Quando la giustizia diventa un Pantone: il caso ANM
Dal rosa all’azzurro, tra dimissioni, quote che scricchiolano e un referendum che bussa alla porta
All’Associazione Nazionale Magistrati succede qualcosa che sembra un piccolo incidente di percorso, ma in realtà racconta molto: il Comitato pari opportunità è composto solo da donne. Troppo rosa, dicono. Serve un uomo. O meglio: serve una quota azzurra. E già qui si vede quanto il sistema delle quote sia fragile: basta cambiare il colore e tutto si rimette in discussione.
La magistrata Laura Renda si dimette per “fare spazio” a un collega maschio. Un gesto che, se lo guardi senza retorica, fa quasi sorridere: per garantire pari opportunità, una donna deve lasciare il posto. È la parità che inciampa su se stessa.
La chiamata
L’ANM allora apre un interpello. Una chiamata gentile, quasi imbarazzata: “magistrati uomini, fatevi avanti”. Basta una mail. O un messaggio WhatsApp. Il Comitato pari opportunità che cerca un uomo come cercasse un volontario per portare i tavoli alla festa organizzata dalla Pro Loco.
E mentre si rincorrono quote rosa, quote azzurre, quote di tutto, nessuno nomina l’unica quota che non guasterebbe: quella della meritocrazia. Quella che non ha colore, non ha scadenza, non ha bisogno di interpelli. Quella che, se funzionasse davvero, renderebbe superfluo tutto questo gioco di pigmenti.
Al diavolo le quote
Il tutto arriva in un momento particolare: il referendum bussa alla porta e l’aria è già carica di parole come “rappresentanza”, “equilibrio”e “partecipazione”. E così questa storia delle quote — rosa, azzurre, pastello — finisce per sembrare un’anticipazione involontaria del clima generale: un sistema che cerca di correggersi con piccoli ritocchi, mentre sotto la superficie si vede benissimo che il problema è più grande.
Forse qualcuno, in silenzio, lo pensa davvero: “al diavolo le quote”. Poi guarda come vanno le cose e capisce che non è così semplice.
E il Comitato pari opportunità, nel tentativo di riequilibrarsi, finisce per mostrare la verità più scomoda: quando l’uguaglianza diventa un gioco di numeri, è il principio stesso a perdere peso.
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