I Cc sulle piste di Gomes: e se lo arrestano in Africa?
L'uomo di fiducia di Valter Lavitola si sarebbe spostato in Zimbabwe
Il giornalista Sigfrido Ranucci con Gomes Clesio Tavares e Valter Lavitola in una foto del 2022
I carabinieri di Roma sulle piste di Gomes Tavares in Africa. L’arresto di Valter Lavitola, eseguito il 10 agosto scorso dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato dinamitardo contro il Sigfrido Ranucci, ha segnato una svolta fondamentale nelle indagini coordinate dal procuratore Francesco Lo Voi e dal pubblico ministero della Dda Edoardo De Santis.
I carabinieri di Roma sulle piste di Gomes
Tuttavia, per l’organo inquirente capitolino, il mosaico delle responsabilità sul gravissimo fatto di reato aggravato da metodo mafioso resta privo di un tassello cruciale. Manca la cattura di Gomes Clesio Tavares, ritenuto il factotum di Lavitola e l’intermediario logistico con gli esecutori materiali.
Mentre Lavitola si trova ristretto nel carcere di Rebibbia, le tracce del suo intermediario portano dritto all’estero.
Dov’è Gomes?
Gomes, inizialmente localizzato in Camerun. I militari di Roma hanno perquisito la sua abitazione nel Napoletano, ascoltando la compagna come persona informata sui fatt. Ma Tavares si sarebbe recentemente spostato.
In una recente intervista rilasciata dall’estero a Libero, infatti, l’indagato avrebbe ammesso di essersi trasferito nello Zimbabwe.
L’obiettivo della Procura di Roma e dei carabinieri è ormai cristallizzato: ottenere l’arresto e il rientro in Italia del fuggitivo, pianificando un’operazione coordinata con le forze dell’ordine locali.
Quali sono gli effetti delle norme se Tavares venisse fermato nello Zimbabwe?
Trattandosi di uno Stato con cui l’Italia non ha un trattato bilaterale di estradizione attivo, la cooperazione giudiziaria deve muoversi su binari differenti da quelli della routine euro-unitaria.
In base all’articolo 696 del Codice di procedura penale, la norma opera con valore suppletivo e sussidiario rispetto alle convenzioni internazionali e al diritto internazionale generale.
E se lo arrestassero?
Nel caso in cui Tavares venisse individuato, lo strumento processuale primario a disposizione dello Stato italiano è l’estradizione attiva .
Su iniziativa del ministro della Giustizia, o su richiesta del Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Roma, l’Italia può formalizzare la domanda estradizionale allo Zimbabwe invocando il principio di reciprocità.
Inoltre, per scongiurare il pericolo di fuga durante i tempi tecnici di trasmissione diplomatica del dossier, l’articolo 720, comma 5 del Cpp consente di richiedere preventivamente lo status di arresto provvisorio dello straniero.
Se l’estradizione attiva andasse a buon fine, l’Italia sarebbe vincolata dall’articolo 721 Cpp al principio di specialità. E potrebbe limitare la libertà personale di Tavares esclusivamente per il reato per cui è stata concessa la consegna. Ovvero la strage aggravata da metodo mafioso per l’attentato a Ranucci.
Tuttavia, l’estradizione in assenza di trattato è storicamente caratterizzata da tempi lunghi, ampi margini di discrezionalità e complesse valutazioni politiche.
È qui che si inserisce il possibile retroscena investigativo. La Procura e i carabinieri potrebbero percorrere una strada più rapida ed efficace, ampiamente consolidata nella prassi internazionale sotto il nome di “estradizione mascherata”.
Cosa succederebbe?
L’Italia potrebbe segnalare alle autorità dello Zimbabwe (anche tramite canali Interpol) che Tavares è destinatario di un provvedimento restrittivo in carcere e che il suo passaporto è stato revocato.
Lo Stato ospitante potrebbe a quel punto dichiararlo “straniero inammissibile” o irregolare.
Senza bisogno di avviare un lungo iter giudiziario, le forze dell’ordine locali dello Zimbabwe potrebbero semplicemente disporne l’espulsione e l’accompagnamento coattivo su un volo di linea.
All’arrivo allo scalo di destinazione, le forze dell’ordine del nostro Paese lo prenderebbero direttamente in custodia, bypassando ogni filtro difensivo e garantendo l’immediata esecuzione della misura cautelare emessa dal Gip di Roma.
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