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Giustizia

Referendum, l’avvocato Luigi Ferrandino: “Sì per rendere il processo più equo e garantista”

di Anna Tortora -


Il sistema giudiziario italiano si trova di fronte a un bivio decisiv. La riforma costituzionale della magistratura punta a scardinare logiche decennali per restituire centralità alla figura del giudice “terzo” e abbattere il potere delle correnti.

Ma quali sono i benefici reali per il cittadino che entra in un’aula di tribunale? Ne abbiamo parlato con l’Avvocato Luigi Ferrandino, che analizza i pilastri del cambiamento: dalla fine della contiguità tra Pm e giudici all’introduzione del sorteggio per il Csm, fino alla nascita di un’Alta Corte disciplinare esterna. Un viaggio nelle ragioni di un “Sì” che punta a completare la transizione verso un modello processuale autenticamente accusatorio, garantendo finalmente la parità tra accusa e difesa, che è il cuore pulsante di ogni democrazia liberale.

In che modo la separazione delle carriere può garantire al cittadino un giudice “terzo”, eliminando la vicinanza professionale tra chi accusa e chi giudica?
“La separazione delle carriere mira a eliminare la ’vicinanza professionale’ — formata da un unico concorso, una comune appartenenza all’ordine giudiziario e la possibilità di scambiarsi di ruolo (passaggio da giudice a pm e viceversa) – tra chi indaga e chi giudica. Attualmente, tale commistione psicologica e professionale crea un pregiudizio favorevole verso la tesi accusatoria. La separazione prevede due percorsi distinti, due concorsi diversi e due CSM separati. Per il cittadino, questo garantisce che il giudice non sia un ’collega’ del pm, ma un soggetto terzo rispetto alle parti, che finalmente vengono poste sullo stesso piano”.

Quanto può incidere il sorteggio dei membri del Csm nello scardinare il sistema delle correnti e restituire fiducia ai cittadini nella magistratura?
“L’introduzione del sorteggio per una parte dei membri togati del Csm mira a interrompere la logica delle correnti organizzate, che condizionano nomine e carriere basandosi sull’appartenenza politica condotta dalle correnti – che sono veri e propri partiti – anziché basarsi sul merito. Attualmente i magistrati sono tutelati o promossi in virtù dell’appartenenza a una corrente. L’obiettivo è restituire fiducia ai cittadini, garantendo che i vertici della magistratura non siano il risultato di accordi di potere, bensì di una selezione più imparziale. Deve chiarirsi che il sorteggio verrà fatto”.

Perché ritiene che affidare i procedimenti disciplinari a un’Alta Corte esterna sia più efficace e rispetto all’attuale sistema di autogoverno dei magistrati?
“Affidare i procedimenti disciplinari a un’Alta Corte esterna (composta da membri nominati dal Presidente della Repubblica e sorteggiati dal Parlamento tra avvocati, professori e magistrati) risponde all’esigenza di eliminare l’autoreferenzialità dell’attuale sistema. L’accusa mossa al sistema attuale è che i magistrati giudichino i colleghi, alimentando una tendenza all’autoprotezione. Un organo esterno, con la presenza di laici (avvocati e accademici), è ritenuto più efficace, imparziale e trasparente, garantendo che le sanzioni disciplinari non siano condizionate da logiche corporative”.

Votare Sì significa confermare un modello di processo più vicino a quello accusatorio puro. Come pensa che questa riforma possa migliorare il lavoro degli avvocati penalisti e la tutela dei diritti degli indagati?
“Votare Sì alla riforma significa completare il passaggio al modello accusatorio introdotto nel 1989, rendendo il processo più equo e garantista. Una concreta miglioria è l’equilibrio tra accusa e difesa: il difensore si troverà di fronte un pm che non ha la stessa ’cultura’ o prospettiva lavorativa del giudice che deve decidere. Questo migliora la tutela dei diritti dell’indagato, garantendo un vero contraddittorio e ponendo il giudice in una posizione di reale neutralità, non più condizionata dalla ’cultura della giurisdizione’ condivisa con il pubblico ministero”.


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