno a Roma. Organizzato in collaborazione con lo sponsor del progetto, l’Azienda vitivinicola Cincinnato, l’evento prevede una degustazione guidata del vino Bellone, che Cincinnato produce ancora oggi nel territorio di Cori sui monti Lepini, e il racconto di tutti gli stadi di lavorazione nell’ambito della produzione da agricoltura biologica.

Il vigneto attorno all’Anfiteatro Flavio non è un’iniziativa isolata, ma rientra nel più ampio programma “PArCo Green”, che prevede differenti iniziative per la valorizzazione dell’eccezionale ambiente monumentale e paesaggistico del Parco Archeologico del Colosseo. Vale ricordare che un anno fa la Coldiretti ha annunciato l’avvio di un progetto in collaborazione con Unaprol (Consorzio olivicolo italiano) e il Parco per piantare 189 piante di ulivo per produrre un olio extravergine identificato con l’apposita etichetta “Palatinum” ispirata ad un antichissimo disegno di un pavimento a mosaico della Casa dei Grifi sul Palatino. Nel Parco archeologico del Colosseo nel paesaggio del Colle Palatino, sottolinea la Coldiretti, sono presenti ulivi di diversa epoca come accadeva nell’antichità. La civiltà romana fu quella che più d’ogni altra contribuì alla diffusione dell’olivo e al perfezionamento delle relative tecniche di coltivazione e di estrazione.

Tali iniziative agricole non interferiscono con le strutture archeologiche. Lo precisava nell’estate scorsa Gabriella Strano, architetto paesaggista del Parco. “Tutto il Colle Palatino – rileva – come ben documentano le indagini archeologiche e le carte storiche, venne utilizzato, nel basso medioevo e successivamente con il declino degli Orti famesiani, per attività agricole, dando vita agli orti denominati ‘vigne’ in cui erano presenti, oltre le viti, alberi da frutto e ortaggi”. L’inaugurazione del vitigno sul colle che domina il Colosseo, dunque, non fa altro che riallacciare i fili, anzi i filari con la tradizione.

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