Economia

Zes e piano Mare, così l’Italia riparte da Sud

di Giovanni Vasso -

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L’Italia riparte da Sud. Dal mare dalla Zes. L’Ue ha dato il via libera alla proposta, avanzata dal governo e, in particolar modo, dal ministro Raffaele Fitto, per estendere a tutto il territorio del Mezzogiorno il regime agevolato delle zone economiche speciali. Ma la produzione, da ritrovare (anche) così, ha bisogno di incontrarsi con le infrastrutture, con la logistica. Perciò, quasi contestualmente all’annuncio sulla Zes al Sud, arriva quello del ministro Musumeci sul piano mare. Si tratta dell’avvio di una strategia che, nelle intenzioni e nei piani del governo, dovrebbe gettare le basi per portare avanti due obiettivi programmatici: il piano Mattei da un lato, l’ammodernamento dell’industria hi-tech, green e digitale per superare le dipendenze nazionali dagli approvvigionamenti esteri.

L’incontro decisivo per estendere il regime di accelerazione, semplificazione e decontribuzione per i territorio meridionali si è tenuto nei giorni scorsi a Bruxelles. Dove il ministro per il Mezzogiorno ha incontrato la vicepresidente della Commissione Ue Margrethe Vestager. A cui aveva sottoposto il piano per rilanciare il Sud utilizzando la leva normativa e agevolativa garantita dallo strumento Zes. Vestager ha dato l’ok confermando la “piena disponibilità” da parte delle istituzioni Ue alla strategia che punta a rilanciare la produttività e, con questa, a dare una risposta all’enorme domanda di lavoro, finora frustrata, specialmente giovanile e femminile. L’avvio di Decontribuzione Sud riguarderà i territori di Campania, Molise, Abruzzo, Basilicata, Sicilia, Sardegna, Puglia e Calabria. Con le agevolazioni, impiantare qui una fabbrica diventa più semplice. E l’obiettivo di creare, al Sud e nelle isole (leggi Sicilia) una sorta di Silicon valley diffusa, si fa più vicino.

Ma produrre, di per sé, non basta. Per consentire alla Zes di funzionare serve anche un piano Mare. Occorre che il Sud, e l’Italia, ritrovi accesso e sbocchi alle rotte commerciali. Non è un mistero che il Mediterraneo sia in ascesa. E il governo non vuole farsi trovare impreparato e, anzi, già da mesi sta perseguendo – con il piano Mattei – una strategia finalizzata ad allargare il ruolo strategico del Paese tra Europa, Africa, Vicino e Medio Oriente. Per farlo, occorre un piano nazionale del mare. “È pronto”, ha spiegato il ministro Musumeci ieri mattina a un evento organizzato dal Sole 24 Ore: “Nei prossimi giorni lo presenterò al Cipom, che poi sarà trasmesso alle due Camere del parlamento. Il piano è uno strumento di pianificazione che ha il compito di mettere in evidenza le criticità di ogni filiera, dalla cantieristica alla nautica, al turismo, allo sport, alla pesca, ai fondali e alla sicurezza nazionale. Ma anche proporre le possibili soluzioni e una strategia complessiva, che è quella che è mancata finora”. Il mare, però, non è solo collegamenti. Ma può essere molto di più. Il ministro ha elencato “le filiere più significative, del turismo, della pesca allevata e quella che ci offre il nostro mare”, ma anche i temi più scottanti “dell’ambiente e dell’inquinamento prodotto non solo dalla plastica ma anche dalle attività di alcune imbarcazioni vetuste, delle nostre aree protette, non solo come qualcosa da difendere ma anche come opportunità di tutela della biodiversità”. Ma c’è molto di più: “E poi i fondali marini, questo mondo sconosciuto che pure è ricco di sorprese, in primis le terre rare”. Per il ministro, va immaginata “una strategia unica tra operatori, Stato e imprese in un contesto di competizione sempre più aspra ed esigente. L’Italia conta nel mondo, se conta, soprattutto nel Mediterraneo, che deve diventare la nostra prospettiva”.


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