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Giustizia

Il caso del delitto di Garlasco e le sentenze di condanna che fanno riflettere

di Giuseppe Ariola -


C’è qualcosa di profondamente italiano nel fatto che il delitto di Garlasco sia tornato a dominare il dibattito pubblico. Il tutto è avvenuto dopo un’escalation di mesi durante i quali sono emerse nuove piste investigative, nuove indagini, una nuova inchiesta e, su tutto, adesso anche un frammento di Dna che riapre tutto. Quel reperto maschile, per anni ritenuto “non utilizzabile”, oggi è attribuito a un componente della famiglia Sempio. Dal punto di vista investigativo è quindi di Andrea, nuovamente indagato per l’omidcidio di Chiara.

Un dettaglio tecnico dal sapore politico

Un dettaglio tecnico che diventa irrimediabilmente politico, perché dimostra che una prova assolutamente rilevante non è mai entrata nel processo che portò alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Se già era chiaro che l’allora fidanzato di Chiara non è stato mandato in galera oltre ogni ragionevole dubbio, oggi questa è una certezza. Il dato in sé è semplice, quasi banale: un residuo genetico ignorato all’epoca viene ora letto come pienamente interpretabile. Soprattutto, riferibile a un soggetto diverso dall’unico imputato processato e condannato. La sola traccia di Dna trovata sul corpo della vittima. Questo produce un effetto a cascata sulla credibilità dell’intera vicenda giudiziaria.

Il processo a Stasi per il delitto di Garlasco è stato davvero giusto?

Non si tratta di riaprire una caccia al nuovo colpevole, ma di chiedersi se il processo che ha mandato Stasi in carcere sia stato giusto o meno. È qui che la vicenda assume un peso politico, prima ancora che giudiziario. Perché quel frammento accantonato rivela un metodo che non ha sfruttato tutti gli strumenti disponibili e una macchina della giustizia che, nonostante abbia riconosciuto e riportato in sentenza una miriade di errori investigativi, ha costruito la sua verità su una mappa incompleta. E questo è tanto più rilevante se si pensa che Stasi è stato condannato dopo due assoluzioni. Circostanza che già allora spaccò l’opinione pubblica e lasciò molti osservatori con la sensazione di assistere a un caso emblematico dei limiti del nostro sistema.

La titubanza di Nordio

Non stupisce, dunque, che il ministro della Giustizia Carlo Nordio abbia parlato di un “vizio di origine”. Nel suo ragionamento evidenzia un paradosso intollerabile: se due sentenze assolvono e solo dopo un annullamento della Cassazione arriva una condanna senza ricominciare il processo da zero, allora il principio del “ragionevole dubbio” diventa un paravento trasparente, non una garanzia sostanziale. Nordio non entra nel merito dell’indagine, ma mette in discussione il potere della Cassazione di ribaltare una verità processuale senza tornare alla scena del crimine, senza riascoltare i testimoni, senza rifare le perizie. Nel frattempo, oggi come allora, l’opinione pubblica si divide. Chi è convinto della colpevolezza di Stasi vede nella nuova prova un dettaglio marginale. Chi ritiene che quel processo sia stato un errore la considera invece un tassello decisivo nel caso del delitto di Garlasco. Ma il punto politico sta proprio qui: la giustizia non può essere un’opinione. E se un processo così complesso non ha valutato un reperto utile, allora il problema non è il singolo caso, ma l’architettura complessiva del sistema. Un sistema per il quale Alberto Stasi è in carcere da dieci anni.

Il caso del delitto di Garlasco riguarda l’intero sistema della giustizia

Per questo il caso del delitto di Garlasco ha finito per riguardare sempre meno l’omicidio di Chiara Poggi e molto di più il sistema giudiziario italiano. Parla della difficoltà della macchina della giustizia a riconoscere i propri errori e ancor più della indisponibilità a porvi rimedio. Ma racconta anche della necessità di una riforma che metta al centro la solidità delle prove e non la pressione mediatica o l’urgenza di chiudere un dossier. La nuova perizia costringe infatti a interrogarsi su una semplice domanda: la verità sulla quale si regge la condanna di Stasi è solo processuale o anche reale? Appare ovvio che a rispondere a questa domanda sarà molto presto una revisione del processo.


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