Roma Termini zona franca: una Capitale debole
Roma detiene il primato nazionale per numero di reati denunciati: oltre 270mila casi all’anno
Controlli della Polizia alla Stazione Termini dopo le due aggressioni
Roma Termini, non solo o più una stazione ferroviaria: il simbolo visibile di un collasso urbano, zona franca. Le aggressioni degli ultimi giorni, punta di un fenomeno che si trascina da anni.
Roma Termini zona franca
Qui si concentrano ogni giorno migliaia di persone: pendolari, turisti, studenti, lavoratori, ma anche senza fissa dimora , persone affette dalle più diverse dipendenze, immigrati irregolari o soggetti coinvolti in economie illegali. Il controllo dello spazio pubblico è quasi assente – questa, la percezione immediata -, la violenza non è più un’eccezione ma parte integrante dell’ambiente.
Le ultime aggressioni, contro un funzionario pubblico e un rider. Entrambi hanno incrociato un ambiente complessivo che amplifica i rischi: sottopassaggi, percorsi poco definiti, angoli nascosti, uscite laterali, strade che diventano quasi anonime.
Le forze dell’ordine sono riuscite a fermare alcuni sospetti – tra loro, immigrati già soggetti ad espulsioni -, ma il meccanismo più profondo che genera violenza resta intatto. Termini funziona come un grande imbuto sociale: raccoglie povertà, marginalità, dipendenze e criminalità predatoria senza alcun filtro o gestione efficace.
Gravi episodi che non sono eccezioni
I dati confermano che questi episodi non possono essere considerati eccezioni. Secondo il Censis, tre cittadini su quattro nelle grandi città hanno subito o assistito a episodi di violenza o situazioni percepite come pericolose. Oltre la metà ha assistito a risse, circa il 40 per cento a furti o borseggi, e più del 10 per cento a vere aggressioni fisiche.
Roma detiene il primato nazionale per numero di reati denunciati: oltre 270mila casi all’anno. Le rapine in strada hanno superato del 50 per cento i livelli pre-pandemia. Numeri che non descrivono solo criminalità isolata, ma un contesto urbano che spinge verso il conflitto e amplifica la paura sociale.
La sicurezza urbana non dipende solo dai comportamenti criminali, ma anche da come la città organizza e gestisce i propri spazi.
La necessità di “spazi difensivi”
Gli esperti parlano da tempo della necessità di “spazi difensivi”: luoghi percepiti come visibili, controllati e frequentati, dove la presenza di negozi stabili, illuminazione costante, flussi ordinati crea un controllo sociale naturale che scoraggia il reato prima ancora dell’intervento della polizia. Dove questo controllo manca, le opportunità di aggressione aumentano.
A Termini accade il contrario. Vie e piazze senza funzioni chiare e percorsi frammentati favoriscono chi vuole aggredire. Chi vive la stazione come cittadino accelera il passo, riduce la permanenza e evita determinate aree. Così lo spazio perde controllo sociale e la criminalità guadagna terreno.
Il Censis sottolinea: la paura cresce quando le persone non riconoscono più un luogo come proprio. Lo abbandonano, e chi agisce illegalmente prende il sopravvento. Ecco perché le stazioni e le strade che la circondano, più di altre zone urbane, concentrano una quota sproporzionata di reati.
Le risposte frammentarie
Le risposte, finora frammentarie e intermittenti. Zone rosse, pattugliamenti straordinari e operazioni temporanee non garantiscono sicurezza stabile. Programmi passati come Strade Sicure offrivano invece presidi continui e visibili, riducendo la percezione di abbandono e aumentando la fiducia dei cittadini negli spazi urbani. Oggi Termini non ha nulla di simile. La discontinuità dei presidi favorisce le “zone grigie”, dove l’anonimato permette di agire indisturbati.
Le esperienze europee mostrano, intanto, che ridurre la criminalità nelle stazioni è possibile. Tre ingredienti chiave: presenze fisse e continue delle forze dell’ordine, servizi sociali integrati per affrontare marginalità e dipendenze, gestione attiva e progettazione dello spazio urbano. Illuminazione adeguata, pulizia costante, attività economiche stabili e percorsi leggibili riducono le opportunità di reato. Roma, invece, continua a trattare Termini come un problema di ordine pubblico temporaneo, non come un nodo strategico della città da gestire e valorizzare.
Una Capitale debole
Ogni aggressione danneggia pure l’economia cittadina. Turisti, pendolari e lavoratori cambiano abitudini: riducono la permanenza nella stazione, evitano determinati percorsi e modificano il loro attraversamento della città. Questo indebolisce le attività legali e rafforza quelle illegali, creando un circolo vizioso in cui la città perde valore e la criminalità guadagna spazio. I commercianti delle vie adiacenti segnalano, infatti, da tempo cali di affluenza nei punti più esposti, mentre le aree poco presidiate diventano rifugi di attività illecite.
La sicurezza – i cittadini lo hanno imparato – non nasce dai comunicati stampa dopo l’ennesimo episodio, ma dalla progettazione urbana e dalla gestione costante degli spazi pubblici. Finché Termini non sarà ricostruita come uno spazio difensivo, controllato, frequentato da cittadini e funzioni quotidiane, le aggressioni continueranno.
In una capitale europea moderna, questa non è una fatalità ma il risultato di scelte politiche che hanno privilegiato interventi temporanei a scapito di strategie di lungo periodo, capaci di coniugare sicurezza, vivibilità e coesione sociale.
Ogni giorno che passa senza azioni strutturali, Roma permette alla criminalità di occupare un luogo centrale e strategico del suo territorio.
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