In Italia 1,7 milioni di Neet: in calo nel 2025 ma restano gap di genere e divari territoriali
In Italia il fenomeno dei NEET (Not in Education, Employment or Training) rappresenta una delle sfide sociali più complesse e delicate degli ultimi anni. Migliaia di giovani restano fuori da percorsi di studio, lavoro e formazione, in una condizione di sospensione che incide sul loro futuro. Le cause sono molteplici – economiche, culturali e territoriali – ed è un fenomeno che attraversa territori, contesti sociali e storie personali differenti, incidendo pure sul tessuto economico e demografico del Paese stesso.
Il dibattito pubblico
Anche e soprattutto per queste motivazioni, il tema dei Neet è entrato stabilmente nel dibattito pubblico e nelle agende istituzionali, in relazione alle dinamiche europee e agli obiettivi di inclusione sociale. Come è la situazione in Italia? A raccontarlo è l’aggiornamento al II trimestre 2025 a cura di “Dedalo – Laboratorio permanente sul fenomeno NEET” di Fondazione Gi Group. Lanciato a luglio 2025, il progetto ha istituito un Osservatorio continuativo e sistemico per conoscere, contrastare e prevenire l’incidenza dei giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi formativi.
L’iniziativa è realizzata in partnership con l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, in collaborazione con ZeroNeet – il programma di contrasto al fenomeno dei Neet promosso da Fondazione Cariplo – e Fondazione Compagnia di San Paolo. Ebbene, i dati evidenziano un miglioramento generalizzato delle condizioni occupazionali o formative dei giovani, ma persistono diverse criticità. Il tasso complessivo tra i giovani tra i 15 e i 34 anni scende infatti dal 16,7% del 2° trimestre del 2024 al 14,5% dello stesso periodo del 2025 con un calo in termini assoluti di 251mila unità, da circa 1 milione 999mila a 1 milione 748mila. Che, si badi bene, rimane pur sempre un numero preoccupante.
I numeri in calo
Ma il trend in calo dei Neet è, dall’altra parte, di buon auspicio. Scorrendo i dati dell’analisi e scendendo maggiormente nello specifico, la diminuzione del tasso attraversa tutte le fasce d’età, con i progressi più marcati nella fascia 20-24 anni (dal 17,7% al 14,3%). Rilevante anche la diminuzione della quota Neet tra i giovani di 30-34 anni, ovvero coloro che più probabilmente sono già usciti dal sistema di istruzione, dove l’incidenza scende dal 22,8% al 20,6%.
Il calo del tasso di NEET inoltre interessa entrambe le componenti di genere – le donne passano infatti dal 19,8% al 18,1% (-1,8 pp), mentre gli uomini dal 13,7% e all’11,2% (-2,5 pp) – anche se la distanza tra i due gruppi rimane e anzi si amplia, segnalando un rafforzamento delle opportunità di inserimento o reinserimento più evidente sul lato maschile.
Le differenze crescono con il cambio dell’età
Le differenze di genere crescono al crescere dell’età, con gap di particolare rilevanza nelle fasi centrali del percorso giovanile. Tra i 25-29enni, infatti, l’incidenza femminile raggiunge il 23,9%, quasi dieci punti in più rispetto agli uomini (14,0%). Un divario ancora più ampio nella fascia 30-34 anni, dove le donne arrivano al 29% contro il 12,5% degli uomini. Per quanto concerne i territori, l’arretramento generalizzato del fenomeno nel secondo trimestre 2025 rispetto allo stesso periodo 2024 interessa tutte le aree geografiche, anche se il divario storico tra Nord e Mezzogiorno resta molto pronunciato.
Nel Nord-Est l’incidenza dei NEET 15-34 anni scende dal 10,1% del secondo trimestre 2024 all’8,3% del 2025, con tuttavia un divario di genere particolarmente ampio (12,6% donne vs 4,4% uomini).
Anche il Nord-Ovest conferma un andamento favorevole, al Centro il tasso scende dal 13,1% al 12,0%, mentre il quadro cambia profondamente nel Mezzogiorno dove l’incidenza complessiva, pur in calo dal 26,6% al 22,4%, è quasi tripla rispetto al Nord-Est, e il divario di genere si amplia ulteriormente: il 26,2% tra le donne contro il 18,9% tra gli uomini. Nelle Isole i livelli risultano ancora più elevati, arrivando al 23,9% (dal 27%) complessivo. Anche qui le donne presentano un’incidenza molto alta (27,4%) rispetto agli uomini (20,6%).
L’indagine Dedalo
Infine l’indagine Dedalo presenta un contesto interessante: diminuiscono gli scoraggiati, aumentano i NEET per ragioni familiari e i disoccupati di lungo periodo. E anche la composizione interna dei NEET mostra mutamenti significativi nel secondo trimestre 2025 a confronto con lo stesso periodo del 2024. I numeri mostrano infatti un calo per quelli in transizione, che scendono dal 10% al 7,3%, così come per gli scoraggiati, che passano dall’11,3% al 9,9%, e i disoccupati di brevissima durata (1-5 mesi), dal 7,3% al 5,5%. Al contrario, cresce in modo importante la categoria dei NEET per ragioni familiari, che passa dal 13,2% al 17,5%. Trend affine per i disoccupati da 6 a 11 mesi e i disoccupati da almeno un anno, tra i quali la percentuale cresce rispettivamente da 4,9% a 6,8% e da 15,2% a 15,7%.
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