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Economia

Perché il nucleare diventa strategico per Eni (e gli altri)

Nei "buoni propositi" di Descalzi per il 2026 la strategia per un mondo che è già cambiato

di Cristiana Flaminio -


Eni, le reti e il nucleare di ultimissima generazione. Sarà un anno decisivo per l’energia. La sfida è di quelle totalizzanti. Si potrebbe dire, sfidando la retorica, una battaglia per la vita. Che sarà vinta solo da chi saprà farsi trovare al posto giusto e al momento giusto. Un’immagine sicuramente abusata ma, in fondo, nemmeno troppo distante dalla realtà. La sfida dell’energia è iniziata e il 2026 sarà cruciale per comprendere quale futuro attende il comparto. Eni, da parte sua, ritiene che sia fondamentale agire su una doppia direttrice.

Nucleare e reti, la doppia sfida Eni

La prima, che ormai mandiamo a memoria da anni, ce la ripetiamo da quando è iniziata la guerra russo-ucraina e il mondo così come lo conoscevamo è praticamente saltato in aria. Bisogna mettere in sicurezza le linee di approvvigionamento. La seconda, non meno nota, sta nell’innovazione. Ma non è più (solo) una questione per chiudere round di investimento, una photo opportunity, un comunicato stampa per fare un po’ di quello che gli ambientalisti più spinti e radicali bollano, in maniera troppo ingenerosa, come green-washing. Insomma, il futuro dell’energia per l’Italia, e per Eni in particolare, si gioca sulla messa in sicurezza dei rifornimenti e delle nuove rotte ma si combatte, letteralmente, sui cosiddetti “game changer” della transizione. Tra cui, chiaramente, c’è pure il nucleare.

L’analisi di Claudio Descalzi

L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha messo nero su bianco i buoni propositi per l’anno nuovo. E lo ha fatto vergando un messaggio diretto alla cerimonia per il Libro dei Fatti di Adn Kronos. Il numero uno di San Donato Milanese riparte dallo stormo di cigni neri che ha cambiato gli scenari: “Negli ultimi anni abbiamo attraversato crisi gravi e di impatto globale: nel 2020, la pandemia da Covid-19 ha messo a dura prova le economie mondiali; nel 2022, la grave crisi energetica europea ha messo a nudo la totale dipendenza e vulnerabilità dell’Unione Europea dal punto di vista energetico, con forti ripercussioni sui bilanci statali, sulle imprese e sulle famiglie”.

Un’era di conflitti e cambiamenti

“Oggi – dice Descalzi – siamo in presenza di gravi conflitti in aree geopoliticamente cruciali, nonché di un’incertezza profonda e generalizzata dovuta al definitivo superamento del modello tradizionale di globalizzazione e alla conseguente ridefinizione dell’ordine commerciale mondiale”. Descalzi quindi ragiona. “In questo contesto, l’esigenza imprescindibile di intraprendere la transizione energetica viene diluita da altre priorità vitali. Da perseguire in parallelo, come la difesa o la competitività industriale ed economica, nonché la sostenibilità sociale”. Pertanto spiega: “In questo contesto, è prioritario per le compagnie energetiche continuare a garantire da un lato la sicurezza delle forniture tradizionali, che ancora rappresentano buona parte della domanda globale di energia, e dall’altro abbatterne sempre di più le emissioni associate alla loro produzione, creando al contempo nuovi business legati alle energie del futuro, come rinnovabili e biocarburanti, e investire nei game changer della transizione, come la fusione a confinamento magnetico o la fissione nucleare di nuova generazione”.

I game changer e la Virginia

Ecco, dunque. L’energia nucleare. Che è strategica per Eni, al punto da aver investito già a settembre scorso più di un miliardo di euro proprio nel nucleare. Si è “prenotata” infatti qualcosa come 400 Mw di energia che verrà prodotta da Commonwealth Fusion System in Virginia, negli Stati Uniti. Un affare che, per il Cane a Sei Zampe, è duplice. Da un lato, infatti, si pone in prima fila nella corsa alle nuove forme di produzione di energia. Dall’altra si è garantita la possibilità di entrare nel mercato americano e, soprattutto, di poter rafforzare la sua posizione (e le sue credenziali) con la Casa Bianca. Che, non a caso, tiene in alta considerazione l’azienda energetica italiana, coinvolta nei giorni scorsi a Washington al tavolo per lo sfruttamento delle risorse di idrocarburi del Venezuela. Il nucleare, dunque, è fondamentale. E consente di cogliere entrambi gli obiettivi. Quello di stare al passo coi tempi e quello di rafforzarsi se è vero, come lo è, che il posto della Russia come fornitore principale di gas e petrolio sarà assunto proprio dagli Stati Uniti. Insomma, questo sarà un anno davvero decisivo per l’energia. Gli equilibri post-Russia inizieranno a cristallizzarsi adesso. Chi è fuori rischia di rimanerci. E di rimanere al freddo.


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