John Reginald Christie, il killer di Notting Hill che cambiò la giustizia britannica
John Reginald Christie è considerato uno dei serial killer più inquietanti e simbolici della storia criminale britannica, non solo per la brutalità dei suoi delitti, ma anche per le profonde conseguenze giudiziarie e sociali che il suo caso ha provocato, contribuendo in modo decisivo al dibattito sull’abolizione della pena di morte nel Regno Unito. La sua vicenda unisce l’orrore dei crimini alla tragedia di un clamoroso errore giudiziario.
Christie nasce nel 1899 a Halifax, nello Yorkshire, e cresce in un contesto familiare rigido e segnato da repressione emotiva. Fin dall’infanzia mostra tratti di isolamento, difficoltà relazionali e un carattere introverso. Dopo aver prestato servizio nella Prima guerra mondiale, conduce una vita adulta instabile, fatta di lavori precari, frequenti fallimenti personali e problemi economici. Il matrimonio con Ethel Simpson appare freddo e privo di reale intimità. All’esterno, tuttavia, Christie si presenta come un uomo tranquillo, educato e disponibile, capace di apparire affidabile e rassicurante, soprattutto agli occhi di donne sole e in difficoltà.
I delitti di Rillington Place e il metodo di John Christie
Tra il 1943 e il 1953 Christie uccide almeno sei donne nel suo appartamento al numero 10 di Rillington Place, nel quartiere londinese di Notting Hill. Si avvicina alle vittime fingendosi esperto in pratiche mediche, promettendo cure, aiuti economici o soluzioni per gravidanze indesiderate. Le stordisce con il gas domestico e poi le strangola. I corpi vengono occultati con fredda lucidità e metodo: sepolti nel piccolo giardino sul retro, nascosti sotto il pavimento o murati all’interno dell’abitazione, trasformando la casa in un luogo di morte silenziosa.
L’aspetto più tragico della vicenda riguarda Timothy Evans, giovane vicino di casa di Christie. Nel 1949 Evans denuncia la scomparsa della moglie Beryl e della figlia Geraldine. Sottoposto a interrogatori confusi e contraddittori, viene accusato dell’omicidio. Christie testimonia contro di lui, contribuendo a indirizzare le indagini. Evans viene condannato a morte e impiccato nel 1950, nonostante prove deboli, incongruenze evidenti e dubbi mai chiariti. Solo in seguito emerge che anche Beryl è una vittima di Christie.
La scoperta dei corpi e l’arresto di Christie
Nel 1953, durante lavori nell’appartamento di Rillington Place, vengono scoperti resti umani nascosti nelle pareti e negli spazi interni. L’orrore viene finalmente alla luce. Christie viene arrestato, processato e confessa diversi omicidi. Il tribunale lo riconosce colpevole ed egli viene giustiziato nello stesso anno.
Negli anni successivi Timothy Evans viene completamente riabilitato, diventando il simbolo di uno dei più gravi errori giudiziari della storia britannica. Il caso Christie scuote profondamente l’opinione pubblica e il sistema legale del Regno Unito, alimentando il dibattito che conduce, nel 1965, all’abolizione della pena di morte. La sua storia resta così non solo un racconto di orrore, ma anche un monito sui limiti della giustizia e sulle conseguenze irreversibili dei suoi errori.
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