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Senzatetto, la strage degli invisibili

A Milano tre decessi per strada in pochi giorni, oltre 400 lungo tutto il 2025

di Angelo Vitale -

Sul marciapiede di una strada dello shopping a Napoli una mendicante, in attesa di offerte, espone un cartello con la scritta ' "Invisibile"


La strage silenziosa dei senzatetto, una strage degli invisibili. Milano ieri ha segnato il terzo decesso di una persona senza fissa dimora in pochi giorni, un’altra vittima della strada e del gelo che avvolge la città. L’uomo, di circa 40 anni, trovato privo di vita sotto un ponte di via Padova.

A constatare il decesso, agenti e operatori del 118, giunti dopo la segnalazione di passanti che avevano notato il corpo all’alba. Nei giorni precedenti, morti altri due senzatetto: uno ritrovato in centro città e l’altro in periferia, entrambi per esposizione al freddo intenso e le loro condizioni di vita in strada. Non eventi tragici isolati, sintomi evidenti di una crisi sociale e umana che non trova ancora risposte efficaci.

Un panorama insostenibile

Questa catena di decessi milanesi si inserisce in un panorama nazionale che gli operatori sociali definiscono insostenibile. Nel rapporto “La strage invisibile: 414 persone senza dimora decedute in strada nel 2025” della “Federazione italiana organismi per le persone senza dimora”, una realtà che supera di gran lunga l’attenzione mediatica: 414 morti nell’ultimo anno tra chi vive senza un alloggio adeguato.

Di questi, 78 decessi in Lombardia, di cui molti concentrati a Milano, 60 nel Lazio, in gran parte a Roma. Questo significa che Milano e Roma insieme contano quasi un quarto di tutte le morti registrate in Italia tra persone senza dimora, confermando l’urgenza di interventi mirati nelle grandi città, ma senza ridurre la gravità del fenomeno nelle aree minori.

Non solo per il freddo

I dati mostrano che la strage invisibile non dipende solo dal freddo. Nel 2025, 226 dei 414 decessi si sono verificati nei mesi invernali e primaverili, i periodi più duri per chi non dispone di un alloggio adeguato, ma le morti continuano con regolarità anche negli altri mesi.

Un rischio strutturale e non stagionale. Le vittime, soprattutto uomini (91,5%), oltre la metà di nazionalità straniera (56,5%), provenienti prevalentemente da Paesi extraeuropei (45%), tra cui Marocco e Tunisia. Gli italiani rappresentano il 29% delle morti, un incremento rispetto all’anno precedente.

Morti precoci

L’età media delle vittime, 46,3 anni: molto inferiore all’aspettativa di vita italiana di 81,9 anni, con i cittadini stranieri mediamente più giovani (42 anni) e gli italiani più anziani (54,5 anni). Questo divario evidenzia in modo drammatico quanto la vita in strada acceleri il rischio di morte precoce.

Le morti, non solo nelle grandi città. Anche se Milano e Roma registrano i numeri più alti il fenomeno interessa province, centri urbani di media dimensione e aree interne, spesso con minore visibilità e minor capacità di risposta da parte dei servizi sociali.

Una catena di decessi lungo lo Stivale

Nel Nord Italia si concentra oltre la metà dei decessi, con 29% nel Nord-Ovest e 19,7% nel Nord-Est, seguito dal Centro con 26%, Sud 17% e Isole 8,3%. Tra le regioni più colpite, oltre a Lombardia e Lazio, il Veneto (46 decessi), la Toscana (34) e la Campania (31).

I ritrovamenti avvengono nelle strade, nei parchi, nei ripari di fortuna, in edifici abbandonati e perfino in carcere o nei luoghi più improbabili. Segno che non esiste un solo contesto metropolitano o stagionale dove il fenomeno si esaurisce.

Un fenomeno strutturale

La strage invisibile mette in luce l’incapacità di intercettare bisogni clinici e sociali prima che diventino letali. Le morti riguardano eventi prevenibili come malori, patologie non trattate, incidenti, violenze e suicidi legati a isolamento estremo.

I profili socio-demografici mostrano che quasi metà delle vittime sono cittadini extra-Ue, con un aumento evidente delle provenienze indo-asiatiche (Bangladesh, India, Pakistan).

Il report sottolinea che le misure emergenziali, come i Piani freddo invernali e le unità mobili di strada, salvano vite ma restano insufficienti di fronte a un fenomeno strutturale che si protrae 12 mesi all’anno.

Morire a 40-50 anni

Chi vive in strada muore di vulnerabilità accumulata, di assenza di rete, di mancanza di cure preventive e di un sistema di welfare incapace di intercettare tempestivamente i segnali di disagio. La percentuale di vittime cresce di anno in anno, con picchi nei mesi meteorologicamente estremi, ma con distribuzione mensile costante, che indica un problema di lungo periodo e non solo stagionale.

La mortalità precoce evidenzia la drammatica disuguaglianza. Persone di 40-50 anni muoiono come se avessero oltre 80 anni, perché vivere senza casa espone a rischi costanti, ripetuti e cumulativi.

I piani di emergenza non bastano

Le conclusioni del report, nette. La morte delle persone senza dimora non è un evento eccezionale né circoscritto a emergenze climatiche, ma un fenomeno strutturale che si protrae nel tempo, colpisce sistematicamente le persone più fragili e riflette un fallimento complessivo delle politiche sociali e della presa in carico sanitaria. Intervenire con piani emergenziali non basta.

Servono politiche durature, soluzioni abitative stabili, accesso capillare alla salute e sistemi di presa in carico integrati che interrompano questa catena di morte prima che sia troppo tardi.

Il terzo decesso milanese in pochi giorni non è un’anomalia, ma la punta di un iceberg nazionale. E dimostra che senza interventi strutturali la strada rimane un luogo di morte inevitabile. Non sono i mesi freddi a uccidere, non sono le grandi città a concentrare il rischio. Chi vive senza casa muore ogni giorno, invisibile, mentre la società osserva e non reagisce.


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