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Economia

La guerra (non) è finita, altro che Stabilità l’Ue rischia di appendersi al Patto di Stupidità

Con la tregua non scompaiono i problemi e Bruxelles dovrebbe smetterla di infliggersene da sola

di Giovanni Vasso -


Patto di stabilità o di stupidità? Carlo Cipolla è stato tra i più importanti economisti che l’Europa del secolo scorso abbia mai potuto apprezzare. Peccato, però, che a Bruxelles non frequentino troppo la sua opera. Non era certo un tipo borioso, Cipolla. E, anzi, era uno studioso rigoroso. Tanto da redigere le cinque leggi della stupidità. Ecco, piuttosto che impiccarsi ai paletti ragionieristici e alle procedure burocratiche da attivare, la Commissione (e i suoi ineffabili portavoce) farebbero meglio a ripassarle. Per evitare di (continuare) a fare figure barbine, per esorcizzare il rischio che diventi un Patto di Stupidità piuttosto che di Stabilità.

Un patto di Stupidità?

Con la tregua in Iran, l’Europa tira un sospiro di sollievo. Lo Stretto di Hormuz si riapre, le merci possono tornare a transitare, le Borse festeggiano, il petrolio e il gas rientrano a quote più normali. Tutto va bene, verrebbe da dire, a madama la marchesa (anzi la contessa) Von der Leyen. In realtà, non c’è proprio niente da festeggiare. O meglio, da celebrare c’è una tregua fragilissima che dà una speranza alla pace. Ma l’Europa non può credere che, magicamente, sia tutto tornato alla normalità. Perché non è andata né andrà così. La gioia è contagiosa, suffragata da numeri importanti. Milano ha guadagnato il 3,70%, Francoforte il 5,13%, Londra il 2,52%, Parigi il 4,49%, Madrid il 3,90%. Il petrolio è sceso sotto ai 95 dollari al barile, il gas è piombato a 44 euro al megawattora. Le percentuali sono lusinghiere: il brent perde il 13% in un giorno solo, il gnl è calato del 17%. Mai così giù dai tempi del Covid.

La speculazione soffia, i prezzi non caleranno presto

A testimonianza del fatto che la speculazione internazionale ha soffiato a pieni polmoni. Ma in entrambi i casi, i costi restano ben sopra i livelli precedenti alla crisi. E, di sicuro, i cittadini non ne sentiranno a breve gli effetti dal momento che i prezzi schizzano come razzi e calano come piume, secondo apposita legge sancita a Oxford a beneficio delle aziende più scafate. Legge, beninteso, che il ministro all’Industria Adolfo Urso ha tentato di scardinare imponendo alla rete di carburanti di far calare fin da subito gli importi. Se la tregua reggerà, cederanno. Ma se dovesse accadere qualcosa, l’Europa dell’immobilismo finirebbe per sprofondare. In un Patto di Stupidità.

In Medio Oriente la conta dei danni

L’entusiasmo dei mercati porta a dimenticare che la tregua non celebra nulla ma, semmai, serve alla conta dei danni. E in Qatar, così come nel resto del Medio Oriente, ce ne sono stati tanti. Con questa aggressività della speculazione internazionale, basteranno altri piccoli intoppi alle catene per far schizzare i prezzi. Insomma, gli scenari sono all’insegna dell’imprevedibilità dal momento che troppi impianti vanno rimessi in sesto. Bruxelles ha ammesso di importare da Hormuz il 40% dei carburanti per aerei, e solo l’8,5% del gnl e il 7% di petrolio. E allora, ci sarebbe da chiedersi, perché abbiamo rischiato, e lo spettro ancora c’è in troppi Stati membri, il razionamento? E, soprattutto, perché la Commissione ci ha tenuto così grandemente a difendere l’intangibilità del Patto di stabilità?

Bruxelles non molla

Ieri mattina, dopo che la notizia della tregua aveva già raggiunto ogni angolo del mondo, il vicepresidente Stephane Séjournée, con il sollievo di chi sa di parlare solo per assurdo, ha ribadito che “In tutti i casi di emergenza, la Commissione ha sempre la flessibilità necessaria. Se questa crisi dovesse diventare una crisi sistemica e non ciclica, se lo Stretto di Hormuz non si riaprisse, se la guerra durasse, probabilmente entreremmo in soluzioni eccezionali”. Ma ha pure aggiunto che “per ora non è così”. Giorgetti è servito, di nuovo. Il guaio è che non bastano gli annunci su X, anzi su Truth, a rimettere in sesto le economie e i problemi dei Paesi. I danni ci sono, eccome. La fissazione, dice il saggio, è peggio della malattia. E peggio di questa c’è solo la stupidità, ecco perché a Bruxelles dovrebbero studiare Cipolla. Più che alla Stabilità, sembra che il Patto si possa intitolare più degnamente alla Stupidità.

“Armi sì, aiuti alle famiglie no?”

“Oggi il patto di stabilità può essere derogato per comprare armi. Noi chiediamo semplicemente che possa essere derogato per comprare armi, se uno le vuole comprare, e per aiutare le imprese e le famiglie sul riscaldamento, sul gasolio e sulla luce e sul gas”, ha spiegato Matteo Salvini. E Iddio non voglia che, da Bruxelles a Francoforte, gli esimi banchieri centrali confermino la volontà di alzare, adesso sì senza alcun motivo, i tassi di interesse aggravando il costo del denaro e infliggendo, in nome della volontà di potenza (sul dollaro che anela la debolezza…) e dell’impostazione ideologico-rigorista, il colpo di grazia a quanto rimane della competitività e della economia europea. Lo sforzo, ora, è di pensare e di uscire dal circolo vizioso. Sì al Patto ma con realismo, sì alla stabilità e no, decisamente, alla stupidità.


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