L’Unione Europea ha raggiunto l’accordo per classificare i Pasdaran iraniani (“Guardiani” in lingua farsi) come organizzazione terroristica per aver orchestrato la repressione delle proteste scoppiate inizialmente per il carovita. I Guardiani della rivoluzione sono l’architrave del sistema di potere della Repubblica islamica e rispondono direttamente alla Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei.
Sanzioni per i funzionari iraniani
Il Consiglio Ue ha deciso anche di sanzionare il ministro dell’Interno iraniano Eskandar Momeni. A riportarlo è la Gazzetta Ufficiale Ue. In tutto sono inseriti nell’elenco 15 alti funzionari e magistrati, oltre a sei persone giuridiche. Tra gli enti e le società figura anche la Iranian Audio-Visual Media Regulatory Authority (Satra), che “censura i contenuti politici e culturali, come le opinioni politiche dissenzienti espresse in spettacoli televisivi e film nonché le rappresentazioni relative al consumo di alcol, al fumo e all’assenza di hijab”. Tutti sono sottoposti a misure restrittive, come il congelamento dei beni eventualmente detenuti nella Unione europea, e non possono viaggiare nel suo territorio.
Le vuote parole dei vertici Ue
Il Medio Oriente non ha bisogno di una “nuova guerra”, ha detto l’Alta Rappresentante dell’Ue, Kaja Kallas, rispondendo in merito ad una possibile operazione statunitense in Iran. Dichiarazioni che dimostrano ancora una volta come la politica estone parli per slogan o frasi fatte, senza tener conto della realtà. Colpire la catena di comando iraniana con misure forti, non è esattamente un ramoscello d’ulivo. L’escalation militare si evita con la diplomazia, una strada che stanno percorrendo la Turchia e le monarchie del Golfo.
L’Europa “è al fianco del popolo iraniano nella sua coraggiosa lotta per la libertà”, ha affermato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, via social, salutando “con favore l’accordo politico sulle nuove sanzioni contro il regime omicida iraniano e sulla designazione del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica come organizzazione terroristica”. “Era atteso da tempo. ‘Terrorista’ è il termine con cui si definisce un regime che soffoca nel sangue le proteste del proprio popolo”, conclude il capo del principale organo esecutivo dell’Ue.
La replica dell’Iran
Per l’esercito iraniano è una “decisione insensata e dettata dal rancore”, presa “sotto la pressione del delirante presidente degli Stati Uniti e del regime sionista terrorista e assassino di bambini”. In una nota i militari denunciano la “palese violazione delle leggi e dei trattati internazionali, della Carta delle Nazioni Unite e dei principi fondamentali del rispetto della sovranità nazionale dei Paesi”.
La diplomazia di Teheran punta il dito contro l’Europa. “Diversi Paesi stanno cercando attualmente di evitare lo scoppio di una guerra totale nella nostra regione. Nessuno di loro è europeo. L’Europa è invece impegnata ad alimentare le fiamme”, ha commentato su X il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. “Dopo aver perseguito lo ‘snapback’ su richiesta degli Stati Uniti, sta ora commettendo un altro grave errore strategico designando il nostro esercito nazionale come una presunta ‘organizzazione terroristica’”, ha proseguito il ministro.
“La trovata pubblicitaria dell’Europa mira principalmente a nascondere il fatto che è un attore in grave declino”, ha attaccato Araghchi, secondo cui il Vecchio Continente “sarà sicuramente colpito in modo massiccio da una guerra totale nella nostra regione, compresi gli effetti a catena dell’aumento dei prezzi dell’energia”. “Gli europei – ha concluso – meritano di meglio di ciò che i loro governi hanno da offrire”.
Le capacità militari di Teheran
Le forze navali dei Pasdaran terranno esercitazioni militari con navi di guerra nello Stretto di Hormuz i prossimi 1 e 2 febbraio. Le operazioni potrebbero interrompere il traffico in una rotta attraverso la quale passa il 20 per cento di tutto il petrolio mondiale.
Nonostante i bombardamenti subiti durante la “Guerra dei 12 giorni”, l’Iran dispone di circa 2mila missili balistici a medio raggio, quantità significative di missili a corto raggio, missili antinave, droni e navi lanciasiluri. Scorte sufficienti a infliggere danni ingenti agli Stati Uniti e ai loro alleati in Medio Oriente.