Zinga e la diaspora del Pd, Conteremo

L’esercito di Letta si sfalda prima delle Idi di Marzo. Non basta l’appello alla partecipazione, l’ennesima chiamata alle armi del segretario pisano, per ricompattare le truppe. Basti pensare al caso del socialista Maraio, che lascia la falange del Nazareno prima di arruolarsi. La paura di un nuovo 25 settembre è dietro l’angolo. I rinforzi promessi dai vari Speranza, Schlein e via dicendo, non garantiscono nulla. Le minacce che arrivano dagli incontrollabili del terzo polo e la sirena di Conte fa paura a quelle latitudini. A marzo, data stabilita dai generali degli Scientologist per concludere le operazioni congressuali, potrebbero esserci solo fiamme e macerie. Ecco perché le “menti” della setta prospettano ai soldati nuove strade. Altrimenti la destra, il prossimo giro prenderà l’ottanta per cento.

L’armata rossa

Chi non vuole morire, senza far nulla, è quel signorone chiamato Goffredo Bettini. “Meglio accogliere e includere i barbari grillini nella collaudata macchina del potere dem – avrebbe detto ai suoi sodali – che farsi ammazzare sul campo”. La strategia è chiudere entro dicembre un’intesa con i nuovi invasori del campo progressista per evitare così uno scontro, che si rivelerebbe fatale.

Non è un caso che lo stratega capitolino brucia le tappe e con la classica scusa del libro, l’11 novembre, invita a banchetto il capo dei gialli Giuseppe Conte.
Ad avvertirlo del pericolo alle porte del Lazio non è uno a caso, ma il governatore Nicola Zingaretti. Quest’ultimo, accompagnato dal coordinatore dei territori Francesco Boccia, durante l’ultima marcia della pace, sarebbe stato soffocato dalla puzza di morte proveniente dallo striscione trasportato da Serracchiani e De Luca.

Preoccupazione, d’altronde, già manifestata dai rossi del partito. Cuperlo o meglio ancora l’ex ministro Orlando vorrebbe subito chiudere un patto di ferro con quel Movimento, chiamato da mesi la sinistra 2.0. Soltanto così si può salvare il Colosseo dalla morsa di Fratelli d’Italia. I centristi ormai non garantiscono nulla.

Non è un caso che siano stati loro a rompere le uova nel paniere sulla Cristoforo Colombo, facendo credere al vicepresidente Vincenzo D’Amato di poter scalzare chi gli sta davanti. Questa volta, il classico professorone calato dall’alto non basterebbe a garantire la sopravvivenza.

L’imprevedibile ondata centrista

La vera mossa, che nei fatti, blocca la nuova crociata lettiana è quella pensata dai terzopolisti. Matteo Renzi, utilizzando il cavallo Carlo Calenda e lanciando la carta Letizia Moratti prima del previsto, rende difficile la marcia del segretario sin dal principio. A partire da Orfini, nessun compagno accetterà di lasciare la Lombardia a un’ex fedelissima del Cav di Arcore. Allo stesso modo, però, tale soluzione potrebbe affascinare i moderati, che senza se e senza ma, quando sentiranno parlare di nuovo progetto centrista, abbandonerebbero il morente Pd. Il primo amore non si scorda mai. Una vittoria del sindaco Dario Nardella potrebbe accelerare il tutto e far restare solo una parentesi la debacle provocata da quel docente richiamato dai salotti parigini. Base Riformista quando sentirà il corno della Leopolda si dimenticherà in meno di un secondo di Bonaccini e del piano pisano per cambiare abito. Il suono del Big Bang riecheggerà tra le fila di un esercito a cui urge un generale, un uomo di esperienza. Meglio affidarsi quanto prima a un conoscitore di campi di battaglia che andare allo sbaraglio verso la sconfitta. Andare al congresso con le solite facce (De Micheli, Malpezzi, Cirinnà, Zan e via dicendo) vuol dire procedere lentamente verso l’ultimo respiro.

La ritirata del sindacalista

Lo stesso Maurizio Landini, segretario della Cgil, ha paura di destreggiarsi con una moderna balena bianca. Non basta, quindi, neanche la promessa della prima poltrona del Nazareno per convincere l’esponente di categoria a mettere la propria faccia sulle effigie lettiane. L’ex saldatore, spaventato dai fischi di Piazza della Repubblica, avrebbe subito lasciato il professore per sposare al contrario la mobilitazione di piazza dell’avvocato di Volturara Appula. Il pantano delle Ztl è un incubo da evitare a tutti i costi, soprattutto per chi proviene dalle catene di montaggio. Il monito, d’altronde, su queste colonne, arriva da uno che di sinistra ne capisce, ovvero l’ex segretario di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti. L’ex presidente della Camera applaude il capo dei gialli e boccia il “piano b” del Nazareno, a suo parere sinonimo di passato e non di futuro.

