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Esteri

Mojtaba Khamenei detta le condizioni dell’Iran a Trump e Netanyahu

di Ernesto Ferrante -


La nuova Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, ha rotto il silenzio nel tredicesimo giorno della guerra scoppiata in seguito all’azione militare congiunta di Stati Uniti e Israele. Nel suo primo messaggio ufficiale ha minacciato di continuare gli attacchi contro gli obiettivi americani nella regione, ha giurato “vendetta” per le bambine della scuola di Minab e confermato la chiusura dello Stretto di Hormuz. Ma ha anche teso la mano ai Paesi del Golfo con i quali ha assicurato di volere relazioni di amicizia. A patto che chiudano “immediatamente” le basi Usa da cui partono i bombardamenti contro la Repubblica islamica. La “pazienza strategica” del padre è già un ricordo. Mojtaba è un uomo d’azione, con una forte presa sui vertici militari.

Le parole di Mojtaba Khamenei

L’atteso primo discorso della nuova Guida è stato letto da una giornalista della tv di Stato iraniana. “Mio padre, mia madre, mia sorella, mio figlio, mia nipote e mia moglie sono stati martirizzati. Ma rimarrò paziente. Sopporterò il dolore e vendicherò il sangue dei martiri”, ha tuonato l’ayatollah, che ha atteso quattro giorni dalla sua nomina per lanciare un messaggio forte al popolo iraniano.

La chiusura dello Stretto di Hormuz deve rimanere uno strumento di pressione”, ha affermato Khamenei in uno dei passaggi salienti del suo intervento, lasciando intendere che l’Iran è intenzionato a non far passare “neanche una goccia di petrolio” dal Golfo, sfidando il presidente statunitense Donald Trump. La mossa ha già fatto schizzare il barile a oltre 100 dollari.

L’avvertimento ai Paesi del Golfo

L’ayatollah ha lanciato un monito esplicito ai Paesi della regione che ospitano basi militari statunitensi, intimandogli di chiuderle “immediatamente” o i raid continueranno. “La pretesa americana di garantire sicurezza e pace era solo una menzogna”, ha aggiunto Mojtaba, sottolineando che gli obiettivi dell’Iran sono solo quelle basi e non i Paesi del Golfo. La Repubblica islamica, ha assicurato, “non cerca di stabilire dominio o colonialismo nella regione ed è pienamente pronta a costruire unità e a intrattenere relazioni calde e sincere di reciproca amicizia con tutti i suoi Paesi vicini”.

Gli alleati e l’eredità spirituale

La Guida ha espresso “sincera gratitudine” ai movimenti del cosiddetto “Fronte della Resistenza”, citando uno dopo l’altro Hezbollah in Libano, gli Houthi nello Yemen e le milizie filo-iraniane in Iraq. Sono i “nostri migliori amici e parte integrante dei valori della Rivoluzione Islamica”, ha rimarcato.

Richiamata l’eredità del padre Ali Khamenei e del fondatore della Repubblica islamica, l’ayatollah Ruhollah Khomeini. “Prendere il loro posto è un compito molto difficile”, ha ammesso, parlando della “montagna di fermezza” costruita in decenni di gestione del potere da chi lo ha preceduto. L’uomo chiamato a tenere unita la Repubblica islamica in un momento difficilissimo, ha rivelato di aver appreso della sua nomina dalla televisione di Stato, “come tutti gli altri cittadini”.

La struttura di potere dell’Iran è salda

Dopo quasi due settimane di bombardamenti incessanti da parte di Stati Uniti e Israele, il regime iraniano non è sul punto di crollare. A sostenerlo è l’intelligence americana. Tre fonti a conoscenza dei dossier hanno riferito alla Reuters che i vertici iraniani sono sostanzialmente intatti e continuano a mantenere il controllo del Paese.

Una “moltitudine” di rapporti riservati convergerebbe sulla stessa tesi: il sistema di potere iraniano non apparein pericolo” e la leadership conserva la presa sulla popolazione, nonostante l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei. Alla stessa conclusione sono giunti anche in Israele. In colloqui riservati, dei funzionari israeliani hanno spiegato che non c’è alcuna garanzia che la guerra porti alla caduta del sistema di potere iraniano. Un flop per Trump e Netanyahu.

Gli attacchi in Iran e Israele

Un nuovo raid, il terzo in poche ore, ha colpito l’aeroporto internazionale di Erbil, il capoluogo del Kurdistan iracheno. In precedenza era stata presa di mira la base che ospita militari italiani. Per il ministro della Difesa Guido Crosetto si è trattato di un “attacco deliberato”.

Esplosioni sono state segnalate in Israele, sopra Gerusalemme, dopo che le Forze di difesa israeliane hanno rilevato il lancio di missili provenienti dal territorio iraniano.


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