ZERO NEVE TURISMO KO

Non c’è neve. Gli effetti dell’inverno caldo si fanno sentire sulle località sciistiche, specialmente quelle del Centro Italia. Sono devastanti: senza il manto bianco, infatti, il turismo rischia di segnare il passo. In Toscana è già allarme. Fratelli d’Italia ha invocato l’aiuto del governo: “È una delle crisi peggiori perché arriva dopo gli anni di pandemia e in piena recessione economica. Una situazione paragonabile alla calamità naturale”. All’Abetone, infatti, non c’è neve. E il comparto turistico è già in bolletta. Così come ha raccontato a La Nazione Rolando Galli, presidente del consorzio Società Abetone Funivie, “la perdita è pari al cento per cento per tutto il sistema neve, dagli impianti ai ristoranti”. Per Galli, l’inizio del 2023 “si può definire solo con l’aggettivo drammatico”. Impianti di risalita deserti, alberghi costretti a segnare più disdette che presenze, ristoranti vuoti, maestri di sci con le braccia incrociate. Non è un problema solo toscano, ma affligge l’intero arco appenninico. Il ministro al Turismo Daniela Santanché ha indetto “al più presto” la convocazione di “un tavolo di lavoro congiunto per definire un piano straordinario per l’Appennino senza neve”.
Coldiretti tiene a sottolineare un aspetto non secondario del problema. Il turismo viene colpito per primo, dalla mancanza di neve. Ma a rischio c’è tutta la filiera agroalimentare. Questo perché “se le piste da sci nel centro Italia sono deserte con un pesante danno per l’economia locale, la caduta della neve in questa stagione è determinante per recupero delle risorse idriche nelle montagne e favorire la produzione agricola”. Purtroppo, però, “il 2022 si classifica fino ad ora tra i più siccitosi degli ultimi trent’anni con la caduta del 30% di acqua in meno rispetto alla media storica del periodo 1991-2020”.
Il trend può solo peggiorare. Infatti, in un recente occasional paper pubblicato dalla Banca d’Italia, le analisi degli esperti riferivano che, con l’aumento continuo e costante delle temperature, la montagna cambierà volto. Sciare sarà sempre più difficile anche perché, con il caldo che avanza, diventa inutilmente dispendioso affidarsi alla neve artificiale. Per sopravvivere, dunque, il turismo ad alta quota dovrà destagionalizzarsi, puntare forte sulle bellezze naturalistiche, sull’accoglienza e sulle eccellenze enogastronomiche. E solo così potrebbe salvarsi e, anzi, addirittura rilanciarsi anche perché, nel frattempo, l’aumento delle temperature renderebbe meno ospitale il Mediterraneo e i turisti che affollano le località balneari potrebbero scegliere altri posti per passare le loro vacanze. Per gli analisti di Bankitalia, però, il trend non riguarderebbe soltanto gli Appennini ma anche le località alpine, specialmente quelle a bassa quota. E dalla Svizzera, in tal senso, arriva un segnale che ignorare sarebbe da sprovveduti. Le piste di sci elvetiche fanno registrare il 24 per cento in meno di presenze e l’intero settore turistico montano accusa perdite, nel volume d’affari, quantificabili nel 9%. I dati di Funivie Svizzere sono un campanello d’allarme. Tutte in negativo sono invece le principali regioni sciistiche, vale a dire Vallese (rispettivamente -21% e -8%), Grigioni (-19% e -6%) e Oberland bernese (-27% e -11%). Il Ticino fa registrare ottimi risultati ma solo perché, un anno fa, a dicembre non aveva ancora nevicato e la stagione turistica, se era stata ottima nell’area nord, aveva fatto segnare numeri scoraggianti nel Sud della Confederazione.

Non c’è neve. Gli effetti dell’inverno caldo si fanno sentire sulle località sciistiche, specialmente quelle del Centro Italia. Sono devastanti: senza il manto bianco, infatti, il turismo rischia di segnare il passo. In Toscana è già allarme. Fratelli d’Italia ha invocato l’aiuto del governo: “È una delle crisi peggiori perché arriva dopo gli anni di pandemia e in piena recessione economica. Una situazione paragonabile alla calamità naturale”. All’Abetone, infatti, non c’è neve. E il comparto turistico è già in bolletta. Così come ha raccontato a La Nazione Rolando Galli, presidente del consorzio Società Abetone Funivie, “la perdita è pari al cento per cento per tutto il sistema neve, dagli impianti ai ristoranti”. Per Galli, l’inizio del 2023 “si può definire solo con l’aggettivo drammatico”. Impianti di risalita deserti, alberghi costretti a segnare più disdette che presenze, ristoranti vuoti, maestri di sci con le braccia incrociate. Non è un problema solo toscano, ma affligge l’intero arco appenninico. Il ministro al Turismo Daniela Santanché ha indetto “al più presto” la convocazione di “un tavolo di lavoro congiunto per definire un piano straordinario per l’Appennino senza neve”.
Coldiretti tiene a sottolineare un aspetto non secondario del problema. Il turismo viene colpito per primo, dalla mancanza di neve. Ma a rischio c’è tutta la filiera agroalimentare. Questo perché “se le piste da sci nel centro Italia sono deserte con un pesante danno per l’economia locale, la caduta della neve in questa stagione è determinante per recupero delle risorse idriche nelle montagne e favorire la produzione agricola”. Purtroppo, però, “il 2022 si classifica fino ad ora tra i più siccitosi degli ultimi trent’anni con la caduta del 30% di acqua in meno rispetto alla media storica del periodo 1991-2020”.
Il trend può solo peggiorare. Infatti, in un recente occasional paper pubblicato dalla Banca d’Italia, le analisi degli esperti riferivano che, con l’aumento continuo e costante delle temperature, la montagna cambierà volto. Sciare sarà sempre più difficile anche perché, con il caldo che avanza, diventa inutilmente dispendioso affidarsi alla neve artificiale. Per sopravvivere, dunque, il turismo ad alta quota dovrà destagionalizzarsi, puntare forte sulle bellezze naturalistiche, sull’accoglienza e sulle eccellenze enogastronomiche. E solo così potrebbe salvarsi e, anzi, addirittura rilanciarsi anche perché, nel frattempo, l’aumento delle temperature renderebbe meno ospitale il Mediterraneo e i turisti che affollano le località balneari potrebbero scegliere altri posti per passare le loro vacanze. Per gli analisti di Bankitalia, però, il trend non riguarderebbe soltanto gli Appennini ma anche le località alpine, specialmente quelle a bassa quota. E dalla Svizzera, in tal senso, arriva un segnale che ignorare sarebbe da sprovveduti. Le piste di sci elvetiche fanno registrare il 24 per cento in meno di presenze e l’intero settore turistico montano accusa perdite, nel volume d’affari, quantificabili nel 9%. I dati di Funivie Svizzere sono un campanello d’allarme. Tutte in negativo sono invece le principali regioni sciistiche, vale a dire Vallese (rispettivamente -21% e -8%), Grigioni (-19% e -6%) e Oberland bernese (-27% e -11%). Il Ticino fa registrare ottimi risultati ma solo perché, un anno fa, a dicembre non aveva ancora nevicato e la stagione turistica, se era stata ottima nell’area nord, aveva fatto segnare numeri scoraggianti nel Sud della Confederazione.

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