L’esercito di Letta si sfalda prima delle Idi di Marzo. Non basta l’appello alla partecipazione, l’ennesima chiamata alle armi del segretario pisano, per ricompattare le truppe. Basti pensare al caso del socialista Maraio, che lascia la falange del Nazareno prima di arruolarsi. La paura di un nuovo 25 settembre è dietro l’angolo. I rinforzi promessi dai vari Speranza, Schlein e via dicendo, non garantiscono nulla. Le minacce che arrivano dagli incontrollabili del terzo polo e la sirena di Conte fa paura a quelle latitudini. A marzo, data stabilita dai generali degli Scientologist per concludere le operazioni congressuali, potrebbero esserci solo fiamme e macerie. Ecco perché le “menti” della setta prospettano ai soldati nuove strade. Altrimenti la destra, il prossimo giro prenderà l’ottanta per cento.

L’armata rossa

Chi non vuole morire, senza far nulla, è quel signorone chiamato Goffredo Bettini. “Meglio accogliere e includere i barbari grillini nella collaudata macchina del potere dem – avrebbe detto ai suoi sodali – che farsi ammazzare sul campo”. La strategia è chiudere entro dicembre un’intesa con i nuovi invasori del campo progressista per evitare così uno scontro, che si rivelerebbe fatale.

Non è un caso che lo stratega capitolino brucia le tappe e con la classica scusa del libro, l’11 novembre, invita a banchetto il capo dei gialli Giuseppe Conte.
Ad avvertirlo del pericolo alle porte del Lazio non è uno a caso, ma il governatore Nicola Zingaretti. Quest’ultimo, accompagnato dal coordinatore dei territori Francesco Boccia, durante l’ultima marcia della pace, sarebbe stato soffocato dalla puzza di morte proveniente dallo striscione trasportato da Serracchiani e De Luca.

Preoccupazione, d’altronde, già manifestata dai rossi del partito. Cuperlo o meglio ancora l’ex ministro Orlando vorrebbe subito chiudere un patto di ferro con quel Movimento, chiamato da mesi la sinistra 2.0. Soltanto così si può salvare il Colosseo dalla morsa di Fratelli d’Italia. I centristi ormai non garantiscono nulla.

Non è un caso che siano stati loro a rompere le uova nel paniere sulla Cristoforo Colombo, facendo credere al vicepresidente Vincenzo D’Amato di poter scalzare chi gli sta davanti. Questa volta, il classico professorone calato dall’alto non basterebbe a garantire la sopravvivenza.

L’imprevedibile ondata centrista

La vera mossa, che nei fatti, blocca la nuova crociata lettiana è quella pensata dai terzopolisti. Matteo Renzi, utilizzando il cavallo Carlo Calenda e lanciando la carta Letizia Moratti prima del previsto, rende difficile la marcia del segretario sin dal principio. A partire da Orfini, nessun compagno accetterà di lasciare la Lombardia a un’ex fedelissima del Cav di Arcore. Allo stesso modo, però, tale soluzione potrebbe affascinare i moderati, che senza se e senza ma, quando sentiranno parlare di nuovo progetto centrista, abbandonerebbero il morente Pd. Il primo amore non si scorda mai. Una vittoria del sindaco Dario Nardella potrebbe accelerare il tutto e far restare solo una parentesi la debacle provocata da quel docente richiamato dai salotti parigini. Base Riformista quando sentirà il corno della Leopolda si dimenticherà in meno di un secondo di Bonaccini e del piano pisano per cambiare abito. Il suono del Big Bang riecheggerà tra le fila di un esercito a cui urge un generale, un uomo di esperienza. Meglio affidarsi quanto prima a un conoscitore di campi di battaglia che andare allo sbaraglio verso la sconfitta. Andare al congresso con le solite facce (De Micheli, Malpezzi, Cirinnà, Zan e via dicendo) vuol dire procedere lentamente verso l’ultimo respiro.

La ritirata del sindacalista

Lo stesso Maurizio Landini, segretario della Cgil, ha paura di destreggiarsi con una moderna balena bianca. Non basta, quindi, neanche la promessa della prima poltrona del Nazareno per convincere l’esponente di categoria a mettere la propria faccia sulle effigie lettiane. L’ex saldatore, spaventato dai fischi di Piazza della Repubblica, avrebbe subito lasciato il professore per sposare al contrario la mobilitazione di piazza dell’avvocato di Volturara Appula. Il pantano delle Ztl è un incubo da evitare a tutti i costi, soprattutto per chi proviene dalle catene di montaggio. Il monito, d’altronde, su queste colonne, arriva da uno che di sinistra ne capisce, ovvero l’ex segretario di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti. L’ex presidente della Camera applaude il capo dei gialli e boccia il “piano b” del Nazareno, a suo parere sinonimo di passato e non di futuro.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli