“Onde”, un itinerario novecentesco al Regio
Il terzo concerto della stagione sinfonica del Teatro Regio Torino, intitolato “Onde”, è affidato a Wayne Marshall che propone un itinerario novecentesco ben calibrato, giocato sul dialogo fra due personalità capitali del secolo scorso come Leonard Bernstein e Benjamin Britten. Un programma tutt’altro che scontato, che alterna pagine di immediata comunicatività a brani di più severa architettura, offrendo al pubblico una serata coerente, pur senza ambizioni dichiaratamente celebrative.
Il fulcro ideale della prima parte era rappresentato dai Chichester Psalms di Bernstein, eseguiti nella versione originale del 1965 per coro misto, voce bianca e orchestra. Wayne Marshall, musicista che conosce a fondo il linguaggio bernsteiniano, ne ha restituito con chiarezza l’equilibrio fra spiritualità e teatralità, evitando sia l’enfasi liturgica sia l’abbandono a una retorica eccessivamente brillante. La direzione ha privilegiato una scansione ritmica solida, lasciando emergere la scrittura contrappuntistica del coro e il raffinato gioco timbrico dell’orchestra. Il Coro del Teatro Regio, preparato con consueta accuratezza da Piero Monti, ha offerto una prova compatta, attenta alle sfumature dinamiche e alla precisione dell’ebraico, mentre la voce bianca di Amelia Volta, nel celebre salmo iniziale, si è distinta per naturalezza e intonazione, senza forzature espressive.
Di Bernstein venivano proposte anche le Three Dance Variations da Fancy Free, pagina giovanile del 1944 che guarda dichiaratamente al mondo del balletto e del musical. Qui Marshall ha messo in luce il lato più brillante e urbano del compositore, con una lettura vivace ma controllata, che non indulgendo nel colore facile ha saputo restituire l’ironia e la freschezza della scrittura. L’orchestra ha risposto con agilità, soprattutto nei passaggi sincopati, mantenendo una buona coesione d’insieme.
Il passaggio a Britten segnava un deciso cambio di clima. La Passacaglia op. 33b da Peter Grimes è stata affrontata con un approccio analitico, quasi asciutto, che ha sottolineato la tensione interna della forma e il carattere ossessivo del basso ostinato. Marshall ha evitato ogni compiacimento drammatico, costruendo la progressione con rigore e lasciando che la musica parlasse da sé. Ancora più riuscita, nel complesso, l’esecuzione dei Four Sea Interludes, dove l’orchestra del Regio ha mostrato una tavolozza timbrica ben sfumata, in particolare nei contrasti fra la luminosità di Dawn e la cupezza di Storm. Il mare di Britten non è apparso solo come elemento descrittivo, ma come spazio mentale, attraversato da tensioni sottili e inquietudini trattenute.
Nel quadro complessivo della serata, il contributo vocale solistico – con Giulia Ghirardello, Roberta Garelli, Bekir Serbest e Lorenzo Battagion – si è inserito con discrezione ed equilibrio nelle parti d’insieme, senza cercare inutili protagonismi. Il fuori programma, l’ouverture dal Candide di Bernstein, ha chiuso il concerto con un tocco di brillantezza supplementare: un omaggio inevitabile ma benvenuto, restituito con energia e precisione, che ha strappato al pubblico un consenso caloroso.
Una serata riuscita, dunque, più per coerenza e qualità musicale che per effetti travolgenti: un concerto solido, intelligente, capace di valorizzare due mondi espressivi diversi senza forzarne l’incontro, e di confermare l’affiatamento fra Wayne Marshall e le compagini del Teatro Regio di Torino.
Renato Verga ilTorinese.it
Torna alle notizie in home