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Politica

L’Eclissi della Volontà: Manifesto per una Destra dell’Essere

Un manifesto per la Destra liberale: oltre lo schiamazzo della Sinistra, il rigore di Einaudi e Rosmini per un’Italia che non chiede più il permesso di esistere

di Anna Tortora -


C’è un vizio di forma che paralizza la Destra italiana, un riflesso condizionato che la spinge a guardare verso i banchi dell’opposizione prima di azionare la leva del comando. È il timore reverenziale verso un avversario che ha sostituito il pensiero con l’urlo e la politica con la morale da marciapiede. È tempo di spezzare questa catena: la Destra non esiste per mendicare un consenso dalla Sinistra, esiste per affermare una visione del mondo autonoma, rigorosa, libera e fiera.

La Lezione di Versailles e lo Spirito del 1789

Dobbiamo tornare agli Stati Generali per ritrovare la nostra postura. A Destra non sedevano i timidi, ma coloro che custodivano il principio di realtà contro l’astrazione giacobina. Quegli uomini non cercavano il dialogo con chi voleva radere al suolo la civiltà per sostituirla con l’utopia: essi, semplicemente, erano liberi. Esercitavano il diritto di rappresentare l’ordine, la proprietà e la tradizione con la consapevolezza che la stabilità dello Stato valeva più del plauso rumoroso della piazza.
La natura della Sinistra è rimasta la stessa da allora: la vocazione al disordine. È nel suo DNA lo schiamazzo, la discesa nelle strade, la pretesa di un’egemonia morale che si nutre di rumore e distruzione. Ma è una furia cieca che divora se stessa: lo stesso Robespierre, l’architetto del Terrore che sognava di purificare il mondo con la lama, finì lui stesso sotto quella lama. Chi vive di ghigliottina, mediatica o fisica, finisce vittima del proprio fanatismo. La Sinistra distrugge perché non sa costruire; urla perché non sa ragionare; scende in piazza perché ha perso il contatto con la realtà del lavoro e della responsabilità.

I Pilastri della Libertà: Einaudi, Gioberti, Rosmini

Se vogliamo una “Destra vera”, dobbiamo smettere di inseguire i totem del progressismo e tornare ai nostri maestri. Una Destra che sia un conservatorismo liberale autentico: conservatrice nei valori che reggono la società, liberale nei metodi che garantiscono la prosperità.
Ecco alcuni esempi.

Luigi Einaudi ci ha insegnato il rigore del bilancio come forma suprema di moralità. Per un einaudiano, la spesa pubblica assistenzialista è un furto al futuro e alla libertà dei cittadini.
Vincenzo Gioberti ci ricorda che l’Italia ha una missione civile radicata nel suo primato morale. Una Destra degna di questo nome non si scusa per la propria identità, la rivendica come motore di modernità.
Antonio Rosmini pone l’individuo e la sua proprietà come limite invalicabile al potere dello Stato. La libertà della Destra è questa: il diritto di ogni cittadino di essere padrone del proprio destino, senza che uno Stato “padre” o una piazza urlante gli dicano come vivere.

La Sinistra dirà sempre di sì: le dispiace

Inutile cercare la “riforma condivisa” con chi ha come unico obiettivo il sabotaggio del merito. La Sinistra dirà sempre di sì: le dispiace. Le dispiacerà ogni volta che la libertà economica prevarrà sulla burocrazia, ogni volta che la responsabilità individuale umilierà il vittimismo sociale, ogni volta che la Giustizia tornerà a essere un servizio e non una clava ideologica. Il suo “dispiacere” non è un parametro politico, è un rumore di fondo che va ignorato con aristocratica fermezza. Lo schiamazzo della piazza è il rantolo di un mondo che muore e che tenta disperatamente di trascinare con sé chi ha il coraggio di guardare avanti.

Il Dovere dell’Imposizione Ideale

Una Destra storica e liberale non “subisce” la storia: la scrive. Non si tratta di mediare con il caos, ma di imporre l’ordine della libertà. Basta con la sindrome dell’eterno esaminando davanti a una commissione di “sinistri” che non hanno titoli per giudicare, avendo fallito ogni singolo esperimento sociale della storia moderna.

Abbiamo i nostri padri, i nostri filosofi, la nostra dignità. Abbiamo la realtà dalla nostra parte. È ora di governare con lo sguardo rivolto al sole del mattino e le spalle voltate, con olimpico distacco, al chiasso della strada e alle ceneri di chi sa solo distruggere.

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