L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Primo Piano

C’è vita dopo le ferie

Dopo le vacanze, il rientro è sempre pesante. Come sconfiggere la tristezza in poche e semplici mosse

di Giovanni Vasso -


Sindrome da rientro. A costo di sfondare ogni retorica, a costo di citare il già abusatissimo refrain dei Righeira. Sì, anche stavolta l’estate sta finendo. Sì, l’anno se ne va. Intanto, però, piuttosto che diventare grandi, ci sentiamo sempre più piccoli travolti dai problemi di cui, con frequenza quotidiana, ci informa la tv e ci rende edotti, tra gli strilli dei bot e le intemerate dei profili falsi, l’insostenibile mondo dei social. Intanto, siam tornati dalle vacanze. A casa ci aspettano gli ultimi scampoli di caldo asfissiante e un autunno che si preannuncia caldo, anzi caldissimo, su vari fronti. E la tristezza si fa, lentamente ma irrefrenabilmente, spazio nei nostri cuori.

Cosa è la sindrome da rientro

No, non è un problema da gente viziata. No, non è questione di essere incontentabili, di sognare troppo in grande. Non c’è niente di cui incolparsi. Né da incolpare l’universo mondo. Si sa, viviamo in una valle di lacrime. E la vita è già quella che è per complicarsela ulteriormente cedendo all’autoafflizione. Il rientro dalle vacanze, per moltissimi italiani, non è mai facile. Chiamatela nostalgia, chiamatela frustrazione o, come fanno quelli che la sanno lunga, “sindrome da rientro”. Il senso della questione non cambia. I segnali, ci insegnano i saggi, sono per chi sa intenderli. Il disagio che possiamo provare quando le ferie finiscono ci vogliono dire qualcosa. Innanzitutto, ci consigliano di non buttarci a capofitto nello stress e nel tran-tran quotidiano che ci sfinisce. E, per prima cosa, stiamo attenti agli eventuali sintomi del problema.

LEGGI TUTTE LE NEWS DI ATTUALITA’

Non è un destino irreversibile

Possono essere anche fisici. La tristezza, lo spleen per citare Baudelaire, e cioè quel senso di smarrimento e di depressione totale e invincibile, di lontananza dal reale e di rifiuto di ciò che ci circonda. Si accompagna, spesso, a mal di testa, irritabilità e può persino causare piccoli problemi di natura gastrica o intestinale. Prima di ricorrere ai farmaci, che pure aiutano e vanno assunti, sotto supervisione medica, nel caso in cui i malesseri fisici siano effettivamente insopportabili, c’è qualche consiglio che si può ascoltare e mettere in pratica con profitto. In prima battuta: evitare di rientrare immediatamente al lavoro o alle fatiche quotidiane.

Questione di routine

Abbiamo cambiato la nostra routine, in vacanza. Ce ne siamo concessa una che ci piace di più. Non sarà di certo una festa se, di punto in bianco, passiamo dalla dolce brezza marina al tramonto all’ufficio minimalista col collega suscettibile perché ha passato l’estate al lavoro e ci guarda con un po’ di invidia. Chi non può evitare di rientrare immediatamente al quotidiano, può tentare di cambiare un po’ le sue giornate. Concedersi un hobby, indulgere a una passione anche per pochi minuti al giorno. A volte basta mezz’ora, se non meno, per trasformare la propria giornata da nera a sorridente. Un consiglio che tanti esperti, e psicologi, ripetono in continuazione è quello di riprendere contatto con il proprio fisico.

Mens sana in corpore sano

Non è per caso se i nostri padri romani ci hanno trasmesso l’insegnamento del mens sana in corpore sano. L’attività è un toccasana per la mente. Basta, anche in questo caso, poco per riprendersi dalla tristezza post-vacanze. Non c’è bisogno di strafare, né di scalare montagne e neppure di correre ultramaratone. Un po’ di ginnastica dolce, preferibilmente fuori casa. Persino una passeggiata, quella per completare i canonici “diecimila passi” per far stare bene il cuore, può andare benissimo. Oltre al sistema cardiocircolatorio, ci farà bene anche all’umore.

LEGGI TUTTE LE NEWS DI SALUTE

Teniamoci in contatto (sul serio, però)

Un’altra importante indicazione che forniscono gli esperti riguarda il mantenere le relazioni con le persone che, magari, abbiamo conosciuto o frequentiamo in vacanza. Si fa amicizia, spesso, durante le ferie. Gli incontri, in estate, possono durare per una vita intera. Tutti siamo passati dal primo amore che, poi, s’è perso tra le cartoline. Ricordate la canzone di Renato Zero? “Mi scrivo, tu mi scrivi: poi torna tutto come prima”. Ecco, dobbiamo evitarlo. E non è per forza il flirt estivo, il rapporto da coltivare. Ritrovarsi a parlare con persone gradevoli, con cui abbiamo condiviso momenti belli e spensierati, ci farà anche inconsciamente tornare a quella bella sensazione vissuta durante le vacanze. Naturalmente, vale anche per i rapporti amicali e le frequentazioni di tutti i giorni. Riallacciare i contatti, coltivarli: vivere, insomma, una comunità per evitare di lasciarsi ghermire dal nemico silenzioso che ci fa più male di tutti.

La solitudine è il vero nemico

E cioè la solitudine, sorella dell’ozio, madre di ogni tristezza. E chi si ritrova, davvero, solo? Magari i parenti, i figli, gli amici sono tutti altrove e, come cantava Adriano Celentano, non c’è “neanche un prete per chiacchierar”? Ecco, in questo caso bisogna, a maggior ragione, uscire di casa (non nelle ore più calde, per carità, altrimenti chi li sente quelli di Studio Aperto) e iniziare a incontrare gente. Reale, in carne e ossa. Meglio, sicuramente, dei surrogati digitali e virtuali. Che, in quanto surrogati, non restituiscono altro che un’esperienza ridotta dell’originale. Chi scambierebbe un buon caffè di arabica con una tazza di cicorione pretendendo che sia la stessa cosa?

Non esitare a rivolgersi a chi di queste cose se ne intende

Attenzione, infine, ai segnali. Ognuno di noi sa, davvero, cosa gli succede dentro. E la sindrome da rientro delle vacanze può nascondere, nei casi più gravi, delle problematiche di natura psicologica. Che vanno curate. Per farlo, però, bisogna prima di tutto riconoscere di avere un problema e non aver alcuna vergogna ad ammetterlo. Innanzitutto a se stessi. I pazzi, quelli veri, sono altri e stanno altrove. Tutti possiamo avere un momento di difficoltà e chiedere aiuto non è un’ammissione di debolezza. Semmai è un atto d’amore nei confronti di chi amiamo, di chi ci sta intorno e non vuole, di certo, vederci soffrire.


Torna alle notizie in home