Giappone, la benzina sfiora i 200 yen e anche Tokyo corre ai ripari
Anche in Giappone la pressione sui costi del carburante rischia di trasferirsi a cascata su tutta la filiera, alimentando ulteriormente l’inflazione.
L’aumento vertiginoso dei prezzi della benzina ha superato la soglia d’allarme. Con la benzina ormai vicina ai 200 yen al litro (circa 1,05 euro), il governo giapponese ha attivato misure d’emergenza per evitare un impatto destabilizzante su famiglie e imprese. La premier Sanae Takaichi ha annunciato l’attivazione di un fondo straordinario per sostenere i fornitori di petrolio, con l’obiettivo di riportare il prezzo alla pompa verso un livello considerato sostenibile, intorno ai 170 yen. L’intervento arriva in un contesto segnato dalle tensioni in Medio Oriente, che stanno comprimendo l’offerta globale di energia e spingendo al rialzo i costi di importazione.
Energia sotto pressione
La benzina è solo la punta dell’iceberg. L’impennata dei prezzi energetici sta generando un effetto domino su tutta l’economia. Le aziende di trasporto segnalano un aumento dei costi operativi, mentre la logistica interna registra ritardi e rincari che si riflettono sui prezzi finali dei beni. La crisi energetica sta inoltre riaccendendo il dibattito sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulla necessità di accelerare la transizione verso fonti alternative, tema che il governo ha già inserito tra le priorità strategiche.
Manifattura in difficoltà
La manifattura giapponese, pilastro storico dell’economia nazionale, è tra i settori più esposti. L’aumento dei costi energetici sta colpendo in particolare l’industria alimentare confezionata, costretta a ridurre i volumi o sospendere temporaneamente alcuni prodotti a causa dell’aumento dei costi di trasformazione. In sofferenza anche il comparto della chimica, dove l’energia rappresenta una quota significativa dei costi di produzione e del automotive, che risente sia dei costi energetici sia delle difficoltà logistiche nelle catene di fornitura. In diversi distretti industriali si registrano già rallentamenti delle linee produttive, mentre le aziende più energivore valutano piani di razionalizzazione temporanea.
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