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Attualità

Morte di un operaio, a Taranto la furia dei sindacati

Sciopero di ventiquattro ore dei metalmeccanici, la rabbia Anmil: "Già otto morti dall'inizio dell'anno"

di Maria Graziosi -


A Taranto muore un operaio all’ex Ilva e i sindacati incrociano le braccia. La tragedia è avvenuta all’acciaieria 2 dove Claudio Salamida, 46 anni, di Alberobello in provincia di Bari, è precipitato a causa del cedimento di una griglia mentre controllava il funzionamento delle valvole di un convertitore. L’uomo lascia la moglie e un figlio piccolo.

L’incidente a Taranto, la rabbia dei sindacati

La commozione, e la rabbia, per l’ennesimo incidente mortale sul lavoro ha spinto i sindacati a indire, fin da subito, uno sciopero di 24 ore. “È una tragedia che doveva essere evitata, ma le nostre richieste sono rimaste inascoltate”. E dunque. “In questi mesi abbiamo scioperato e manifestato per ottenere investimenti e un piano occupazionale e di decarbonizzazione invece oggi ci troviamo a dover piangere un lavoratore dello stabilimento ex Ilva di Taranto”. Ha tuonato Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil. Gli fa eco Ferdinando Uliano, segretario Fim-Cisl: “Un fatto di gravità estrema, non va archiviato come tragica fatalità: da tempo denunciamo la necessità di una maggiore attenzione e di investimenti strutturali sulle manutenzioni e sulla messa in sicurezza degli impianti. Le risorse destinate alla sola gestione ordinaria non sono sufficienti: è indispensabile rafforzare in modo significativo e continuativo gli interventi di manutenzione per prevenire situazioni che mettono seriamente a rischio la salute e la sicurezza dei lavoratori”.

“Denunce inascoltate”

Infuriato Rocco Palombella (Uilm): “Le nostre denunce non sono mai state ascoltate fino in fondo. Questo tragico incidente impone a tutti una seria riflessione sulle responsabilità e su quello che doveva essere fatto per evitare che ciò accadesse”. Per una volta, tutti ma proprio tutti, i sindacati sono concordi. La morte a Taranto dell’operaio Salamida ha messo insieme tutti. Oltre la triplice. L’Ugl, con il segretario generale Paolo Capone è arrabbiato. “Colpisce e indigna che una tragedia di questa gravità si sia verificata in un impianto come l’ex Ilva, da anni sottoposto a controlli continui, prescrizioni stringenti e a un livello di vigilanza – teoricamente – tra i più elevati del Paese. Se si può morire anche in un sito così monitorato, significa che il sistema di prevenzione e sicurezza non sta funzionando come dovrebbe”. L’Usb, da parte sua, ha tuonato. “Basta morti sul lavoro, per la sicurezza occorrono investimenti e non lacrime a posteriori”.  A chiedere maggiore sicurezza è stata pure Federmanager mentre l’Anmil, l’associazione nazionale dei mutilati e invalidi del lavoro ricorda che dall’inizio dell’anno le vittime del lavoro sono state già otto.


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