Sarah Mullally, ex infermiera è la 106ª arcivescova di Canterbury
Tre colpi di bastone sul portale occidentale della cattedrale: con questo gesto rituale invariato da secoli, Sarah Mullally ha varcato mercoledì la soglia di Canterbury come 106ª arcivescova, prima donna in quattordici secoli di storia anglicana a sedere su quella cattedra. Nella navata circa duemila persone: il principe William e la principessa Catherine, il premier Keir Starmer e una delegazione vaticana guidata dal cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.
Il rito e il suo significato
Mullally si è presentata davanti alle porte chiuse ed è stata accolta dai bambini delle scuole locali che le chiedevano perché fosse lì. Risposta: essere inviata per servire e annunciare l’amore di Cristo. Vestita con paramenti oro intenso, ha preso posto su due scranni: il primo rappresenta il ruolo nella diocesi di Canterbury, il secondo la guida dell’intera Comunione anglicana mondiale, circa ottantacinque milioni di fedeli. Il fermaglio del piviale era plasmato sulla fibbia indossata negli anni da infermiera nel sistema sanitario pubblico: le proprie origini professionali, Mullally sceglie di portarle con sé fino all’altare. La cerimonia cadeva il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, e la nuova arcivescova ha richiamato esplicitamente nell’omelia il significato di quella data ben precisa.
Dall’oncologia alla cattedra di sant’Agostino
Nata a Woking nel 1962, Mullally ha lavorato per oltre trent’anni nel sistema sanitario britannico, raggiungendo nel 1999 il vertice della professione infermieristica in Inghilterra. Solo in seguito ha intrapreso gli studi teologici al St Augustine’s College, l’ordinazione diaconale nel 2001 e quella sacerdotale nel 2002. Nel 2015 la consacrazione episcopale come vescova di Crediton; nel 2018 la nomina a prima donna vescova di Londra. Oggi, a 63 anni, siede sulla cattedra di sant’Agostino. Nel sermone inaugurale ha riconosciuto che la giovane Sarah non avrebbe mai immaginato questo ministero. Ha pregato per la pace nei teatri di guerra – Medio Oriente, Ucraina, Sudan, Myanmar – e ha ribadito la necessità che la Chiesa sostenga concretamente chiunque abbia subito abusi.
Il post Welby
Il predecessore Justin Welby aveva annunciato le proprie dimissioni nel novembre 2024, lasciando l’incarico nel gennaio 2025, dopo che un’indagine aveva accertato omissioni sistematiche nella gestione di abusi sessuali risalenti agli anni Settanta e la mancata segnalazione alle autorità di quanto Welby stesso aveva appreso nel 2013. La designazione di Mullally è arrivata nell’ottobre 2025, l’elezione formale in dicembre, la conferma legale il 28 gennaio 2026 a Saint Paul di Londra.
Leone XIV e la lettera all’arcivescova Mullally
In queste ore Papa Leone XIV ha inviato (in attesa di incontrarla) una lettera personale all’arcivescova Mullally, consegnata dal cardinale Koch al termine di una celebrazione ecumenica nella stessa cattedrale. L’occasione commemorava il sessantesimo anniversario dell’incontro tra Paolo VI e l’arcivescovo Michael Ramsey a Roma nel 1966, da cui nacque la Commissione internazionale anglicano-cattolica.
Nel messaggio il Pontefice ha riconosciuto l’impegno che il nuovo ruolo comporta – definendolo arduo per le sue molteplici responsabilità verso la Comunione anglicana in un passaggio storico delicato – ribadendo che le divergenze tra le due Chiese non possono oscurare il legame battesimale che unisce cattolici e anglicani. Leone XIV ha auspicato che il cammino di confronto reciproco prosegua, perché solo attraverso di esso le due tradizioni cristiane possono attingere insieme alla grazia di Dio e offrirla al mondo. Richiamando una riflessione di papa Francesco rivolta ai Primati anglicani nel 2024, ha sottolineato che le divisioni interne al cristianesimo non devono mai affievolire la capacità comune di testimoniare il Vangelo. Mullally ha risposto per lettera, condividendo la stessa visione e indicando nel dialogo tra le Chiese sia una vocazione assolutamente irrinunciabile.
Divisioni e aperture nella Comunione anglicana
La nomina non ha trovato consenso unanime. La Global Fellowship of Confessing Anglicans, coalizione conservatrice di chiese africane e asiatiche, aveva duramente contestato la scelta. Dopo aver prospettato la creazione di una guida alternativa, ha ripiegato su un consiglio interno, scongiurando la frattura formale. Emily Onyango, prima vescova anglicana del Kenya, ha letto nell’elezione un segnale di maggiore giustizia nella Chiesa; Thabo Makgoba, arcivescovo di Città del Capo, ha parlato di evento che rallegra tutta la Comunione. La Chiesa d’Inghilterra aveva aperto il sacerdozio alle donne nel 1994 e il vescovato nel 2015. Alcune chiese della Comunione, come quella statunitense, vi erano giunte già nel 1989.
Mullally ha dichiarato di voler essere arcivescova di tutti: la sua responsabilità non consiste solo nel primato storico, ma dovrà adempiere ad un compito pastorale quotidiano.
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