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Milano – Cortina, la sfida dei Giochi 2026

Milano – Cortina è un banco di prova per il sistema Paese, osservato con attenzione da media, istituzioni e opinione pubblica internazionale.

di Marzio Amoroso -


Milano – Cortina apre il dibattito internazionale sulle Olimpiadi invernali 2026 dopo il duro affondo del New York Times, che ha definito l’evento un “incubo logistico”. Le osservazioni del quotidiano statunitense hanno acceso un confronto acceso, soprattutto perché arrivano a ridosso dell’avvio dei Giochi e mettono in discussione la capacità del Paese di gestire un evento così diffuso e complesso.

Un’Olimpiade diffusa che divide

Milano – Cortina è stata presentata come un modello di sostenibilità, grazie al riutilizzo di impianti esistenti e alla distribuzione delle sedi su più territori. Tuttavia, proprio questa scelta è diventata il fulcro delle critiche. Le località coinvolte sono numerose e distanti, collegate da strade di montagna, vallate e infrastrutture che non sempre garantiscono tempi di percorrenza rapidi.

Il reportage del NYT ha insistito su questo punto. La geografia dell’evento, pur affascinante, rende gli spostamenti complessi per atleti, media e spettatori. La raccomandazione finale – “meglio guardare i Giochi in TV” – è diventata virale, alimentando un dibattito che ha superato i confini nazionali.

Ritardi e cantieri

La macchina organizzativa ha dovuto fare i conti con decine di interventi infrastrutturali, molti dei quali accelerati nelle ultime settimane. Strade, collegamenti ferroviari e impianti sportivi sono stati oggetto di lavori intensi, ma non tutti risultano completati.

La narrazione internazionale si è concentrata proprio su questi ritardi, interpretandoli come un segnale di fragilità strutturale. È un tema che ritorna spesso quando l’Italia ospita grandi eventi, la corsa contro il tempo diventa sempre una sfida.

Tra percezione e realtà

Nonostante le critiche, l’organizzazione rivendica i progressi compiuti e sottolinea come la complessità geografica fosse nota fin dall’inizio. La sfida, dicono gli addetti ai lavori, consiste nel trasformare la dispersione delle sedi in un valore aggiunto, mostrando al mondo la varietà dei territori alpini e la capacità del Paese di gestire un evento policentrico.

Un test per l’immagine dell’Italia

Il caso sollevato dal NYT non riguarda solo la logistica, tocca l’immagine internazionale dell’Italia e la sua credibilità come Paese ospitante. Le Olimpiadi rappresentano un’occasione unica per mostrare efficienza, visione e capacità di innovazione. La risposta a queste critiche, dunque, non sarà affidata alle parole ma ai fatti, alla puntualità delle opere, alla qualità dell’accoglienza e alla fluidità dell’esperienza olimpica.


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